Il gender e age pay gap è una realtà. Anche per l’Inps

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La disuguaglianza salariale negli ultimi 30 anni è aumentata: lo dicono i dati di Visitinps presentati martedì scorso a Palazzo Wedekind dai ricercatori della Direzione centrale Studi e Ricerche INPS.

Dal 1985 al 2018, il reddito reale del 10% più ricco dei lavoratori è aumentato, mentre quello del 10% più povero è ulteriormente diminuito. Per entrambi gli indicatori c’è stata una crescita fino agli anni ’90, proseguita, seppur più lentamente, per i lavoratori più ricchi.

Al contrario, per i più poveri c’è stata una battuta d’arresto e un declino dopo la crisi del 2008.

E per le donne? Circa la metà sono impegnate in contratti part- time. Pur essendo diminuito rispetto agli anni ’80, il gender pay gap si attesta ancora intorno al 33.8%, per il 25% causato dal fatto che le donne sono prevalentemente impiegate nei settori meno remunerativi.

Le donne hanno inoltre il 3% in meno di probabilità di spostarsi in imprese che pagano meglio. Colpisce poi il dato sul ‘top 0.1%’, ossia sui lavoratori che percepiscono i redditi più alti in assoluto: in gender pay gap in questa categoria arriva al 60%.

Sul fronte giovani nulla di nuovo sotto il sole. Dal 1985 al 2018 è aumentato del 20% il divario tra il reddito di un lavoratore giovane e di un lavoratore anziano (dal 120% al 140%), sia perché oggi si entra in azienda partendo da posizioni peggiori rispetto a quelle di 30 anni fa sia perché si fa più fatica a salire: la maggior parte dei giovani in azienda sono infatti apprendisti, mentre tra gli over 55 prevalgono i manager.

I materiali possono essere scaricati cliccando su Portale Inps – INPS-Il workshop sulla disuguaglianza salariale in Italia: i dati dell’INPS

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