Home Centro studi Studi e ricerche resto del mondo Inapp. Lo smart working piace agli italiani. Con qualche ma….

Inapp. Lo smart working piace agli italiani. Con qualche ma….

A sottolinearlo ilย rapporto Inapp 2022, realizzato su un campione di 45 mila lavoratori tra i 18 e i 74 anni. Dalle interviste emerge che il 46% di loro continuerebbe a lavorare da remoto almeno un giorno a settimana, anche dopo lโ€™emergenza sanitaria.

โ€œLo โ€œsmart workingโ€, cioรจ quella profonda ristrutturazione dei processi produttivi alimentata dalle nuove tecnologie informatiche e digitali, contempla quote di attivitร  lavorativa svolte al di fuori degli spazi fisici dellโ€™azienda โ€“ spiega Sebastiano Fadda, presidente Inappย โ€“ Non sappiamo quale sia lโ€™atteggiamento dei lavoratori verso tutti i molteplici aspetti che costituiscono la modalitร  dello โ€œsmart workingโ€, ma sappiamo da questa indagine quale sia lโ€™atteggiamento dei lavoratori nei confronti del lavoro โ€œda remotoโ€ cosรฌ come รจ andato configurandosi sotto la frustata della pandemia. Nel complesso la valutazione dei lavoratori รจ positiva, anche se si manifestano alcune criticitร  in relazione ad alcuni aspetti, come ad esempio il problema della disconnessione e dei costi delle utenze domestiche. Da ciรฒ si desume che esiste una base per passare dal semplice lavoro da remoto emergenziale a nuovi modelli di organizzazione del lavoro associati a innovative reingegnerizzazioni dei processi produttivi, ma che bisogna adoperarsi per risolvere le criticitร โ€.

โ€œEโ€™ evidente โ€“ prosegue Fadda โ€“ che possibilitร  e modalitร  di lavoro da remoto variano a seconda della configurazione che lo โ€œsmart workingโ€ puรฒ assumere nelle aziende di diversa dimensione, di diverso settore e di diversa โ€œintensitร  tecnologicaโ€; di conseguenza non ci possono essere modalitร  o percentuali fissate a priori. Occorre un quadro di regole-base e poi flessibilitร  per definire attraverso la contrattazione le modalitร  che meglio garantiscono la produttivitร  delle aziende e il benessere dei lavoratoriโ€..

Alcuni dati

Prima della pandemia 2.458.210 occupati (pari allโ€™11%) lavoravano da remoto. Nel 2021 i lavoratori agili sono saliti a 7.262.999 (e la quota sul totale degli occupati รจ balzata al 32,5%). Il 46% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere la propria attivitร  in modo agile almeno un giorno e quasi 1 su 4 tre o piรน giorni a settimana.

Guardando alla distribuzione dei giorni lavorati da remoto nel 2021, si osserva che quasi il 50% era impegnato in modalitร  agile da 3 a 5 giorni a settimana e solo lโ€™11,6% per un solo giorno. Gran parte del lavoro da remoto si รจ realizzato su base fiduciaria: solo per il 16,5% รจ stato frutto di un accordo collettivo e per il 14,3% di un accordo individuale; per quasi il 37% dei lavoratori da remoto non cโ€™รจ stata, invece, alcuna formalizzazione.

Molteplici sono state le modalitร  organizzative introdotte per agevolare e sostenere il lavoro da remoto. Sia nel pubblico (71,5%) che nel privato (64,4%) sono state attivate soprattutto piattaforme digitali per lo svolgimento delle riunioni a distanza; il 62,1% delle aziende private e il 41,9% della PA ha fornito dispositivi informatici ai lavoratori e alle lavoratrici. Lโ€™attivazione di protocolli di sicurezza informatica ha interessato oltre il 56% dei datori di lavoro. Inoltre, nel settore privato sono state messe in campo varie azioni volte, non solo a consentire lo svolgimento del lavoro agile nellโ€™immediato, ma anche ad armonizzare le condizioni attuali con le prospettive future, investendo in formazione (46,8%), fornendo attrezzature ergonomiche (25,7%) ed erogando un contributo (22,2%) ai dipendenti.

In merito al tema del rischio di connessione continua il settore privato appare piรน virtuoso, con il 65% dei lavoratori del comparto che dichiara di poter scegliere in modo autonomo quando disconnettersi contro il 50,1% di quelli del pubblico. Per quanto attiene invece alla connessioneย any-time,ย a fronte di un dato complessivo del 32,8%, nel pubblico la quota scende al 26,9%, mentre nel privato sale al 34,5%.ย  In merito alla possibilitร  di fare brevi pause, una quota particolarmente elevata (78,2%) non manifesta criticitร , ma oltre il 49% dichiara di potersi disconnettere solo per la pausa pranzo.

Il 55% dei lavoratori esprime un giudizio positivo sullโ€™esperienza complessiva di lavoro da remoto, ma su alcune specifiche questioni le valutazioni sembrano evidenziare criticitร : quasi il 64% ritiene che il lavoro da remoto generi isolamento e circa il 60% che non aiuti nei rapporti con i colleghi; in piรน, per oltre il 60% risulta problematico lโ€™aumento dei costi delle utenze domestiche. Al contrario รจ decisamente positiva la valutazione sulla libertร  di organizzare il lavoro e gestire gli impegni familiari. Oggi la metร  delle professioni qualificate puรฒ erogare oltre il 50% della prestazione da remoto a fronte di un decimo delle professioni non qualificate. Questa segmentazione รจ frutto della natura della prestazione e di una cultura organizzativa che deve essere aggiornata alla luce dellโ€™esperienza del lavoro agile.

Infine, qualora il lavoro agile entrasse a regime, si aprirebbero nuove prospettive sul futuro delle cittร  e dei territori. Dallo studio emerge, infatti, che oltre 1/3 degli occupati si sposterebbe in un piccolo centro; 4 persone su 10 invece si trasferirebbero in un luogo isolato a contatto con la natura. Inoltre, pur di lavorare da remoto 1 lavoratore su 5 accetterebbe una eventuale penalizzazione nella retribuzione, segno che un ipotetico miglioramento nella qualitร  della vita presenta un valore aldilร  di quello economico.

 

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