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Cosa voglio gli italiani dal lavoro? Reddito, formazione e rispetto vita privata

Dopo la pandemia, gli italiani hanno voglia di cambiamento. A partire dal lavoro, che deve essere piรน compatibile con le esigenze di vita personale e piรน appagante sotto il profilo professionale ed economico. E’ quanto emerge dallโ€™indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro dal titolo โ€œItaliani e lavoro nellโ€™anno della transizioneโ€, condotta in collaborazione con SWG.

Ma non solo. Piรน della metร  dei lavoratori del Belpaese (55%) vuole cambiare lavoro, perchรฉ insoddisfatto dellโ€™occupazione attuale e il 15% รจ alla ricerca di una nuova occupazione. Salari bassi e scarsa crescita professionale alla base dellโ€™insoddisfazione. Ma anche la ricerca di un maggior benessere personale.

E non รจ un caso che ad essere promosso a pieni voti (oltre l’84%) รจ lo smart working che ben permette, secondo gli intervistati, di conciliare lavoro e vita privata.

โ€œRivoluzione tecnologica e smart working โ€“ affermaย Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dellโ€™Ordine dei Consulenti del Lavoro โ€“ stanno cambiando i modelli organizzativi e definendo un nuovo approccio verso il lavoro. Lo smart working รจ una modalitร  che ben concilia il lavoro con la vita privata, ma va ben strutturato perchรฉ diventi unโ€™opportunitร  per il futuroโ€.

Le evidenze

A pesare sulla decisione di voler voltare pagina lโ€™insoddisfazione (38,7%) e la voglia di novitร  (35,4%) piuttosto che la necessitร  dovuta alla scadenza del contratto (9,8%) o alla paura di perdere il lavoro (11,8%).

Salari bassi (31,9%) e scarse opportunitร  di carriera (40,9%) alla base dellโ€™insoddisfazione. Ma non รจ solo il miglioramento retributivo e professionale a spingere al cambiamento.

Il 49% degli italiani indica tra i requisiti irrinunciabili della nuova occupazione un maggiore equilibrio personale, livelli minori di stress e piรน tempo da dedicare a sรฉ stessi. Il benessere individuale, complice anche i due anni di pandemia, รจ lโ€™obiettivo soprattutto di under 35 e 35-44enni, prioritario rispetto allo stesso miglioramento economico.

Lo smart working ha giocato un ruolo decisivo in tal senso. Se nel 2021 gli stessi
lavoratori da casa fornivano un giudizio ambivalente, evidenziando le criticitร  connesse al lavoro da remoto, nel 2022 ben lโ€™84,2% dei lavoratori โ€œagiliโ€ promuove a pieni voti questo modello, perchรฉ concilia lavoro e vita privata. Il 31,8% degli italiani non accetterebbe di tornare a lavorare in presenza, il 16,9% cambierebbe lavoro e il 9,3% potrebbe addirittura licenziarsi.

Un modello, dunque, che si consolida e che cambia non solo il lavoro, ma anche la cultura sottostante. Il 50,2% dei lavoratori dipendenti preferirebbe, infatti, essere valutato sui risultati piuttosto che sullโ€™orario di lavoro.

La pandemia ha innescato una forte accelerazione tecnologica, โ€œcostringendoโ€ anche i lavoratori piรน resistenti a fare i conti con le nuove modalitร . Il 61% degli intervistati afferma che la rivoluzione tecnologica ha cambiato il lavoro; una percentuale minoritaria (13,9%) invece la boccia, perchรฉ ha reso il lavoro piรน complicato (14,6%) e disumano (11,1%), con la perdita di valore delle persone e delle relazioni. Ma i mali del lavoro non derivano solo dalle condizioni economiche.

Dopo gli stipendi troppo bassi (56,7%) e la tassazione elevata (43,9%), รจ la scarsa meritocrazia del sistema (33%) lโ€™altra criticitร : tema avvertito con maggiore urgenza rispetto a quello della precarietร , soprattutto dai giovani.

Lโ€™idea del โ€œposto fissoโ€ perde dunque appeal. Per quanto un lavoro sicuro resti un obiettivo irrinunciabile per chi sta cercando una nuova occupazione (25,3%),ย  lโ€™assenza di meritocrazia limita ancor di piรน i pochi spazi di crescita esistenti. โ€œ

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