Una cassa mutua comune? I Presidenti si confrontano

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Una assistenza sanitaria che possa interessare tutto il Sistema mantenendo le singole specificità ed esigenze è possibile? Questo è stato uno dei temi affrontati durante la Summer School organizzata da Casagit a Forte dei Marmi. Più momenti di confronto che hanno visto i Presidenti di alcune Casse di previdenza “interrogarsi” mettendo sul tavolo le proprie esperienze, progetti già messi in campo e quelli futuri. “Capire e far capire a chi dovrebbe operare” sono state alcune parole d’ordine che hanno caratterizzato la discussione riconoscendo in Casagit, nella lunga esperienza maturata nel campo dell’assistenza sanitaria privata, un interlocutore possibile.

 

Oliveti, AdEPP/Enpam “Momento prezioso per arricchire il dibattito”

“Il tema della costruzione di nuovi modelli di welfare che coinvolgano l’intero sistema AdEPP è uno degli obiettivi del progetto Wise (Welfare, investimenti, servizi, Europa). Un programma a cui come associazione stiamo lavorando per allargare l’offerta di welfare ai nostri iscritti e per realizzare economie di scala attraverso servizi messi a sistema. Sono convinto che questa Summer School, organizzata da Casagit e Postevita, rappresenterà un momento prezioso per arricchire il dibattito, condividere esperienze e progetti nati dalla singola Cassa o dalle già esistenti sinergie tra Casse. Auguro a tutti voi un buon lavoro”, questi i saluti che il Presidente dell’AdEPP e dell’Enpam, Alberto Oliveti, ha voluto inviare ai Presidenti delle Casse di previdenza e ai relatori intervenuti alla due giorni intitolata “Solidi e solidali”.

 

Luciano, Cassa Forense “Importante pensare ad un progetto di Sistema”

Ad aprire la mattinata di incontri, il Vice Presidente Vicario di AdEPP e Presidente di Cassa Forense, Nunzio Luciano che, dopo aver rappresentato i saluti del Presidente Oliveti, ha ricordato come “il tema della salute non riguardi solo la non autosufficienza ma l’assistenza più in generale. Per questo, credo, sia importante pensare ad un progetto che racchiuda più Casse di previdenza o meglio ancora l’intero sistema. Io avevo inserito, nel nuovo regolamento, una norma che mi dava la possibilità di fare una sorta di cassa mutua per i miei iscritti. I Ministeri vigilanti hanno bocciato la mia proposta perché riguardava poche persone. Oggi con la Cassa dei dottori commercialisti stiamo studiando un percorso comune che ci permetta, mantenendo ognuno le proprie caratteristiche, di farla. Credo che i numeri per dare vita al progetto di una assistenza comune ci siano, che questa, anche politicamente, avrebbe un peso importante, devo però capire e confrontarmi con gli altri. Casagit, che è al nostro interno e forte della sua esperienza può farmi e farci capire se sia possibile farla, se convenga e se risponde ai bisogni dei nostri iscritti. Ricordo, infatti, che il nostro compito è dare ai liberi professionisti un oggi e un futuro sereno, protetto”.

 

Daniele Cerrato, Casagit “Le nostre differenze una ricchezza”

“Io credo – fa eco il presidente di Casagit Daniele Cerrato – che le nostre differenze siano una ricchezza che non abbiamo, finora, valorizzato. Si parte da un obiettivo cercando di realizzarlo. Se costruiamo qualcosa insieme si trasformerà sicuramente in un intervento di natura politica per il Paese. Lo sono già tutte le azioni di welfare che abbiamo e mettiamo in campo per i nostri iscritti. AdEPP deve rilanciare il ragionamento di sistema. Gli attacchi o le difficoltà ad una singola Cassa sono attacchi a tutte le Casse”.  “In altri Paesi – ha spiegato ancora Cerrato – i privati sono proprietari di ospedali o strutture. Ti basta dare il tuo nome e cognome e inizi il percorso ospedaliero/sanitario, qualunque analisi o ricerca preveda. In Europa, ad esempio, la professionalizzazione della non autosufficienza è assodata, nel nostro Paese siamo ancora in mezzo al guado, spetta, quindi, a noi muoverci come Sistema anche per educare il legislatore e spingerlo a normare nella giusta direzione. Questo deve essere un nostro obiettivo. Basta raccontarci una favola, dobbiamo delineare meglio cosa sia il Servizio sanitario nazionale che a mio avviso sta avvicinandosi idealmente ad una tragica ripartizione: chi si attrezza e chi non si attrezza. Non siamo più sistemi integrativi, la realtà ci chiede di essere sostitutivi, non per i grandi interventi chirurgici ma su Tac, mammografie, Ecografie sì. Vedi il tema delle liste di attesa”.

