Cambiamento demografico in Europa. Il report della Commissione UE

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L’Italia è fra i Paesi europei in cui nascono meno bambini e dove gli adulti vivono più a lungo e in buona salute. Ma non è sola. I problemi e gli effetti legati ai cambiamenti demografici, aggravati dalla Covid 19, sono comuni, con qualche piccola differenza, ai 27 paesi membri dell’UE. È quanto emerge dal report sull’impatto del cambiamento demografico in Europa pubblicato dalla Commissione Ue, che disegna il quadro di un continente sempre più anziano e dove il numero di nascite è in continua diminuzione. Niente di nuovo sotto il sole potremmo dire visto che da anni l’allarme viene lanciato anche da tutti i nostri istituti di ricerca ma, oggi, la Commissione europea sottolinea l’impatto drammatico che questo trend demografico sta avendo e avrà sul futuro del continente e su quello del nostro Paese, se non si terrà conto delle sollecitazioni derivanti dal rapporto.

In progressivo invecchiamento della popolazione dell’UE sta avendo e avrà ricadute evidenti anche sul mercato del lavoro, con un calo medio atteso delle persone in età da lavoro pari al 18% entro il 2070. Attualmente ci sono 2,9 persone in età lavorativa per ogni over 65, nel 2070 tale proporzione scenderà a 1,7.

“La popolazione in età lavorativa dell’Europa si sta riducendo – si legge nel report – ed è necessario trovare misure per sostenere la crescita economica e l’occupazione, in particolare, aumentando la produttività. Per far fronte all’invecchiamento della società europea, i nostri sistemi sanitari e di assistenza dovranno essere ulteriormente adattati e dovremo porci il problema di come finanziare la spesa pubblica legata all’invecchiamento”.

“Il cambiamento demografico può anche influire sul ruolo che l’Europa può giocare sullo scenario mondiale. La sua quota di popolazione globale e il PIL si ridurranno in relazione all’invecchiamento atteso. E’ necessario, quindi, agire per favorire i processi tesi a realizzare un’Europa più unita, più forte e più strategica”.

La Commissaria Dubravka Šuica, vicepresidente incaricata per la Democrazia e le demografia, ha dichiarato: “Il coronavirus ci ha mostrato che la popolazione anziana ha bisogno di determinati prodotti e servizi, la cui domanda potrà solo crescere, la silver economy può rappresentare una opportunità straordinaria per le imprese del futuro. La crisi ha messo in luce molti aspetti di vulnerabilità del nostro sistema (socio-economico), alcuni sono strettamente connessi ai profondi cambiamenti demografici che già colpiscono le nostre società e comunità in tutta Europa. Questa duplice sfida deve contribuire a definire il modo in cui ripensare l’assistenza sanitaria, il welfare, i bilanci pubblici e la vita pubblica nei prossimi decenni. Dovremo affrontare questioni quali l’accesso ai servizi, l’assistenza di prossimità e, persino, la solitudine. Si tratta, in ultima analisi, del nostro modo di vivere insieme. Affrontare i cambiamenti demografici è un passaggio fondamentale per costruire una società più equa e più resiliente”.

Ma quali sono i dati salienti contenuti nel report?

Nel 2018, l’aspettativa di vita alla nascita è aumentata a 78,2 anni per gli uomini e 83,7 per le donne. Si prevede che questa crescita continui: gli uomini nati nel 2070 dovrebbero vivere 86 anni e le donne 90.

Nell’UE nel suo insieme, la composizione delle nostre famiglie sta cambiando: le famiglie composte da due genitori con figli vengono unite da famiglie costituite da persone che vivono da sole, genitori single o coppie senza figli.

Nel 2018, il numero medio di parti per parto per donna è stato di 1,55 e l’età media al parto 31,3 anni.

Alcuni di noi scelgono di spostarsi o vivere all’estero, ma la dimensione di questi flussi è volatile e può cambiare rapidamente. Entro il 2070, il 30,3% della popolazione è atteso essere dai 65 anni e oltre (rispetto al 20,3% nel 2019) e il 13,2% avrà un’età superiore agli 80 anni (rispetto al 5,8% nel 2019).

La quota della popolazione europea nel mondo si sta riducendo ed entro il 2070 rappresenterà poco meno del 4% della popolazione mondiale.

Le proiezioni mostrano che la popolazione del nostro continente, rimarrà piuttosto stabile per i prossimi due decenni per poi iniziare a diminuire. Si prevede di raggiungere circa 449 milioni di persone prima del 2025, per registrare una diminuzione progressiva dopo il 2030 fino a 424 milioni entro il 2070 (5% riduzione in 50 anni).

Quali strategie?

I risultati del rapporto demografico della Commissione mostrano che non esiste un approccio unico per tutti. Ma investimenti in infrastrutture e servizi, anche attraverso la politica di coesione, sono una parte essenziale per anelare ad una soluzione.

“Gestire l’impatto del cambiamento demografico a lungo termine – si legge nell’introduzione del report – ha molte sfaccettature: come gestiamo la nostra salute pubblica, budget pubblici o vita pubblica, ma anche su come affrontiamo questioni come la solitudine, la cura nella comunità e l’accesso a servizi vitali. Affrontare questi problemi sarà importante per un recupero riuscito e determinerà la velocità e il fino a che punto saremo in grado di ricostruire la nostra vita quotidiana, reti sociali ed economie. A più lungo termine, questo è un opportunità per l’Europa di costruire un sistema più equo e più resistente società”.

“I sistemi sanitari europei sono i più avanzati a livello globale. Insieme all’abilità e al sacrificio di molti lavoratori in prima linea hanno contribuito a salvare innumerevoli vite dall’inizio della pandemia. Tuttavia, lo stress che hanno subito, specialmente nelle aree con una popolazione più anziana, ha dimostrato la necessità di supportarli ulteriormente”.

I Paesi non possono non adottare nuove politiche che tengano conto dei fattori che questa pandemia ha fatto emergere e sui quali la Commissione lavorerà considerato che ha già annunciato che intende preparare un “Libro verde sull’invecchiamento” e una “Visione di lungo periodo per le aree rurali”.

Ad ogni Stato membro il compito di mettere in atto investimenti sull’occupazione, sulle infrastrutture, su un’economia che tenga conto non solo dei cambiamenti demografici ma di quelli climatici, un’economia sostenibile e green, che metta al centro la persona e il lavoro. Sulla salute, come evidenzia anche il report, le eccellenze ci sono.

“I sistemi sanitari e di assistenza a lungo termine europei sono stati all’avanguardia in tutta la pandemia di COVID-19 – si legge nel report – Sono stati messi a dura prova nella lotta contro il virus .E la pandemia ha sottolineato la necessità di solidi sistemi di sanità pubblica e la necessità di maggiori capacità delle unità di terapia intensiva. I sistemi sanitari più resilienti richiedono investimenti adeguati e sostegno finanziario che corrisponde al loro ruolo di leader”.

“Garantire un alto livello di protezione della salute umana richiede infrastrutture, quali ospedali, case di cura a lungo termine e alloggi adattati e attrezzati per le persone anziane. L’assistenza formale a lungo termine è costosa ed è spesso a carico della persona bisognosa o della sua famiglia. La silver economy può offrire opportunità per i settori della salute e dell’assistenza a lungo termine. Può essere un motore di innovazione per aiutare a fornire cure di alta qualità servizi in un modo più efficiente. La digitalizzazione può essere utile per monitorare costantemente le condizioni di salute degli anziani. L’uso delle tecnologie digitali nella salute e nella cura a lungo termine è la scelta giusta. La ricerca e l’innovazione saranno cruciali.