Il settore finanziario europeo si avvia verso una drastica semplificazione grazie all’entrata in vigore del regolamento sulla migliore condivisione dei dati (“Better Data Sharing”). L’obiettivo della Commissione europea è chiaro: far sì che le banche e le istituzioni finanziarie debbano comunicare un determinato dato una sola volta, lasciando alle autorità il compito di scambiarselo e riutilizzarlo.
Il cuore della nuova normativa risiede nell’obbligo di cooperazione tra i giganti della vigilanza. L’Autorità bancaria europea (EBA), l’ESMA, l’EIOPA, ma anche la BCEe la nuova autorità antiriciclaggio (AMLA), non potranno più agire come compartimenti stagni. D’ora in poi, queste istituzioni avranno il mandato legale di condividere i dati raccolti con altre autorità che hanno il diritto di accedere alle medesime informazioni. Non solo: prima di chiedere nuovi dati a un’azienda finanziaria, un’autorità sarà obbligata a verificare se quegli stessi dati siano già in possesso di un altro ente regolatore.
Meno costi per le imprese, più efficienza per la vigilanza
Per l’industria finanziaria, questo significa una riduzione diretta degli oneri amministrativi. Il regolamento prevede inoltre l’istituzione di un punto unico di contatto permanente presso le autorità di vigilanza europee (ESA), dove le società potranno segnalare requisiti di reporting obsoleti, duplicati o contraddittori.
“È un passo fondamentale verso un sistema moderno e favorevole alla crescita”, spiegano fonti della Commissione. L’approccio report once non serve solo a risparmiare carta e tempo: riutilizzando dati già puliti e processati, le autorità possono ottenere una visione d’insieme più precisa del sistema finanziario, migliorando la prevenzione dei rischi sistemici.
Nonostante l’entusiasmo, però, resta un nodo irrisolto. Contrariamente alla proposta iniziale della Commissione, le autorità nazionali sono rimaste fuori dall’obbligo di condivisione sistematica. Per loro, lo scambio di dati al di fuori delle legislazioni di settore rimane, per ora, su base volontaria. Un limite che potrebbe rallentare la piena integrazione del sistema, ma che non ferma il percorso spedito verso la digitalizzazione: le autorità potranno comunque scegliere di condividere dati anonimizzati con ricercatori e istituzioni finanziarie per promuovere l’innovazione e la fintech.
Verso un sistema integrato
La riforma non è un evento isolato, ma parte di una strategia più ampia che ha già visto aggiornamenti normativi nel settore dei derivati (EMIR 3.0) e dei fondi di investimento. Anche la BCE ha recentemente aggiornato le proprie regole per permettere alle autorità di vigilanza l’accesso a database statistici cruciali come AnaCredit.
Il traguardo finale è un sistema di reporting intersettoriale integrato, un’infrastruttura tecnica avanzata che standardizzerà i flussi di dati in tutta l’UE. Tuttavia, la Commissione avverte: per raggiungere questo ambizioso obiettivo servono investimenti tecnologici e la collaborazione costante di tutti gli attori in gioco. La battaglia contro la burocrazia finanziaria è appena iniziata.







