Fiducia e ripresa…si, forse….

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“In un contesto europeo caratterizzato da una crescita significativa del Pil nel primo trimestre, l’economia italiana presenta segnali positivi associati al miglioramento della produzione industriale, al consolidamento dell’occupazione permanente, alla riduzione della disoccupazione e alla crescita del potere di acquisto delle famiglie” questo in sintesi è quanto contenuto nella nota mensile dell’Istat (in allegato), pubblicata ieri che segnala anche come “l’evoluzione del clima di fiducia rimane incerta e l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana segnala rischi di un rallentamento dell’attività economica nel breve periodo”.
Secondo i dati destagionalizzati della rilevazione mensile sulle forze di lavoro, a marzo l’occupazione è nuovamente aumentata, dopo la flessione di febbraio (Figura 7). Nel primo trimestre dell’anno si è registrata complessivamente una sostanziale stabilità (+0,1%, pari a 17 mila occupati in più rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso). Continuano ad aumentare i dipendenti a carattere permanente (+0,5%, 72 mila occupati in più), a fronte di una diminuzione di quelli a termine (-2,1%, -52 mila unità). Sempre nel primo trimestre dell’anno la variazione congiunturale positiva dello stock di occupazione ha riguardato unicamente gli individui di 50 anni e più. Il tasso di disoccupazione ha ripreso a scendere a marzo (tre decimi di punto), attestandosi all’11,4%, il livello più basso da novembre 2012.

Ad aprile, le aspettative formulate dagli imprenditori sulle tendenze dell’occupazione per i successivi tre mesi hanno mostrato un complessivo miglioramento, in particolare nel settore manifatturiero e in quello delle costruzioni. Gli incrementi delle retribuzioni contrattuali pro capite permangono contenuti, segnando a marzo una crescita tendenziale dello 0,8%, in linea con la variazione registrata a febbraio.

Ma cosa ci aspetta in futuro?

A febbraio l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana (Figura 9) ha segnato una battuta d’arresto, suggerendo un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine.