Ma quanto “vale” lo spreco alimentare? Tanto, troppo!

I dati parlano chiaro. Il mondo, l’Europa,  l’Italia sono ben lontani dall’aver capito quanto questo incida addirittura sul Pil nazionale. Secondo i dati contenuti nel report 2019 Waste Watchers e Last minute lo spreco alimentare vale l0 0,88% del Pil del nostro Paese, oltre 15 miliardi euro, per l’esattezza 15.034.347.348.

Quello alimentare domestico reale, cioè quello misurato nelle case degli italiani attraverso il test dei Diari di Famiglia, rappresenta i 4/5 dello spreco complessivo ossia quasi 12miliardi di euro.

E gli intervistati più che fare autocritica preferiscono puntare il dito contro il commercio e le istituzioni pubbliche, dalle scuole agli ospedali, dagli uffici alle caserme (secondo il 27%).

“La percezione degli italiani – ha spiegato Andrea Segrè, fondatore e presidente di Last Minute Market durante la presentazione del Rapporto 2019 tenutosi alla FAO – è ancora poco consapevole della necessità di una grande svolta culturale nella gestione del cibo a livello domestico. Eppure è questo il punto, la prevenzione degli sprechi alimentari deve partire da noi, nel quotidiano delle nostre vite, perché mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso noi stessi, verso gli altri, verso il mondo”.

“I paradossi del cibo – ha denunciato Segré – sono evidenti: 821 milioni di individui sulla terra soffrono la fame e 1 persona ogni 3 è malnutrita. Ma intanto una persona su 8 soffre di obesità. Tutti possiamo dare il nostro contributo all’obiettivo #famezero #sprecozero acquistando solo ciò che serve realmente, compilando liste precise che non cadono nelle sirene del marketing, scegliendo alimenti locali e di stagione basati sulla Dieta Mediterranea, consultando etichette e scadenze, utilizzando al meglio frigo, freezer e dispensa per gli alimenti senza stiparli alla rinfusa”.

Ma cosa si spreca, soprattutto, nelle case? Bevande analcoliche, i legumi, la frutta fresca, la pasta fresca, pane e verdure fresche. Per gli intervistati, il settore alimentare, come negli anni passati, vince “la maglia nera” con un 74%, lo spreco idrico pur essendo un bene prezioso raggiunge il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro e tempo: colpa di un potere d’acquisto sempre più debole?

Comunque ad onor del vero, secondo il Rapporto qualche passo in avanti si è fatto almeno per quanto riguarda la percezione della “lotta” personale contro lo spreco. Il 65% dichiara che provvede a un check della dispensa prima di fare la spesa, il 61% congela il cibo a rischio deperibilità e il 54% cerca di prevenire controllando la quantità di cibo ottimale prima di cucinarlo. Più di 1 italiano su 2 (52%) verifica l’edibilià del cibo prima di risolversi a buttarlo, il 44% affronta il test dell’assaggio. Molti si dedicano a ricette con cibo di recupero dagli avanzi del pasto prima (48%), solo 1 italiano su 3 (34%) richiede al ristoratore una bag per trasportare a casa il cibo che non è riuscito a consumare e solo 1 italiano su 5 (22%) dona al vicino il cibo in eccesso a rischio spreco.