L’intelligenza artificiale (IA) sta trasformando in modo profondo la nostra economia, la qualità della vita e i luoghi di lavoro. La maggior parte degli europei la considera una forza positiva, che deve essere gestita con cautela per assicurare che porti benefici a tutta la società e al mondo del lavoro.
Tra aprile e maggio 2024 Eurobarometro ha indagato l’opinione di un campione rappresentativo di cittadini italiani ed europei sull’effetto dell’IA sul futuro lavoro. L’indagine offre uno spaccato prezioso delle percezioni e delle aspettative della cittadinanza nei confronti delle tecnologie digitali e dell’uso dell’IA nel mondo del lavoro. Secondo il 66% degli intervistati le tecnologie digitali, compresa l’IA, possono avere un impatto positivo sul loro lavoro, il 62% ritiene che tale effetto si possa avere sull’intera economia, così come sulla qualità della vita in generale.
Il 62% degli europei vede positivamente l’uso dei robot e dell’intelligenza artificiale sul lavoro e ben il 70% crede che possano contribuire ad aumentare la produttività. Al contempo l’84% degli europei pensa che sia necessario gestire l’IA con particolare attenzione. Il 67% ritiene che l’uso delle tecnologie digitali, compresa l’IA, può migliorare la sicurezza e protezione dei lavoratori.
La maggioranza degli europei è favorevole all’introduzione di regole chiare per l’utilizzo delle tecnologie digitali, ad esempio per proteggere la privacy dei lavoratori (82%) e nel coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze nella progettazione e adozione di nuove tecnologie nel luogo di lavoro (77%).
Gli europei percepiscono positivamente l’uso delle tecnologie digitali sul lavoro per migliorare la sicurezza e protezione, per prendere decisioni più accurate, per l’assegnazione di compiti e la gestione del programma di lavoro. Al contrario, il giudizio è negativo per il licenziamento automatico dei lavoratori (78%), il monitoraggio dei lavoratori (63%), la selezione e valutazione dei lavoratori (57%). Significativamente il 45% dei cittadini europei intervistati non è stato informato sull’uso di tecnologie digitali dai rispettivi datori di lavoro.
Per quanto concerne gli italiani, in linea generale, il 62% degli intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale abbia un impatto positivo sul proprio lavoro, in linea con il 61% della media europea (UE27). Anche l’effetto sull’economia è valutato favorevolmente dal 61% degli italiani, così come il 62% valuta positivamente l’impatto dell’IA sulla qualità della vita.
Secondo il sondaggio, sono diversi i benefici concreti per il lavoro e la formazione: nel 73% dei casi gli italiani percepiscono un miglioramento della sicurezza dei lavoratori mediante l’IA; il 66% è favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale per la gestione dei turni e degli orari e il 72% la considera fondamentale per accedere a nuove opportunità digitali di apprendimento e formazione professionale. Questi dati mettono in luce come l’IA potrebbe supportare anche le professioni intellettuali ad ottimizzare l’attività lavorativa e l’aggiornamento delle competenze.
A fronte degli aspetti positivi, tuttavia, dal sondaggio emergono anche timori e preoccupazioni circa i potenziali rischi dell’uso dell’IA nel lavoro del futuro. Il 66% degli italiani teme che l’impiego di robot e intelligenza artificiale comporti una perdita netta di posti di lavoro, superiore alle nuove opportunità lavorative create. Il 53% ritiene che l’IA possa ridurre la qualità della comunicazione tra colleghi, minando il lavoro di squadra e il dialogo interno. Sui rischi dell’IA per la privacy nei luoghi di lavoro, l’82% degli intervistati sottolinea l’importanza di tutelare i dati personali, e il 77% richiede maggiore trasparenza nell’uso dell’IA nei processi decisionali che riguardano le risorse umane (algoritmi).
L’indagine rivela un forte consenso sull’importanza di dotarsi di regole chiare per governare l’uso dell’IA sul lavoro, a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. Il 71% degli italiani chiede il coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti nella progettazione e implementazione delle nuove tecnologie. Il 73% sostiene la necessità di porre dei limiti al monitoraggio automatizzato dei dipendenti (similmente a livello UE, 72%) e il 75% è favorevole a vietare processi decisionali interamente automatizzati che escludano l’intervento umano (nell’UE sono il 74%).
Per i liberi professionisti, come avvocati, architetti, commercialisti e ingegneri, e gli amministratori di enti pubblici, l’IA rappresenta una leva strategica per migliorare l’efficienza operativa, ottimizzare la gestione dei clienti e accedere a strumenti avanzati per l’analisi dei dati. Tuttavia, è cruciale essere aggiornati sulle normative e sui diritti legati all’uso dell’IA, specialmente in contesti regolamentati come quelli degli enti pubblici.
I dati raccolti dall’Eurobarometro (554/2024) ci mostrano un quadro complesso, in cui opportunità e rischi convivono. È evidente la necessità di un approccio bilanciato, ossia, promuovere l’innovazione tecnologica senza trascurare la tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori. Per i liberi professionisti e gli amministratori di enti pubblici, il percorso verso la trasformazione digitale richiede non solo aggiornamento continuo, ma anche un’attenta riflessione etica e giuridica.
Da considerare che l’integrazione dell’IA nei luoghi di lavoro è uno degli obiettivi chiave del Competitive Compass, lanciato dalla Commissione a fine gennaio 2025. Inoltre, gli Stati membri hanno programmato l’uso di 2 miliardi di euro del FSE+ e 23 miliardi di euro dello strumento di ripresa e resilienza (RRF) per sostenere lo sviluppo delle competenze digitali nella popolazione. Il programma Europa Digitale investe 580 milioni di euro per migliorare le competenze digitali.
Per consultare il sondaggio Eurobarometro 554/2024 e le schede paese, cliccare qui