 

Walter Anedda, Cnpadc “Nella previdenza elemento cruciale l’assistenza”

Per il Presidente della Cassa dottori commercialisti, Walter Anedda “Tutte le Casse stanno ampliando le capacità di intervento avendo ben presente come sta mutando il panorama italiano e quello professionale. Cambiamento che riguarda sia gli elementi sempre più ridotti del Ssn, sia l’aumento dell’età anagrafica e i costi. Non si ragiona più quindi solo sulla previdenza intesa come erogazione di pensione. Nella previdenza, ormai, elemento cruciale è l’assistenza. In questa ottica, per quanti sforzi possiamo fare come Cassa, anche se solida e con prospettive interessanti, non sarò mai in grado di aumentare i trattamenti pensionistici in maniera tale da renderli adeguati e rispondenti a quella che dovrebbe essere una vita serena nel futuro. Inoltre ho anche la consapevolezza che la possibilità di versare di più non è una scelta perché è determinata dalla capacità di risparmio previdenziale. I giovani hanno difficoltà a portar e il pane a casa altro che pensione integrativa. Sapendo che non posso agire sulla leva della contribuzione quello che spiego agli iscritti è: ragioniamo su un sistema assistenziale che diventi integrativo a quello pensionistico. Un ragionamento mutualistico dove la Cassa sostiene quello che il singolo non potrebbe sostenere da solo. Devo dire che questo pensiero attecchisce. E sull’onda di questo abbiamo iniziato un dialogo con Cassa Forense per una progettualità volta alla mutualità intercategoriale non intracategoriale. In questo percorso si è giustamente inserita Casagit, insieme dobbiamo capire come l’esperienza di Casagit possa essere strumento/obierttivo di questo percorso”.

 

Gianni Mancuso, Enpav ”Equità nei diritti”

Per Mancuso, Enpav, “E’ arrivato il momento di ridistribuire i diritti, limitando quello che è stato fino ad oggi dato ai lavoratori dipendenti e pensare che ci sono 4/5 milioni di lavoratori autonomi che non hanno neppure la malattia”.

 

Duego Buono, Cipag “Sempre più prevenzione”

“Il nostro mondo ha dimostrato capacità e competenza.  Da anni, almeno 10 – ha sottolineato il Presidente della Cassa geometri, Diego Buono –  facciamo prodotti per il sostegno assistenziale. Abbiamo fatto un nuovo bando che, forte dell’esperienza fatta in questi anni, si indirizza molto sulla prevenzione. La Ltc (Long term care) è stata un ‘esperienza che abbiamo fatto per 6 anni con un risultato molto negativo, a fronte di investimenti stratosferici abbiamo registrato solo 17 casi. Non è in discussione comunque l’aspetto sociale di quella decisione che va sicuramente continuata però l’importante secondo me è che si concretizzi con prodotti validi”.

 

Marina Macelloni, Inpgi “Noi facciamo già i conti con il lavoro che cambia”

Marina Macelloni, Inpgi “E’ un momento in cui noi per ragioni contingenti pressanti stiamo affrontando un cambio radicale di platea di lavoratori, di modo di lavorare, di necessità del lavoratore e spetta a noi dobbiamo intervenire. Occuparci di previdenza e assistenza, cosa che siamo stati i primi a fare, in questo momento significa occuparsi di come cambia il mondo del lavoro e in ultima analisi la società. Siamo forzatamente un laboratorio di tutto ciò perché ce l’abbiamo sotto il naso la platea che cambia con le sue esigenze, i numeri, le necessità. Il fatto di far parte, noi e Casagit, nel sistema delle Casse previdenziali ci consente di essere al centro di quello che secondo me dovrebbe essere il motore di questa nuova visione del lavoro e delle sue necessità. Io sono la Cassa più fortunata di tutti perché non devo preoccuparmi di fornire ai miei iscritti l’assistenza sanitaria necessaria, c’è Casagit, l’iscrizione è obbligatoria per i giornalisti che hanno un contratto dipendente e per gli altri la Casagit ha previsti alcuni profili diversi con contribuzione volontaria e una delle cose che ha fatto Inpgi e Csagiti quando ci siamo posti il problema di come aiutare i lavoratori autonomi è stata offrire il rimborso da parte dell’inpgi dell’iscrizione alla Casagit per tutti quelli che hanno un reddito inferiore a 30mila euro”.

 

Alessandro Visparelli, Enpacl “Ogni volta che discutiamo si apre un mondo nuovo”

Per il Presidente della Cassa dei Consulenti del lavoro, Alessandro Visparelli “Questo evento è importantissimo perché serve a maturare meglio le nostre idee e considerazioni. Ogni volta che discutiamo è utile perché si apre un mondo nuovo, idee nuove, orizzonti nuovi, e ci porta a fare considerazioni che a volte non facciamo perché impegnati su altri fronti. Ogni cassa crea un vestito su misura e diventa difficile trovare un minimo comune denominatore. Le proposte che noi facciamo ai consulenti del lavoro non vanno bene magari ai biologi. Nel 2013 abbiamo approvato una riforma importante e condivisa, dibattuta, dove si è stabilito di privilegiare l’aspetto previdenziale, tante risorse vengono destinate ai montanti, i ¾ del contributo integrativo vanno a finire nella previdenza. Il 5% alle attività di assistenza e il 3% al welfare attivo. Abbiamo la Long term care, ma ci stiamo interrogando, su sollecitazione dei nostri iscritti e alla ricerca di un miglioramento, come poter investire risorse di assistenza sanitaria integrativa per migliorare le prestazioni e i servizi per i colleghi. Sulla Ltc abbiamo investito 500 mila euro all’anno e abbiamo avuto solo 3 casi. Ci interessa molto sapere cosa fanno le altre Casse per sapere altre forme di assistenza che non conosciamo”.

