Cnpr Forum, senza salute non c’è futuro

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“La difficile situazione in cui versa il servizio sanitario nazionale è il risultato di anni di tagli che hanno depauperato il sistema sanitario nazionale. Parliamo di 37 mld negli ultimi 15 anni. Noi siamo intervenuti con nuove risorse per le Regioni al fine di ridurre le liste d’attesa incrementando il Fondo Sanitario Nazionale di 11 mld di euro. Siamo al lavoro per il nuovo piano nazionale della gestione delle liste che sarà accentrata per migliorare l’efficienza. Abbiamo iniziato a fare fronte alla carenza di personale modificando il numero chiuso nelle facoltà di medicina e con il decreto Pnrr si potranno impiegare gli specializzandi con contratto a tempo determinato”. Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci (Forza Italia), presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, nel corso del Cnpr Forum “Senza salute non c’è futuro, analisi e prospettive sul sistema sanitario nazionale tra demografia e sostenibilità”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

“Siamo consapevoli che serve una rivoluzione ben più ampia – ha aggiunto Cappellacci – superando un sistema incentrato sugli ospedali e puntando su prevenzione e cure domiciliari, lasciando ai nosocomi le urgenze”.

Interventi a sostegno della sanità pubblica sono auspicati da Sandra Zampa, senatrice del Partito democratico in Commissione Affari Sociali a Palazzo Madama: “In questo momento c’è bisogno di immaginare una robustissima immissione di prestazioni nel servizio sanitario pubblico e di accompagnarla con una campagna di informazione che eviti l’eccesso di prestazioni inappropriate. Dobbiamo fare in modo che si sostenga seriamente il servizio sanitario pubblico perché possa ridurre significativamente le liste d’attesa, aggiungendo nei propri ospedali il personale necessario o pagando prestazioni aggiuntive. Perché il pubblico? Perché abbiamo bisogno di una sanità che non offra solo prestazioni. E’ necessario offrire ai cittadini veri e propri percorsi di cura. La legge prevede che sia il medico a indicare le priorità e nella richiesta della prestazione devono essere annotati i tempi d’attesa massima fino a 180 giorni. Questo va fatto con onestà e rigore. Ci sono più di 4 milioni di italiani che rinunciano a curarsi – ha rimarcato Zampa – perché scoraggiati dalle lunghe liste d’attesa e non hanno la forza economica per rivolgersi alle strutture sanitarie private.  Oggi, in un sistema dove la specialistica vale 13 mld di euro, occorre di 1 mld in più.  Utilizzando, ad esempio, il Pnrr per il rinnovo delle tecnologie che consentono di rendere più efficaci le prestazioni, registrando un risparmio sul fondo sanitario”.

Secondo Andrea Mascaretti, deputato di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Bilancio e Lavoro a Montecitorio: “Il governo sta investendo molto nella sanità pubblica ma dobbiamo fare in modo che l’assistenza sanitaria funzioni in maniera efficiente in tutte le regioni. I dati delle persone curate in Lombardia provenienti da fuori regione, ad esempio, è ancora elevatissimo. Evidentemente in altre regioni, nonostante i cittadini paghino le stesse tasse, non usufruiscono di un servizio sanitario adeguato. Con l’aggravante di dover abbandonare la propria casa e la famiglia. Con l’ultima Finanziaria il governo ha investito 3 mld di euro in più per la sanità rispetto all’anno precedente, toccando il massimo storico. Questi investimenti – ha evidenziato Mascaretti – devono essere impiegati anche per aumentare il personale sanitario. Oggi in alcune aree del Paese ci sono tempi di attese molto lunghi. Le aziende sanitarie sono costrette ad appaltare all’esterno diverse prestazioni aggravando ulteriormente i propri bilanci. Nella riforma c’è anche il numero unico di prenotazione che verrà messo in rete in modo che ci possa essere un monitoraggio più puntuale dei posti disponibili negli ospedali”.

Colmare il gap sulle risorse del personale sanitario è la priorità per Elisa Pirro, parlamentare del M5s in Commissione Bilancio al Senato: “Il primo atto da compiere è dare un chiaro segnale di difesa del nostro Sistema Sanitario Nazionale pubblico che ancora oggi è tra i migliori al mondo. Quando entriamo nei nostri ospedali, non ci chiedono la carta di credito per dimostrare che possiamo pagare le cure e gli interventi di cui necessitiamo. Le priorità d’azione riguardano la necessità di rafforzare il personale perché assistiamo sempre più a una fuga del personale dalle strutture pubbliche. Bisogna bloccare questa emorragia, pagando meglio i nostri medici e infermieri in modo che non siano allettati da offerte migliori che arrivano dall’estero. Occorrono misure per prevenire il ‘burn out’ del personale sanitario – ha sostenuto Pirro – che è sottoposto a carichi eccessivi di lavoro. Questo percorso non è in antitesi con altre misure come, ad esempio, la direttiva sulle ‘case green’. E’ vero che ha un costo, ma c’è un ritorno economico finora sottovalutato anche in termini occupazionali e di risparmio energetico. In primis sull’acquisto di gas. L’Enea ha reso noto che ci sarebbero 3 mld di euro di risparmi che potrebbero essere utilizzati proprio sui capitoli della sanità. Le risorse ci sono; prendiamole tassando gli extraprofitti e reinvestiamole nella sanità pubblica”.

Nel corso del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Sabatino Broccolini (commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo): “Curarsi oggi nel settore pubblico è sempre più complicato. Quando si prenota una visita occorre essere ‘pazienti’ in tutti i sensi. Le liste d’attesa sono un problema oramai non più procrastinabile. Occorrono interventi efficaci per mantenere la fiducia nel nostro servizio sanitario nazionale e per tutelare il diritto alla salute dei cittadini italiani. Se da un lato è necessario aumentare investimenti in sanità, dall’altro l’Unione Europea emana decreti e impegni di spesa per la sostenibilità, come ad esempio, il provvedimento per le ‘case green’. Occorre ragionare sulle priorità, tenendo conto delle specificità e delle criticità che ogni Paese membro si trova a dover affrontare”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Il servizio sanitario nazionale si trova in enorme difficoltà. Dobbiamo chiederci se lo Stato voglia continuare ad essere erogatore di prestazioni in favore della salute in maniera universale e paritaria per tutti i cittadini. Se così deve essere, servono modifiche attente, erogazioni di spesa e il ripristino della centralità dell’operatore sanitario oggi così mortificato da essere costretto a cercare fortuna in altri Paesi. Stabilire le priorità nel bilancio dello Stato tra ambiente e sanità è sicuramente difficile. Bisogna puntare a rafforzare i servizi ai cittadini e lo stato sociale del nostro Paese che è ancora tra i più invidiati del mondo”.