La commissione EMPL del Parlamento europeo approva la propria posizione sulla revisione delle direttive sui fondi pensione aziendali (IORP II). La relatrice Estelle Ceulemans avverte: l’integrazione sia un supporto, non una sostituzione delle tutele statali.
Nel dibattito sul futuro della previdenza europea, il messaggio espresso dalla Commissione Occupazione e Affari Sociali (EMPL) del Parlamento europeo traccia una linea netta: di fronte all’invecchiamento demografico e all’aumento della speranza di vita, la garanzia primaria per un reddito dignitoso nella vecchiaia deve rimanere saldamente ancorata ai sistemi pensionistici pubblici (il cosiddetto Primo Pilastro). I fondi pensione occupazionali (IORP) possono svolgere una funzione complementare, ma non devono in alcun modo sostituire o indebolire i regimi statali, fondamento della solidarietà sociale nell’Unione.
È questo il cuore della riflessione guidata dalla relatrice Estelle Ceulemans (Gruppo S&D) sulla proposta di revisione della direttiva IORP II volta a rafforzare il quadro normativo per la previdenza complementare nell’UE.
Pur riconoscendo che la direttiva IORP II ha migliorato la governance, la trasparenza e l’attività transfrontaliera dei fondi pensione, la posizione approvata dalla Commissione EMPL evidenzia il persistere di criticità strutturali. La frammentazione normativa e la diversità dei sistemi nazionali frenano lo sviluppo della previdenza integrativa su scala europea. Inoltre, l’accesso a questi strumenti rimane fortemente disuguale, soprattutto per i lavoratori a basso reddito, per chi ha contratti precari o discontinui e, in particolare, per molte donne, i quali finiscono spesso per essere esclusi dai fondi occupazionali, con il rischio di accentuare le disuguaglianze sociali ed economiche già esistenti nel mercato del lavoro.
Per far fronte a queste sfide, il testo del parere approvato fissa alcune direttrici chiave per qualsiasi futuro intervento legislativo di livello europeo:
- Rispetto delle competenze nazionali: qualsiasi processo di armonizzazione normativa deve rispettare pienamente le competenze dei singoli Stati membri e la varietà dei modelli sociali esistenti.
- Tutela e diritti dei lavoratori: viene posta particolare attenzione al rafforzamento della gestione dei rischi, alla convergenza delle prassi di vigilanza e alla protezione degli iscritti, mettendo in primo piano la salvaguardia dei diritti dei lavoratori.
- Trasparenza e informazione chiara: una comunicazione accessibile e comparabile è ritenuta indispensabile non solo per favorire decisioni finanziarie consapevoli, ma anche per proteggere i risparmiatori dai rischi e per rafforzare la fiducia complessiva nel sistema previdenziale.
- Fattori ESG e sostenibilità: viene sottolineato il ruolo crescente dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nella gestione dei fondi pensione. L’integrazione dei fattori di sostenibilità deve mirare alla stabilità a lungo termine, sostenendo gli obiettivi sociali e ambientali dell’UE e promuovendo una “transizione giusta” che non lasci indietro nessuno.
- Nessun “dumping” sociale nel transfrontaliero: Sebbene la semplificazione delle attività transfrontaliere per gli IORP possa generare efficienze, la commissione parlamentare rimarca che ciò non deve tradursi in una concorrenza al ribasso sulle regole o sugli standard sociali. La protezione dei beneficiari, la contrattazione collettiva e la tenuta dei sistemi sociali nazionali devono rimanere prioritari.
In conclusione, la posizione espressa nel parere della Commissione EMPL intende rafforzare l’efficacia e la resilienza dei fondi pensione aziendali ponendo un forte accento sulla dimensione sociale.
I fondi occupazionali rappresentano un valido alleato per la stabilità finanziaria futura dei cittadini, ma la tutela della vecchiaia non può prescindere da regimi pubblici forti e universalistici.





