Bere meno e meglio. I giovani vincono sugli adulti

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Come cambia il rapporto con il vino nel ciclo di vita degli italiani? Quali sono
le preferenze, i significati e le aspettative che giovani, adulti e anziani
connettono alla scelta e al consumo di vino? Quali sono le permanenze e quali
le discontinuità nei valori e nei modelli di fruizione delle diverse generazioni?
Ecco alcuni dei quesiti a cui risponde il paper, presentato nei giorni scorsi, dell’Osservatorio
Enpaia-Censis del mondo agricolo.

E prima di inoltrarsi nello studio, un dato su tutti va evidenziato. Nel 2002 consumava vino il 48,7% dei giovani, il 65,1% tra gli adulti e il 59,9% tra gli anziani. Dopo 20 anni, il consumo si va ringiovanendo: nel 2022, i giovani consumatori sono il 53,7%, gli adulti il 61,4% e gli anziani il 57,4%.

Ma è un uso consapevole? Per i ricercatori evuidentemente sì se nell’abstract dello studio si legge “Il consumo responsabile, consapevole sul piano culturale e delle modalità di fruizione, è componente costitutiva del modello italiano di rapporto con il vino e rende transgenerazionale il rigetto delle demonizzazioni del prodotto, a cominciare da quelle contenute nelle etichettature”.

Per Sara Lena, Ricercatrice del Censis: “Il consumo del vino ha carattere transgenerazionale proprio perché capace di seguire l’evoluzione delle abitudini delle persone nel ciclo di vita. Dall’Osservatorio emergono alcune analogie e diversità nel rapporto degli italiani con il vino rispetto alle diverse generazioni. La prima analogia è che vince il primato della qualità garantita dall’italianità, che resta anche al tempo dell’inflazione. Inoltre, è fondamentale l’aspetto culturale perché i consumatori associano al vino valori materiali e immateriali, nel quale vince un modello di fruizione consapevole fatto di moderazione e responsabilità. Tra le diversità emergono, invece, delle specificità generazionali: i giovani prediligono i bianchi, gli adulti e gli anziani i rossi”.

“Del resto – si legge-  la ricerca della qualità è il fil rouge dei modelli di fruizione
generazionali nel nostro Paese, anche in questa fase segnata dall’impatto
dell’inflazione sui budget familiari. Meglio bere un po’ meno ma di qualità,
resta la logica che prevale nelle diverse generazioni malgrado le rinnovate
sfide economiche di ogni giorno”.

Di fronte a culture del consumo consolidate e al contempo in piena
evoluzione, è importante anche tenere presente il racconto dello stato del
settore vitivinicolo in Italia. Ecco perché il presente paper richiama per il
settore il senso dei trend di medio-lungo periodo di imprese, produzione ed
export che, in ogni caso, confermano la rilevanza socioeconomica del settore
per il nostro Paese.

I numeri in pillole

Un consumo transgenerazionale
Nel 2002 consumava vino il 48,7% dei giovani, il 65,1% tra gli adulti e il
59,9% tra gli anziani; nel 2022 i giovani consumatori sono il 53,7%, gli adulti
il 61,4% e gli anziani il 57,4%. La quota di consumatori tra i 18-34
anni è aumentata di 5 punti percentuali, mentre quella degli adulti è diminuita
di 3,7 punti percentuali e quella degli anziani di 2,5 punti percentuali.
Il consumo si va ringiovanendo, poiché aumenta tra i 18-34enni la quota di
consumatori, che dal picco inferiore del 46,8% del 2014 è risalito all’attuale
53,7%.

Piacere condiviso, piacere intimo
Per i giovani il vino è veicolo di relazionalità e di convivialità. Infatti, il 67,7%
ama consumarlo in compagnia di altre persone, il 45,3% nei luoghi del fuori
casa e il 34,4% durante i pasti (tab. 2). Per gli adulti è sia veicolo di
relazionalità che presenza nel quotidiano dei pasti, poiché il 55,3% ama berlo
in compagnia e il 55% durante i pasti, mentre al 34,5% piace berlo nei luoghi
del fuori casa. In linea con uno stile di vita meno segnato dalle occasioni
quotidiane di convivialità, il 79,1% degli anziani lo consuma durante i pasti,
il 36% in compagnia di altre persone e il 14,2% nei luoghi del fuori casa.
3.3. Provenienze apprezzate
Il 96,5% degli italiani preferisce il vino italiano, quota che resta alta
trasversalmente alle generazioni e l’83,1% dei consumatori predilige vini Dop
e Igp.
I vini di Paesi dalla tradizione consolidata come Francia o Spagna sono graditi
dal 47,2% degli italiani, con differenze importanti tra i giovani (52,8%) e gli
adulti (54,3%) da un lato e gli anziani dall’altro (27,8%) (tab. 3). I vini di
Paesi emergenti come Sud Africa, Cile o Australia sono invece apprezzati dal
21,3% degli italiani, con quote che passano dal 27,5% dei giovani al 25,4%
degli adulti al 6,6% degli anziani

