Decreto Crescita. Il Presidente Oliveti e il Presidente Anedda su Italia Oggi

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“Perplessità sulla norma inclusa nelle bozze del Decreto crescita che vincola l’esenzione fiscale (riconosciuta dalla legge 232/2016) a investimenti di “almeno il 3,5% degli attivi in quote, o azioni di fondi per il venture capital” (definiti “tendenzialmente rischiosi, e illiquidi”) da parte delle Casse previdenziali private”,  scrive la giornalista Simona D’Alessio su Italia Oggi.

Ed ancora

“E pollice in su alla facoltà di allargare le prestazioni di welfare per gli iscritti, usando una quota fino al 5% dei rendimenti lordi” del patrimonio”.

“È una contraddizione, rispetto all’invito che viene dagli organismi che ci vigilano, a fare investimenti liquidi e con un profilo rischio-redditività coerente con la nostra funzione” di pagar le pensioni, dice il presidente dell’Adepp (Associazione degli Enti) e dell’Enpam (medici e dentisti) Alberto Oliveti.

Si spinge oltre il numero uno della Cassa dei dottori commercialisti (Cnpadc) Walter Anedda: “Non tutti gli Enti possono permettersi, in termini di ripartizione del rischio, di destinare un ammontare minimo del 3,5% ad investimenti alternativi. E, perciò, non essendo in grado di usufruire della detassazione, verrebbero penalizzati. È paradossale”, incalza, soprattutto perché la norma si prefigge di stimolare le operazioni finanziarie nell’economia reale, ma potrebbe far sì che alcuni Enti ne vengano scoraggiati. Deluse, finora, le aspettative di trovare nel decreto la possibilità di decidere, con autonome delibere (invece che col “saldo e stralcio” imposto dalla legge di bilancio), di affrontare il tema dei debiti contributivi degli iscritti, come emerso dal tavolo sull’Inpgi (Istituto previdenziale dei giornalisti) al ministero del lavoro (si veda ItaliaOggi del 23 marzo 2019).

L’auspicio di Oliveti e Anedda è che arrivi presto una correzione “ad hoc”.