di Roberto Ginex, presidente INPGI
Alla fine di novembre scorso il Consiglio di Indirizzo Generale dell’INPGI ha approvato il bilancio di assestamento 2025 e il bilancio previsionale 2026, confermando un andamento positivo della gestione. I dati aggiornati mostrano una crescita solida e costante del patrimonio, che al 31 agosto 2025 supera 1 miliardo e 179 milioni di euro, un incremento del 18,6 per cento rispetto al 2024, a conferma anche dell’efficacia della politica di investimento e della stabilità di una gestione capace di crescere anche in un contesto economico e finanziario complesso. Parallelamente, il dato previsto al 2026 sfiorerà 1 miliardo e 361 milioni.
L’assestamento 2025 registra un avanzo economico di 185 milioni di euro, mentre il previsionale 2026 conferma un risultato molto vicino, pari a oltre 181,6 milioni. Sono dati che consolidano un trend di forte equilibrio economico e che riflettono sia l’andamento particolarmente favorevole della gestione patrimoniale sia l’aumento consistente dei contributi non obbligatori dovuti in particolare alle ricongiunzioni con i contributi obbligatori di lavoratori autonomi e parasubordinati sostanzialmente stabili.
Nel 2025, infatti, la contribuzione complessiva — tra lavoro professionale, collaborazioni e ricongiunzioni — raggiunge 205,9 milioni di euro, un valore superiore di oltre 67 milioni rispetto al 2024. Anche le prestazioni risultano in aumento, con un totale di 24,1 milioni nel 2025 e una crescita prevista soprattutto sul fronte delle pensioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti), che raggiungono i 20,5 milioni. L’aumento del numero delle prestazioni, tuttavia, non compromette l’equilibrio complessivo della gestione, che continua a presentare un saldo ampiamente positivo tra entrate contributive e prestazioni erogate, garantendo così capacità programmatoria e sostenibilità di lungo periodo.
L’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, nella configurazione attuale, con oltre 48 mila iscritti, si conferma una gestione previdenziale solida, stabile e capace di guardare con fiducia alle sfide future. Il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati – oggi di 11 a 1 – è il segnale più evidente di questa solidità, soprattutto se messo a confronto con l’ex gestione dei giornalisti dipendenti (1,5 a 1). La crescita del patrimonio, l’avanzo rilevante e la regolarità degli andamenti economici dimostrano che l’Istituto è pienamente in grado di garantire tutela e sicurezza ai giornalisti autonomi, parasubordinati e liberi professionisti, una categoria sempre più centrale nella trasformazione del mercato del lavoro dell’informazione.
La garanzia per il futuro non risiede soltanto nella prudente gestione patrimoniale dell’ente, ma essa dipende dalla qualità e dal valore del lavoro giornalistico. La professione continua ad attraversare una profonda mutazione: mentre le redazioni si vanno sempre più assottigliando, con i lavoratori dipendenti che diminuiscono e, quindi, si restringono sempre più gli spazi del lavoro dipendente, aumenta la componente della libera professione, del lavoro autonomo e parasubordinato. Una trasformazione del lavoro giornalistico che spesso non nasce da scelte individuali, ma da un mercato del lavoro profondamente cambiato, nel quale sempre più colleghi e colleghe sono costretti a esercitare la professione in forme indipendenti, senza un adeguato riconoscimento retributivo: storture che si riflettono inevitabilmente nel futuro previdenziale degli iscritti. Soltanto se i compensi professionali cresceranno, e con essi i contributi effettivamente versati, si potrà consolidare una previdenza adeguata, equa e sostenibile. Va sottolineato che previdenza non è un traguardo automatico, ma un percorso che necessita conoscenza, consapevolezza e responsabilità.
E in un contesto segnato da precarietà, trasformazioni tecnologiche e difficoltà strutturali del settore editoriale, l’INPGI continua a rappresentare un presidio essenziale di protezione sociale e una garanzia per migliaia di lavoratrici e lavoratori costretti a fare i conti ancora con compensi troppo bassi e che, oggi più che mai, per il loro percorso professionale, hanno bisogno di una più profonda cultura della previdenza. Come Consiglio di Amministrazione lo abbiamo segnalato nella relazione che ha accompagnato i documenti finanziari.
