ForumInPrevidenza 2018. Anedda “I giovani sappiano mettersi in gioco”

“Dopo una delle più gravi crisi finanziarie globali mai registrate, cui è seguito il deleveraging delle banche europee e la crisi economica che ha portato stagnazione e deflazione contrastata dalle banche centrali con politiche monetarie ultra espansive, si sono verificate le condizioni per trasformare i canali ai quali le aziende non quotate possono accedere per finanziarsi sia sotto forma di debito sia di equity. In questo contesto, lo sviluppo dell’economia reale rappresenta al tempo stesso una necessità ed un’opportunità, sia per le Casse professionali sia per il mondo imprenditoriale, di poter accedere a diverse forme di liquidità, in un contesto di trasformazione dei canali di finanziamento tradizionali”, questo l’incipit che presenta la nuova edizione dell’evento, organizzato dalla Cassa di previdenza ed assistenza dei Dottori Commercialisti,  “ForumInPrevidenza 2018”. (in allegato il programma completo)

Gli investimenti in economia reale e non solo, quindi,  faranno da padrone all’appuntamento del 19 aprile a Roma, temi che affrontiamo con il presidente Walter Anedda  cercando di capire anche come è cambiata la professione, come è evoluto il mercato del lavoro e quali strade percorrerà la Cassa da lui presieduta.

Presidente partiamo da dove ci eravamo lasciati un anno fa. “Preservare le generazioni future. Verso un nuovo modello di welfare equo e sostenibile” era il titolo del ForumInPrevidenza 2017. Cosa è successo in questo anno? Come sono cambiate le politiche di welfare della Cassa?

In questo ultimo anno, le politiche di Welfare della Cassa si sono evolute, nella consapevolezza che un welfare basato solo su interventi “atomistici”, ovvero orientati ad assistere il collega che si è trovato in difficoltà, non sono più sufficienti. E’ necessario che gli interventi assistenziali cessino di essere mero strumento di intervento ex post, rispetto al determinarsi di accadimenti, per diventare elemento di ausilio nell’avvio dell’attività professionale, nel suo sviluppo, nel suo consolidamento sino ad essere anche complementari al trattamento pensionistico nel periodo di quiescenza.

Mercato del lavoro e nuova “professionalità”. Dove sono andati e dove vanno i commercialisti italiani?

La nostra è una professione fin troppo abituata al cambiamento, allenata ad essere sul mercato e che non gode di riserve di legge per l’attività svolta. E’ chiaro che, in un periodo di profondo cambiamento, in cui un forte processo di digitalizzazione porta a standardizzare determinate attività e a ridurre fortemente alcune aree di mercato sino ad oggi di competenza, quasi esclusiva, dei Dottori Commercialisti, si impone ancor di più la necessità di evolversi, svolgendo un ruolo di accompagnamento delle imprese in tale processo. Contemporaneamente diventa essenziale favorire percorsi di specializzazione e di aggregazione professionale.

E i giovani?

E’ proprio da loro che mi aspetto un segnale tangibile di capacità di mettersi in gioco. Non esiste più il futuro di una volta: bisogna partire da questa verità  e dalla consapevolezza che saranno soprattutto i giovani a dimostrare quanto sia sempre più attuale la nostra professione. La Cassa ha deciso di accompagnare i giovani in tale percorso, innovando il proprio regolamento di previdenza e assistenza, nella certezza che il futuro previdenziale di categoria dipende da quanto la stessa previdenza potrà fare oggi per i professionisti di domani.

Sistema Paese. Le Casse non solo sono diventate azioniste di Bankitalia, ma le azioniste di gran peso superando il 14%. E’ questa la strada da perseguire, da curare, da ampliare? Con quali confini se ne devono esistere?

Gli enti di previdenza rappresentano una realtà istituzionale e finanziaria. Come tali possono e devono rappresentare una struttura importante dell’economia del nostro Paese. In tale ottica deve essere vista la partecipazione delle Casse nel capitale di Bankitalia. L’unico vero confine da rispettare è dato dal fatto che la partecipazione ad investimenti strategici dev’essere sempre una libera scelta di questi soggetti che – è giusto ricordarlo – devono avere nella tutela della propria autonomia uno dei principali elementi identitari.

Investimenti sociali. Quale è la posizione della Cnpadc? E’ un viaggio ancora da scoprire? Da seguire? Cosa manca?

Il nostro è un Ente sempre attento ai cambiamenti e alle evoluzioni dei mercati finanziari ma, al contempo, poco incline a “seguire le mode”. Gli investimenti c.d. sociali rappresentano un universo da approfondire e studiare, in relazione al quale abbiamo avviato un’attività di analisi. Se gli esiti di tale lavoro ci conforteranno, non vedo elementi ostativi ad ampliare la nostra Asset Allocation anche a tale tipologia di impiego.

Come vede la Cnpadc del domani?

Mi auguro diversa da quella attuale, perché sarà la prova che, come fatto sin ora, non ci saremo adagiati sui risultati ottenuti e avremo avuto la capacità di adattarci ai cambiamenti. Ci sono tutti gli ‘ingredienti’ affinché ciò avvenga. Due cose solo spero non cambino: il preservare la nostra autonomia e lo svolgere il compito affidato solo e unicamente nell’interesse degli iscritti.

E l’AdEPP?

L’AdEPP  ha un grande potenziale che può essere ancora sviluppato in tutte le sue peculiarità. Proprio per questo motivo, l’associazione può rappresentare uno strumento di aggregazione, condivisione, discussione, proposizione. Dobbiamo continuare con la giusta sensibilità ad affrontare insieme i vari problemi per trovare soluzioni ancora più efficaci. Sicuramente, non è una strada facile da percorrere perché probabilmente ancora approcciamo le tematiche filtrandole con il setaccio dei nostri bisogni, ma con un po’ di impegno da parte di tutti credo che alla fine si potrà raggiungere l’obiettivo.