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Censis. Poveri giovani e poveri professionisti

Eโ€™ stato presentato a Roma, nei giorni scorsi, il 53esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese targato Censis.

Nella seconda parte, La societร  italiana al 2019, vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dellโ€™anno in una societร  ansiosa macerata dalla sfiducia: la solitaria difesa di se stessi degli italiani โ€’ esito del furore di vivere e di stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro โ€’, le responsabilitร  collettive eluse, ma anche i grumi di nuovo sviluppo. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanitร , il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

Tra i processi formativi, viene analizzato il Sistema Scuola e il futuro lavorativo dei giovani.

โ€œLa domanda di capitale umano espressa dalle imprese โ€“ si legge nel rapporto – privilegia ancora i diplomati di scuola secondaria di II grado. Nel 2018 su 4.554.000 ingressi programmati da imprese dellโ€™industria e dei servizi, i diplomati erano circa 1.600.000, il 35% del totale. I diplomati continuano a prevalere sui laureati, destinati a ricoprire il 12,1% dei posti di lavoro programmati, pari a 550.000. Il restante 52,9% di contratti di lavoro riguarda individui con piรน bassi livelli di scolarizzazione. Una impresa su quattro (il 26,2%, dato che nel Nord-Est sale al 30,4%) fatica a reperire diplomati, perchรฉ troppo pochi o per la loro inadeguatezza. Il 25% delle imprese cerca giovani che abbiano completato un percorso Its o Ifts (per alcuni indirizzi di studio viene superata la soglia del 30%). Con riferimento ai 139 corsi dellโ€™Istruzione tecnica superiore conclusi nel 2017, lโ€™80% dei diplomati ha trovato lavoro (di cui il 90% in unโ€™area coerente con il proprio percorso formativo). Resta perรฒ ancora sottodimensionata la capacitร  di offerta: 2.601 diplomati Its nel 2017 a fronte di un bisogno di circa 400.000 (la quota di copertura dellโ€™Its si attesta dunque su livelli inferiori allโ€™1%)โ€.

โ€œGiovani senza confiniโ€ รจ invece il titolo dellโ€™ultimo paragrafo del focus formazione.ย Nel 2017 il 31,1% degli emigrati italiani con almeno 25 anni era in possesso di un titolo di studio di livello universitario e il 53,7% aveva tra i 18 e i 39 anni (etร  media di 33 anni per gli uomini e di 30 per le donne). Tra il 2013 e il 2017 รจ aumentato molto non solo il numero di laureati trasferiti allโ€™estero (+41,8%), ma anche quello dei diplomati (+32,9%). Tra il 2008 e il 2017 i saldi con lโ€™estero di giovani 20-34enni con titoli di studio medio-alti sono negativi in tutte le regioni italiane. Quelle con il numero piรน elevato di giovani qualificati trasferiti allโ€™estero sono Lombardia (-24.000), Sicilia (-13.000), Veneto (-12.000), Lazio (-11.000) e Campania (-10.000). Il Centro-Nord, soprattutto Lombardia ed Emilia Romagna, ha compensato tali perdite con il drenaggio di risorse umane dal Sud.

โ€œPoveri professionisti: il difficile ritorno alla crescitaโ€ รจ uno dei paragrafi dedicati al lavoro.

โ€œTra il 2013 e il 2017 i redditi medi annui dei liberi professionisti โ€“ sostiene il Censis – si sono ridotti in termini reali del 2,9%, passando da 34.678 euro in media a 34.022 euro, con una perdita di 656 euro. Del tutto diversa รจ invece la situazione dei professionisti dipendenti (iscritti alle Casse previdenziali delle professioni), che guadagnano in termini nominali circa 5.000 euro allโ€™anno nel periodo considerato (+7%). Il gap di genere appare ancora netto: la differenza di reddito tra i professionisti uomini e le donne รจ di circa 15.000 euro (si posizionano rispettivamente al 122% e al 78% del reddito medio). La distanza tra il reddito medio e quello di un professionista con meno di trentโ€™anni si avvicina a 21.000 euro. La differenza tra un professionista del Nord e uno del Mezzogiorno supera i 14.000 euro a favore del primoโ€.

Qualitร  del lavoro e salario minimo legale.ย Il 23,7% degli italiani riconduce la causa del rancore diffuso di questi anni alla crescente disuguaglianza nei redditi e nelle opportunitร  di lavoro. Il 25% individua in una giustizia troppo favorevole nei confronti dei ricchi, dei privilegiati e dei piรน spregiudicati un altro elemento che giustifica il risentimento. La ยซripresa senza salarioยป caratterizza ancora lโ€™andamento economico dellโ€™Unione europea. Tra il 2013 e il 2018 si รจ ampliata la forbice tra la crescita del Pil e la crescita dei salari reali. Nel 2017 la distanza era di 2,2 punti, nel 2018 a un incremento del Pil del 2% ha corrisposto un aumento dei salari pari allo 0,7%. Il 12,2% degli occupati in Italia รจ a rischio povertร , non sorprende quindi che 3 italiani su 4 siano favorevoli allโ€™introduzione del salario minimo per legge. La percentuale รจ piรน alta tra gli occupati (75,3%) e tra chi dispone di un reddito basso (lโ€™80,7% con un reddito fino a 15.000 euro annui) o medio-basso (il 78,7% con un reddito compreso tra 15.000 e 30.000 euro annui).

