Welfare innovativo, strumento indispensabile per il sostegno alle fragilità

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Di Vincenzo Pappa Monteforte *

L’8 marzo 2024, a Roma, nei saloni di Palazzo Wedekind, si è tenuto il convegno organizzato dalla Cassa Nazionale del Notariato e dalla Fondazione, dedicato a “Inverno demografico e sostenibilità dei sistemi pensionistici: l’importanza della cultura previdenziale”.

Nell’intervenuto introduttivo, ho ricordato quanto nel nostro Paese tematiche di grandissima importanza, quali cultura finanziaria e previdenziale, abbiano scarso appeal.

Proprio da questa premessa, meritevole di ben altri approfondimenti, bisogna partire per continuare quel percorso formativo – oggettivamente complesso – che il notariato ha cominciato diversi anni or sono.

Si è parlato di previdenza, declinandola sia in termini generali, sia con uno sguardo rivolto alle libere professioni ordinistiche.

Tutto ciò nella consapevolezza dell’insufficienza delle risorse rispetto alle esigenze.

Il dibattito ha evidenziato che la diffusione della cultura in argomento si presenta come uno strumento indispensabile a far intendere l’importanza di un welfare innovativo, capace di sostenere – attraverso politiche attive – chi opera in una condizione di “fragilità”.

Ciò non è, però, possibile senza lo studio, lo sviluppo, l’insegnamento, la formazione e la comunicazione delle tematiche proprie del sistema delle c.d. assicurazioni sociali, obbligatorie e facoltative.

Centrale rimane il precetto espresso dall’articolo 38 della Carta costituzionale: “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi e istituti predisposti o integrati dallo Stato”.

Bisogna essere capaci – è stato osservato dagli interventori – di gestire il cambiamento in atto, evitando di esserne travolti e provare a declinare, tutti assieme, per limitarsi al contesto notarile, una figura di pubblico ufficiale al passo con i tempi, trasformando i rischi in opportunità.

La coesistenza, nel panorama della previdenza obbligatoria o di primo pilastro, dell’INPS, che assicura la maggior parte dei lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico, con le Casse di previdenza e di assistenza dei liberi professionisti – originariamente caratterizzate dalla natura pubblica, ma trasformate dal Decreto legislativo 30 giugno 1994 n. 509, in enti con personalità giuridica di diritto privato, pur mantenendo la finalità pubblica – deve essere letta come un’occasione straordinaria per la crescita ed il benessere del Paese.

Non dimenticando l’importanza della previdenza c.d. integrativa – le cui opportunità sono estremamente significative se sol si pensa alla volontarietà, alla flessibilità, alle garanzie di rendimento ed alla non esclusività – che esprime, al momento, percentuali di adesione estremamente ridotte.

Aumento della durata della vita media e naturale invecchiamento della popolazione (c.d. inverno demografico), crisi delle libere professioni con riduzione del gettito contributivo, prepensionamenti, carenza della sanità pubblica e delle prestazioni erogate (l’Inps ha un saldo passivo nel 2022 per prestazioni assistenziali di 143 miliardi di euro) provano l’attualità dei valori fondanti del sistema notariato incentrato sulla solidarietà, sulla mutualità, sul patto generazionale e la tutela dei soggetti deboli.

Ma non basta! Così come insufficiente si mostra la mera gestione oculata delle risorse disponibili e la stessa – tanto auspicata e promessa dalla politica – rivisitazione della tassazione dei “proventi”, con riduzione dell’aliquota fiscale applicata alle Casse di previdenza.

Improcrastinabile risulta essere il richiamo alle ultime generazioni, per la costruzione di una cultura adeguata, alla base di un confronto volto alla valorizzazione dei modelli più idonei a fronteggiare le complesse sfide future.

La logica dei sussidi deve essere sostituita da una politica di sviluppo, garantita da un quadro definito di regole e non certo di algoritmi.

Allora, “inadeguatezza” dell’assegno di integrazione, del prestito d’onore, dell’indennità di “maternità” genitoriale, dell’indennità di cessazione e della polizza sanitaria base con onere a carico della Cassa, ma formazione integrata in una prospettiva europea e moderna, nella logica della sostenibilità della spesa e dell’equilibrio finanziario dell’Ente.

Segnali di discontinuità con il passato cominciano a manifestarsi ed i tempi per un confronto intercategoriale con il decisore politico sono, oramai, maturi.

Alla tavola rotonda, moderata dalla giornalista Adele Ammendola, hanno partecipato anche Elsa Fornero, già Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea De Bertoldi, Membro Commissione Finanze Camera dei Deputati, Francesca Balzani, Presidente COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Micaela Gelera, Commissario straordinario INPS e Alberto Oliveti, Presidente AdEPP.

Bassa natalità e allungamento della vita media, è stato ribadito, insieme alla instabilità politica e all’avvento dell’intelligenza artificiale – che secondo le stime mette a rischio 8.4 milioni di posti di lavoro in Europa – avranno un impatto importante su tutto il sistema previdenziale, pubblico e privato.

In più, se la situazione delle professioni sul territorio è variegata, esistono delle criticità comuni, che in parte spiegano il minor interesse dei giovani verso la libera professione. Ad es., il minor guadagno delle donne rispetto agli uomini (- 40%), la contrazione dei redditi nel sud del Paese (- 1/3 in un raffronto con il nord), la crisi dei più giovani (gli under 40 guadagnano meno della metà degli over 50).

Con particolare riferimento alle possibili evoluzioni del tasso di sostituzione, attraverso una elaborazione su dati del Ministero dell’economia, si è osservato poi che per i dipendenti privati nel 2020 la pensione, rispetto all’ultimo stipendio, copre il 71,7 %, quando nel 2070 si fermerà al 58,6% (con una “integrazione” necessaria del 41,4%); per gli autonomi, a distanza di 50 anni, la soglia declinerà dal 54,9% al 47,3% (da implementare, allora, tra poco meno di vent’anni, del 52,7%).

Durante i lavori, è stato presentato il volume “PREVIDENZA NOTARILE” da me curato, edito da Wolters Kluwer.

*Presidente della Cassa Nazionale del Notariato