Itinerari previnziali. Presentato l’VIII Rapporto Sul sistema previdenziale italiano”

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Si è tenuta, presso la Camera dei deputati, la presentazione dell’VIII Rapporto sul “Bilancio del sistema previdenziale italiano” curato dal centro studi di Itinerari previdenziali.

“Il mix di anticipi pensionistici, sgravi contributivi e crisi pandemica ha prodotto –  ha spiegato il presidente del centro studi Alberto Brambilla  – risultati negativi nel 2020, situazione che perdurerà almeno fino al 2023. Per il 2020 il disavanzo, al netto dei trasferimenti dal bilancio dello Stato, aumenterà a 33 miliardi per poi ridursi gradualmente a poco più di 25 nel 2023. Il numero dei pensionati aumenterà, per effetto dei provvedimenti di prepensionamento e Quota 100, di circa 100mila unità per poi ridursi intorno ai 16,050 milioni nel 2023. L’occupazione nel 2020 si è ridotta di circa 700mila posti di lavoro (473mila l’ultimo dato Istat di ottobre), prevalentemente a tempo determinato”.

“Quest’anno l’occupazione regolare potrebbe aumentare di 350.000 unità ma ciò dipenderà da alcune variabili, tutte nella disponibilità del governo – ha sottolineato Brambilla –  dall’andamento del piano vaccini che, per consentire una ripartenza dell’economia, dovrebbe entro fine giugno immunizzare almeno il 65% della popolazione (39 milioni di italiani). Un obiettivo difficile da raggiungere che dovrebbe essere abbinato a un piano di almeno 2 milioni di tamponi a settimana e, soprattutto, alla disponibilità di terapie efficaci disponibili entro marzo 2021 da usare ai primi sintomi di COVID-19. Poi c’è la questione legata all’impiego dei fondi europei e soprattutto all’avvio dello Sblocca Cantieri, con la nomina urgente dei commissari. Questi interventi potrebbero ridurre gli effetti dello sblocco dei licenziamenti prevedibile per giugno e assorbire la maggior parte dei lavoratori in CIG-COVID che, a fine 2020, erano ancora circa 1,8 milioni. Il 2020 è stato del resto l’anno record della CIG con oltre 4 miliardi di ore autorizzate (20 volte la media degli ultimi 3 anni). Senza questo “scatto” sarà difficile centrare gli obiettivi di crescita del PIL e occupazione”.

I numeri

A fronte di una spesa pubblica totale di 870,74 miliardi, il costo complessivo delle “prestazioni sociali” – il welfare state (pensioni, sanità e assistenza sociale) – è ammontato a 488,336 miliardi, pari al 56,08% dell’intera spesa statale, il livello più elevato da quando questa rilevazione viene fatta (ultimi 12 anni). Se rapportiamo la spesa alle entrate effettive (841,441 miliardi) per il welfare spendiamo il 58% di quanto lo Stato incassa ogni anno. Siamo quindi ai primi posti nel mondo per spesa sociale, anche se la politica e altri potenti influencer sembrano non accorgersi e chiedono continuamente altri sostegni, tutti ovviamente sulle spalle dei nostri figli e nipoti.

Il sistema pensionistico italiano regge, ma incombono COVID-19 (e Quota 100)

Nel 2019 si interrompe la lunga serie in diminuzione dei pensionati del sistema Italia, che dai 16.004.503 del 2018 aumentano fino a 16.035.165 (+30.662 unità). Inoltre, il numero dei lavoratori attivi regolari che pagano i contributi e le imposte è stato nel 2019 il più alto di sempre toccando quota 23.376.000, superiore anche al record del 2008, ultimo anno positivo prima della grande crisi. Ed infine, nonostante Quota 100 e le altre forme di pensionamento anticipato introdotte o prorogate dalle ultime Leggi di Bilancio, si consolida anche il rapporto occupati e pensionati, che sale fino a 1,4578, miglior risultato degli ultimi 23 anni.

Pensionati

Dopo un trend positivo iniziato nel 2009 e proseguito fino al 2018 in modo costante per effetto delle ultime riforme previdenziali, che hanno innalzato gradualmente requisiti anagrafici e contributivi, il numero di pensionati italiani risale fino a 16.035.165 unità. Un incremento comunque inferiore a quanto ci si aspettasse a seguito dell’entrata in vigore di Quota 100, in parte motivabile con la contestuale e numericamente significativa cancellazione di molte pensioni erogate in giovane età, con effetti positivi sul sistema.

All’1 gennaio 2020 risultavano ancora circa 502mila prestazioni in pagamento dal 1980 o ancora prima, con un decremento di ben 150mila pensioni rispetto all’anno precedente. Tornando al numero di pensionati, nel 2019 se ne rilevano 30.662 in più rispetto al 2018, con una variazione percentuale tendenziale positiva dello 0,19%: nonostante degli oltre 16 milioni di pensionati italiani il 51,9% sia di genere femminile, le donne pensionate diminuiscono rispetto alla rilevazione precedente di 34.133 unità, mentre gli uomini aumentano di 64.795.

Occupati

Aumentano anche nel 2019 toccando quota 23.376.000 (erano circa 70mila in più nel mese di luglio), con un tasso di occupazione totale a fine anno pari al 59,1%, un tasso di occupazione femminile al 50,1% e quello degli over 50 vicino al 61%. Tutti dati da record e in miglioramento. Crescono però a 259,65 milioni (+20%) le ore di cassa integrazione autorizzate, principalmente a causa della contrazione occupazionale dell’ultimo trimestre 2019, mentre il “monte ore lavorato” dei dipendenti resta ancora inferiore del 5% rispetto al 2008, così come le ore lavorate nell’anno per addetto.

Rapporto attivi/pensionati

Malgrado l’impatto delle misure di anticipo pensionistico introdotte dalla Legge di Bilancio per il 2019 e l’incremento dei pensionati, regge e addirittura migliora il rapporto tra occupati e pensionati, che nel 2019 tocca quota 1,4578, contro l’1,4521 del 2018. Un valore, fondamentale per la tenuta di un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano, che non solo rappresenta il miglior risultato di sempre ma che è anche molto prossimo a quell’1,5 già indicato nei precedenti Rapporti come soglia necessaria per la stabilità di medio e lungo termine del sistema.

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