Dove cresce lโ€™occupazione: il turismo.ย Il settore del turismo in Italia continua a rivestire il ruolo di grande contenitore dellโ€™occupazione e di driver fondamentale per lโ€™economia. Tra il 2017 e il 2018 il contributo diretto del settore al Pil รจ aumentato dellโ€™1,9%, con un valore economico di poco meno di 96 miliardi di euro. Il contributo diretto in termini di occupazione sfiorava il milione e mezzo di addetti nel 2017 e per il 2018 si stima un incremento dellโ€™1,3% (circa 20.000 in piรน). Considerando oltre al contributo diretto anche gli impatti indiretti e indotti (investimenti del settore, spesa pubblica per promozione, marketing, servizi di sicurezza e sanitari, spesa diretta e indiretta del personale dedicato alle attivitร  di viaggio e turismo), il valore economico del turismo in Italia raggiunge i 213 miliardi di euro nel 2017, pari al 13% del Pil. Secondo le stime, supera i 227 miliardi di euro nel 2018, con una crescita dellโ€™1,8%. Lโ€™incremento dellโ€™occupazione รจ dellโ€™1,4% e il perimetro allargato del turismo include oggi 3.443.000 occupati. Secondo le proiezioni a dieci anni del valore economico e dellโ€™occupazione, nel 2028, con un tasso di crescita medio annuo dellโ€™1,9%, il contributo diretto potrebbe raggiungere i 116 miliardi di euro, con poco meno di 1.800.000 occupati. Se si aggiungono gli impatti indiretti e indotti, si arriverร  a 267 miliardi di euro e a una occupazione di quasi 4 milioni di addetti.

Dove altro cresce lโ€™occupazione: industrie e servizi Ict.ย Il settore Ict in Italia ha raggiunto nel 2018 i 62 miliardi di euro di valore aggiunto, con un incremento rispetto al 2016 di 3,6 miliardi di euro. Il 91,7% del valore aggiunto ha origine nelle attivitร  dei servizi, di cui la parte prevalente (il 55,7%) riguarda attivitร  di programmazione, consulenza, data processing, portali web. Si riduce invece la capacitร  di creare valore delle telecomunicazioni, che perdono 1,2 miliardi di euro in due anni. Tra il 2016 e il 2018 il settore Ict ha aumentato la base occupazionale di 31.000 addetti (+4,8%). In totale il settore occupa oggi 677.000 persone. Anche in questo caso sono le attivitร  di servizio legate alla programmazione e alla consulenza a segnare il risultato piรน importante, con un aumento del 7,4% nei due anni, cioรจ 32.000 addetti aggiuntivi. Nello stesso periodo le telecomunicazioni hanno subito invece un ridimensionamento di circa 800 addetti. Nel 2018 il 56,4% delle imprese italiane ha dichiarato di aver effettuato investimenti per adottare sistemi di sicurezza informatica: valori piรน alti tra le imprese manifatturiere (58,8%) e tra le imprese a maggiore dimensione, con almeno 500 dipendenti (86,6%).

Il peso della burocrazia: la rassegnazione degli italiani.ย Tra il 2017 e il 2019 aumenta la quota dei giudizi positivi degli italiani sulla Pubblica Amministrazione: il 36,3%, circa 10 punti percentuali in piรน. Ma la persistente rappresentazione sfavorevole dipende dallโ€™eccesso di burocrazia, con troppi adempimenti, autorizzazioni e controlli che intralciano il rapporto tra cittadini e amministrazione (secondo il 33,2%, 10 punti in piรน rispetto al 2017). Le soluzioni indicate dai cittadini per trasformare la Pa da fattore frenante a fattore di spinta sono: passare da un predominio delle procedure a una maggiore attenzione alle esigenze dei cittadini (38,2%) e agire per un ridimensionamento della Pa, ottenendo in questo modo almeno una riduzione dei costi e degli oneri burocratici (38,2%). Secondo un bilancio degli oneri amministrativi introdotti ed eliminati dalle amministrazioni pubbliche nel corso del 2018, รจ pari a 52,7 milioni di euro il costo generato da nuove disposizioni normative, mentre lโ€™importo di oneri eliminati supera di poco i 15 milioni di euro. Il saldo finale รจ stato dunque di 37,7 milioni di euro che si sono aggiunti al volume complessivo degli oneri amministrativi.

Per sfogliare il report cliccare su http://www.censis.it/rapporto-annuale/sintesi-del-53%C2%B0-rapporto-censis

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