I significati dell’italianità nel vino
Per il 96,2% degli italiani il vino italiano rappresenta la qualità, per il 96,1%
il gusto, per il 93,8% la tradizione, per il 92% l’identità e per l’84,4% la
sostenibilità.
Considerando otto aspetti materiali e immateriali, quali qualità, gusto,
tradizione, identità, sostegno alle aziende dei territori, miglior rapporto
qualità-prezzo, sostenibilità, novità, il 51,7% dei consumatori attribuisce al
vino tutti e otto i significati proposti, il 20% sette su otto, il 9,7% sei su otto.
3.5. Tra emozione, cultura, responsabilità e ricerca del nuovo
Il 54,8% degli italiani afferma che la scelta di un buon vino lo emoziona: lo
dichiara in particolare il 53,7% dei giovani, il 64,8% degli adulti e il 37,8%
degli anziani.
L’89,3% degli italiani pensa che il vino sia anche competenza, cultura e in
particolare, condivide tale idea il 79,2% dei giovani, il 90,5% degli adulti e il
94% degli anziani (fig. 1). E il 70,1% dichiara che di un vino gli interessa non
solo il sapore, ma la provenienza, la storia e la cultura, propensione
trasversale alle classi di età, poiché fatta propria dal 60,6% dei giovani, dal
71,8% degli adulti e dal 73,4% degli anziani.
Il 93,8% pensa che si può educare a bere vino con moderazione e
responsabilità: condivide tale convinzione l’88,4% dei giovani, il 94,3% degli
adulti e il 96,9% degli anziani. Non sorprende che il 75,3% degli italiani è
contrario alle iniziative che demonizzano il vino, addirittura nelle etichette.
Condividono tale rigetto il 66,5% giovani, il 79,4% adulti e il 73,8% anziani.
Il 71,7% degli italiani ama provare vini nuovi, diversi, originali: è il 74,1%
tra i giovani, l’80,4% degli adulti e il 54,9% degli anziani.

Pilastro dei territori
L’87,9% degli italiani apprezza molto le variazioni territoriali dei vini italiani,
in particolare l’80% dei giovani, l’89,9% degli adulti e l’89,5% degli anziani
(tab. 4). La dimensione territoriale, localistica, è uno dei fondamentali del
valore sociale percepito del vino da parte degli italiani visto che per l’86,7%
è uno dei pilastri di economie e comunità nei territori, opinione condivisa
trasversalmente alle classi di età. E pertanto non sorprende che l’83,1% degli
italiani dichiara di preferire i vini Dop e Igp, tra cui l’85,3% dei giovani,
l’87,7% degli adulti e il 72,1% degli anziani.
Inoltre, al 40,3% degli italiani capita di visitare cantine o aziende di vino per
degustazioni o acquisti, lo fa il 42,8% dei giovani, il 39,9% degli adulti e il
39,3% degli anziani.

L’inarrestabile trend della sostenibilità
L’82,6% degli italiani pensa che il cambiamento climatico cambierà anche i
tipi di vino disponibili, in particolare lo pensa l’83,2% dei giovani, l’82,1%
degli adulti, l’83,1% degli anziani (tab. 5).
Ma è alta la fiducia degli italiani nella capacità delle imprese del settore di
affrontare la sfida del cambiamento climatico e quella della sostenibilità.
Infatti, è l’84,4% degli italiani ad affermare che il vino italiano rappresenta la
sostenibilità, tra cui il 79,4% dei giovani, l’85,3% degli adulti e l’86,5% degli
anziani. Questo aspetto si riflette anche nei modelli di consumo: a oltre il 63%
degli italiani capita di bere vino biologico, con quote pari al 73,2% tra i
giovani, al 64,8% tra gli adulti e al 51,8% tra gli anziani.
3.8. Più per pietanze che per stagionalità
Il 74,8% degli italiani sceglie in base alle pietanze, in particolare il 71,1% dei
giovani, il 78,5% adulti e il 70,8% anziani. Invece, è solo il 32,3% degli
italiani a scegliere i vini in base alla stagione, optando ad esempio per i
bianchi d’estate e i rossi d’inverno. È la modalità di scelta preferita del 29,5%
dei giovani, del 26,3% degli adulti e del 44,1% anziani.

