”Ascoltare i giovani per costruire un sistema previdenziale sostenibile”

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di Stefano Distilli *

“Sempre meno giovani neolaureati scelgono di intraprendere il percorso delle libere professioni”, un mantra che gli ordini nazionali e le casse di previdenza private si ripetono ormai da anni. Il tema non riguarda più soltanto l’attrattività delle libere professioni, ma fenomeni esogeni, come l’inverno demografico e il basso numero di laureati, che hanno effetti sia sul mondo del lavoro dipendente sia su quello autonomo. Dal 2007, in Italia, il numero di nuovi nati, infatti, è costantemente in calo e le previsioni per i prossimi anni non contemplano un’inversione di tendenza. Questo fenomeno sta causando una decrescita del numero potenziale di nuovi lavoratori e di conseguenza anche quello dei liberi professionisti, con effetti sul sistema pensionistico pubblico e privato e su quello sanitario. Uno scenario negativo per il quale da tempo il nostro Paese è alla ricerca di soluzioni temporanee, ma anche strutturali.

Assistiamo, infatti, a un vero e proprio cambiamento che riguarda tutte le economie più avanzate, ma in Italia è ancora più critica anche rispetto al profondo divario tra le regioni del Sud e quelle del Nord, in un contesto socioeconomico sempre più incerto e accelerato dalla doppia transizione ecologica e digitale, che pone una riflessione profonda sull’evoluzione della professione e sui modelli organizzativi degli studi professionali. Al dei cambiamenti in atto è la qualità del lavoro, che implica qualità della formazione, qualità nell’incontro tra domanda e offerta e qualità dei servizi offerti, pensiamo al welfare.

Ma cosa pensano davvero i giovani, i più coinvolti da questi cambiamenti? Come Ente di previdenza ci siamo interrogati sul nostro ruolo a favore delle generazioni future, ponendoci delle domande: siamo un Ente a misura dei giovani professionisti? Stiamo tracciando un percorso adeguato alle esigenze della componente giovanile della nostra categoria?

Nel 2023 abbiamo avviato un’indagine rivolta proprio ai giovani under 40 per approfondire la comprensione del panorama attuale al fine di interpretare i loro bisogni. E nonostante un quadro di generale incertezza, dal sondaggio, emerge che per sei giovani dottori commercialisti su dieci la propria condizione lavorativa è in miglioramento rispetto al precedente anno e che per sei su dieci le aggregazioni professionali in studi associati o STP rappresentano un’opportunità per potenziare la capacità consulenziale in un’ottica multidisciplinare.  Per quanto riguarda il successo professionale, i giovani dottori commercialisti ritengono sia prioritaria la tutela dell’equilibrio vita-lavoro (73%), seguito dalla capacità di fare network (53,6%) e dalla valorizzazione di diverse esperienze e competenze (45%). La maggior parte degli intervistati conosce le misure di welfare introdotte dalla Cassa negli ultimi anni, fra le misure più conosciute sono gli istituti di maternità e paternità (67%), contributi per asili nido e scuole per l’infanzia (59%) e per la formazione professionale (56%).

È questa la fotografia di una platea che ha una diversa percezione del lavoro rispetto alle precedenti e che considera la professione un mezzo di crescita economica all’interno di una più ampia realizzazione personale. “Le nuove generazioni vogliono sentirsi protagoniste delle sfide del proprio tempo, portando il proprio valore aggiunto anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie”.

Diverse quindi le prospettive e la visione del mondo, così come cantava con una sensibilità visionaria già nel 1970, Cat Stevenson in “Father and son”, dialogo tra un padre e suo figlio, in cui esplorano i loro punti di vista divergenti sulla vita e sul mondo. È, dunque, attraverso nuove prospettive e un dialogo costante che è necessario guardare alle future generazioni per  creare valore, investendo soprattutto nella formazione e nell’acquisizione di nuove competenze in un mondo che richiede conoscenze sempre più elevate, ma anche una maggiore conciliazione vita-lavoro.

Lungo questa direttrice, negli ultimi anni abbiamo tracciato un percorso caratterizzato da un dialogo proficuo con la categoria, anche grazie ai molteplici incontri sul territorio, al fine di rispondere efficacemente alle loro esigenze, fornendo sostegno in tutte le fasi di vita dei nostri iscritti. Un percorso che ci ha portato anche nelle maggiori università italiane, avviando un dialogo con le prossime generazioni di dottori commercialisti per contribuire alla crescita e al futuro della categoria. Un percorso diretto dalla stella polare dell’equità intergenerazionale, il principio cardine per costruire un sistema previdenziale sostenibile ed inclusivo.

Ed è per questo che formazione, avvio alla professione, misure per favorire l’aggregazione, sostegno economico alle famiglie e tutele sanitarie sono le principali direttrici che abbiamo seguito in un’ottica di ampliamento delle misure di welfare a favore degli iscritti. L’attenzione verso le generazioni future è un tratto che ha caratterizzato questo mandato, con un approccio che si inserisce in un più ampio dibattito sullo sviluppo sostenibile: non solo ambientale, ma anche sociale ed economico-finanziario. Il tema dei rapporti tra generazioni presenti e generazioni future riguarda direttamente anche le Casse professionali e la nostra Cassa, la cui gestione deve essere mirata a tutelare il futuro dei propri iscritti, secondo criteri di responsabilità e sostegno.

*Presidente Cassa Dottori Commercialisti

[1] VIII Rapporto sulle libere professioni in Italia.

[2] La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2024, Il Mulino, realizzato in collaborazione con Ipsos, con il supporto del Laboratorio di Statistica applicata dell’Università Cattolica.