 

Tiziana Stallone, Enpab “Previdenza, welfare, lavoro: vasi comunicanti”

Anche per la Presidente Tiziana Stallone, Enpab “Il confronto è mportante, importante è conoscerci perché conoscendoci noi costruiamo iniziative virtuose e troviamo delle affinità, è però anche importante che chi ci può aiutare conosca bene il nostro sistema. Perché altrimenti se non ci conosciamo alziamo delle resistenze tra di noi che non ci portano a parlare in maniera sciolta. In questi anni di lavoro la Commissione Welfare AdEPP è arrivata a concepire il nostro primo libro bianco che nasce proprio dal confronto delle azioni messe in campo dalle Casse.  Quando parliamo di “Longevità” ci dobbiamo riferire alla costruzione della qualità della vita che vuol dire dare serenità ai nostri iscritti in ogni momento e questo si può ottenere con la garanzia delle prestazioni previdenziali , con la parte assistenziale sia essa mutualistica sia di solidarietà (contributo di maternità) ma anche con lo stesso welfare attivo che si traduce nella messa in campo di iniziative prima che la problematica intervenga, sostenendo il mercato del lavoro, nella logica dei vasi comunicanti: sostengo il lavoro, sostengo il reddito,  ho maggior gettito di integrativo, ho più risorse da re investire”.

 

Felice Damiano Torricelli, Enpap “Le persone sentono di aver perso il controllo della propria vita”

“Credo che il vantaggio che possiamo cogliere oggi – ha spiegato il Presidente dell’Ente di previdenza degli psicologi, Felice Damiano Torricelli – è che forse in questa circostanza siamo nella posizione di poter raccontare le nostre esigenze ad un potenziale erogatore di servizi che sono molto differenziate sulla base delle personalità delle diverse categorie. Dall’altro ognuno di noi ha fatto delle esperienze di welfare. Noi abbiamo una sorta di ltc da diversi ann,i  abbiamo un contributo per le spese dell’assistenza domiciliare e per i ricoveri negli istituti di lunga degenza per le riabilitazioni. La Ltc è stato il contributo meno usato in assoluto tanto che lo abbiamo esteso anche ai parenti di primo grado, figli, coniugi, genitori. Il risultato è che il numero di richieste è davvero molto basso nonostante noi facciamo una campagna di comunicazione molto costante. C’è la necessità che l’offerta dei servizi si cali nelle peculiarità di ogni Cassa e che questi non siano standardizzati o si riferiscano a numeri molto grandi. Esistono le singole Casse e non l’inps dei professionisti. Noi abbiamo l’83% di iscritti che sono donne, abbiamo differenze di redditi tra nord e sud, anziani e giovani, su queste peculiarità dobbiamo necessariamente ritagliare i servizi che offriamo e spesso siamo in assenza di prodotti che siano peculiarizzabili. I bisogni che abbiamo dobbiamo poterli raccontare a chi offre servizi che dovrebbero essere rispondenti alle esigenze. Esigenze ne abbiamo e tante. Ad esempio quella delle abitazioni dei nostri futuri pensionati e che non abbiamo affrontato. Colleghi che con le pensioni non sono riuscite a comprare casa e quando andranno in pensione con redditi così bassi dovranno fare i conti con i costi degli affitti e senza una rete famigliare di protezione. Le persone sentono di aver perso il controllo della propria vita. Dobbiamo aiutare i nostri colleghi intanto ad avere delle reti sociali, a percepire la Cassa  come uno spazio di comunità dentro la quale i colleghi possono trovare confronto e non solo conforto e sostegno, formazione ma anche dati, studi, competenze imprenditoriali, una guida per l’uso di fondi europei”.

 

Daniele Cerrato, Casagit “Dal livello tecnico a quello politico”

“Da lunedì dobbiamo iniziare a fare prima una analisi tecnica mettendo insieme tutte le Casse,  le esperienze messe in campo da alcune che possono essere messe a sistema e portare ad un risultato: Partiamo da un livello tecnico per arrivare ad un livello politico di analisi.”

Nel frattempo Casagit continua i suoi passi in avanti. La notizia (che riporteremo nell’area Rassegna Stampa) è di questi giorni: la cassa di assistenza dei giornalisti è pronta a cambiare forma giuridica per aprirsi al mercato offrendo servizi sanitari a nuove categorie di professionisti.