Le tipologie di vino più amate
Le tipologie di vino più amate dagli italiani sono (tab. 6): per l’80,8% i rossi;
per il 75,2% i bianchi; per il 65,3% i frizzanti, le bollicine; per il 51,4% i rosé;
per il 41,5% gli champagne. Tenuto conto delle tipologie indicate, emerge che
addirittura il 42,3% esprime un apprezzamento per almeno quattro tipologie
delle cinque indicate, di cui il 23,8% quattro tipologie e il 18,5% cinque
tipologie. Poi, il 25,7% per tre tipologie, il 17,7% per due tipologie, il 12,3%
per una tipologia e l’1,9% non ha una preferenza particolare. Tra il 12,3% che
esprime preferenza per una sola tipologia di vino, quasi il 69% indica i rossi,
il 15,5% i bianchi, l’8,8% le bollicine, il 4,2% i rosé e il 2,5% lo champagne.
Le tipologie di vino più amate per generazioni sono: per l’84,4% dei giovani
i bianchi, per il 76,5% i rossi, per il 71,6% le bollicine, per il 55,5% i rosé e
per il 47,8% gli champagne; per l’84,4% degli adulti i rossi, per il 74,7% i
bianchi, per il 69,6% le bollicine, per il 54,2% i rosé e per il 42,7% gli
champagne; per il 77,1% degli anziani i rossi, per il 69,3% i bianchi, per il
52,2% le bollicine, per il 42,6% i rosé e per il 34% gli champagne.
3.10. Scegliere il buon vino al tempo dell’inflazione
È il 73,7% degli italiani ad affermare che nella scelta del vino ancora oggi la
qualità conta sempre più del prezzo (tab. 7). E tale logica è fatta propria dal
59,9% dei giovani, dal 73,9% degli adulti e dall’82,9% degli anziani.
Relativamente al rapporto qualità prezzo per la maggioranza degli italiani è il
vino italiano quello che garantisce il risultato migliore: condivide tale
convinzione l’83,2% dei giovani, l’85,9% degli adulti e il 90,5% degli
anziani.
Tuttavia, il rialzo dei prezzi ha rallentato il consumo rispetto alle sue
potenzialità poiché il 47,5% degli italiani dichiara che vorrebbe consumare di
più il proprio vino preferito, ma i prezzi non lo consentono. E questa sorta di
razionamento del consumo coinvolge il 46,1% dei giovani, il 60,7% degli
adulti e il 26% degli anziani.

Meno aziende, più grandi
Le aziende agricole con coltivazione di vite erano 388.881 nel 2010 e sono
diventate 255.514 nel 2020, con una riduzione di oltre il 34% (tab. 8). La
superficie coltivata si è invece ridotta di solo il 5%, con un balzo del 44%
degli ettari per azienda. In sintesi: meno aziende, significativamente più
ampie.
Le imprese industriali impegnate nella produzione di vino sono anch’esse
diminuite del 3% rispetto al 2012 e nel 2021 erano 1.775, mentre gli addetti
sono aumentati di quasi 4 mila unità, con +22,6%.
3.12. La produzione che stenta
La caduta della produzione totale tra 2022 e 2023 è stata pari al 16,2% per le
uve da vino. Le riduzioni percentuali si diversificano tra uve per vini Dop con
-8,1%, uve per vini Igp con -11% e uve per altri vini con -32,7%. La
produzione raccolta è stata pari al 95,5% della produzione totale, inferiore di
3,6 punti percentuali rispetto al 2022.
La produzione agricola in ettolitri ha segnato un calo del vino del 20,4%, con
dinamiche differenziate ma tutte negative: -30,1% vino da tavola, -13% vino
Dop e -22,5% vini Igp. Il periodo lungo 2012-2023 è segnato da una
distinzione interna: il 2012-2019 con dinamiche positive, di incremento per
la produzione agricola di vino con +10,7% e un rapporto produzione
totale/produzione raccolta di uva da vino cresciuta di 0,3 punti percentuali; il
2019-2023, con dentro le successive emergenze dal Covid in avanti, con –
13,7% per la produzione agricola di vino e un rapporto produzione raccolta
su quella totale caduta di 3,3 punti percentuali.

Prezzi in decollo
Riguardo all’andamento in termini reali della produzione agricola di prodotti
vitivinicoli espresso in valore, si è registrato nel biennio 2021-2022 un calo
dello 0,4%, concentrato su uva da tavola, mentre l’uva da vino venduta è
aumentata del +3,2%. In termini di valore nominale, la crescita è stata del
+6,5%, trainato ovviamente per intero dalla dinamica dei prezzi che hanno
registrato un +6,8%. La dinamica incrementale della produzione di uva da
vino è ascrivibile agli incrementi dei prezzi, che nel caso del vino ha
significato un aumento del +11,2%, che ha di conseguenza consentito al
valore espresso in termini nominali di salire del +10,4%.

Prezzi del vino crescono meno di quelli dei beni e servizi
intermedi impiegati dalle aziende
I prezzi del vino sono aumentati del +6,2% tra 2021 e 2023, ma al contempo
hanno dovuto assorbire incrementi con crescita dei prezzi a doppia cifra; il
+52,4% per l’energia, il +50,4% per concimi e ammendanti, il 28,6% per le
sementi e il 22,3% per gli antiparassitari. Incrementi significativi anche se
non a doppia cifra si registrano poi con l’8,9% per la manutenzione e
riparazione macchine, e il 5,9% per la manutenzione e riparazione fabbricati
rurali.