Santoro “Oltre il 40% del nostro portafoglio è ESG”

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“Le scelte strategiche di allocazione del patrimonio delle Casse non perseguono scopi speculativi ma sono improntate ai criteri di prudenza, rendimento, salvaguardia e garanzia delle prestazioni future agli iscritti” è quanto si legge nell’ultimo rapporto sugli investimenti degli Enti di previdenza privati dove si legge anche che “Al 31-12-2019 gli investimenti delle Casse in strumenti ESG ammontano a circa 8 miliardi di euro e sono in forte crescita”.

Ad avere un “peso” è sicuramente Inarcassa, la Cassa di previdenza e assistenza degli architetti e ingegneri che ha “contribuito” per oltre il 50% al dato complessivo.

“Oltre il 40% del nostro portafoglio – dichiara il Presidente di Inarcassa Giuseppe Santoro – è ESG (Environmental, Social, Governance) compliant: 4,8 miliardi di euro a fine 2019. Si tratta di una quota di investimenti in progressivo aumento, costituita da strumenti qualificati come ‘responsabili’ in termini ambientali e sociali.”

L’adozione di una policy d’investimento e di linee guida con focus sulla sostenibilità hanno progressivamente migliorato la valutazione ESG del patrimonio investito di Inarcassa. Nel biennio 2018-2019 il rating ESG, rilevato trimestralmente per i comparti obbligazionario governativo, azionario e corporate, è risultato in miglioramento di circa il 10%. A fine 2019 la quasi totalità del portafoglio azionario integra criteri di sostenibilità negli investimenti.

“Inarcassa – prosegue il Presidente – ha un patrimonio che oggi supera gli 11 miliardi di euro. Patrimonio che assicura la tenuta del nostro sistema previdenziale e rappresenta la cerniera ideale che lega le diverse generazioni. L’obiettivo non può essere, dunque, solo la massimizzazione dei rendimenti in senso assoluto ma, piuttosto, la ricerca di una redditività che sia il più costante possibile nel tempo, a garanzia dei ritorni pensionistici. Gli investimenti ‘sostenibili’ vanno in questa direzione, giacché consentono di perseguire stabilità economico-finanziaria nel lungo periodo, con profili di rischio-rendimento competitivi rispetto agli investimenti non-green”.