In questo quadro, anche il concetto di welfare dell’Istituto deve intendersi in senso ampio: non solo come tutela nella fase finale della vita lavorativa, ma come accompagnamento lungo tutto il percorso professionale. L’INPGI è e deve restare accanto ai propri iscritti nella maternità e paternità, negli infortuni, nella disoccupazione, nella salute e nella formazione, sempre più in un’ottica di welfare generativo, orientato al benessere della comunità attraverso un processo di responsabilizzazione e valorizzazione degli “aiutati”, in modo da sviluppare potenzialità e rigenerare così il valore delle risorse investite, a beneficio di tutti.
Dopo aver prorogato i progetti che offrono servizi di assistenza sanitaria integrativa con Casagit a colleghi e colleghe con redditi medio-bassi, nel 2025 sono stati introdotti i prestiti funzionali, uno strumento concreto per sostenere i giornalisti non dipendenti nell’acquisto di beni e servizi utili alla professione – dai software alle attrezzature digitali e ai corsi di formazione – perché la modernizzazione del lavoro professionale autonomo è anche condizione di sostenibilità previdenziale. Inoltre, il Consiglio di Amministrazione ha deliberato un intervento sperimentale a favore della formazione universitaria d’eccellenza degli iscritti e dei loro figli, destinando risorse del contributo integrativo a iniziative di welfare educativo e sociale, cogliendo l’opportunità del protocollo d’intesa siglato da Adepp con i Collegi universitari di merito e promuovendo borse di studio. Ed ancora, analogamente come fatto da altre casse, stiamo studiando l’istituzione di un fondo da destinare alle vittime della violenza di genere come anche la possibilità di dedicare una polizza assicurativa che possa tutelare al massimo i liberi professionisti.
Compensi altalenanti ed incertezza delle entrate si tramutano in discontinuità contributiva. Così, i giornalisti lavoratori autonomi e parasubordinati, che rappresentano una parte fondamentale e imprescindibile della professione, sono e saranno però anche la parte più fragile della categoria, proprio a causa dei bassi compensi che determineranno, di questo passo, basse pensioni.
L’equo compenso è un diritto per tutti i lavoratori, ma ai giornalisti è negato. Collaboratori e partite Iva, impiegati nell’informazione, guadagnano la miseria di pochi euro ad articolo, percepiscono redditi al di sotto della sussistenza. La qual cosa resta inaccettabile.
Nei giorni scorsi, a distanza di quattro anni dall’ultima convocazione, il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini ha convocato il tavolo sull’equo compenso per i giornalisti presso il Dipartimento per l’Informazione e l’editoria con i rappresentanti del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, del ministero delle Imprese e del made in Italy, dell’Ordine nazionale dei giornalisti, della Federazione nazionale della Stampa italiana, dell’Inpgi e della Fieg. «Un’iniziativa annunciata a suo tempo dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni», ha ricordato il Die con una nota. “Valutando positivamente la novità rappresentata dal disegno di legge recante ‘Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali’ – ha detto Barachini – abbiamo ascoltato i rappresentanti designati a partecipare al tavolo per valutare la possibilità di armonizzare i diversi contributi in tale veicolo normativo, auspicando un iter rapido”. Nel frattempo, a 24 mesi di distanza dalla approvazione della delibera del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti sull’equo compenso il Ministero della Giustizia non ha ancora dato corso al suo recepimento, non consentendo così ai giornalisti di godere dei diritti in materia di equo compenso, almeno in sede giudiziaria, sanciti dalla legge n. 49/2023 che ha come prima firmataria la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Oggi, un ente di previdenza privatizzato come è il nostro ha due pilastri a sostegno della propria attività: assicurare da un lato la sostenibilità della gestione e dall’altro un tasso di sostituzione adeguato ad accompagnare i colleghi nel passaggio dalla vita lavorativa alla pensione. Tutte le attività politiche e amministrative dell’Istituto sono improntate a perseguire la realizzazione di questi obiettivi, ponendo in essere quanto necessario soprattutto con riferimento alla corretta gestione delle risorse economiche in funzione strumentale al vero core business dell’ente che è quello di pagare pensioni adeguate ai propri iscritti. Inpgi vuol essere di supporto ai suoi soci, aiutarli a costruire il futuro e al contempo tutelarli a proteggere il loro futuro.
L’obiettivo di questa governance, che si è insediata ormai da circa un anno e mezzo, è quello di garantire un INPGI solido, capace di reggere nel tempo le trasformazioni del lavoro giornalistico e di continuare a essere, per i professionisti autonomi, non soltanto un ente previdenziale, ma una casa comune di solidarietà, equità e consapevolezza.







