La lotta ai cambiamenti climatici si gioca anche  in Cas(s)a architetti e ingegneri

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“Un’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Europa è fondamentale per affrontare il problema dei cambiamenti climatici e rendere possibile una transizione equa e sostenibile. Insieme, rappresentiamo il 25 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica e il 40 per cento del Pil mondiale. Rappresentiamo un mercato di 800 milioni di persone. Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori partner commerciali dell’Europa. Agendo insieme, possiamo fare la differenza. La transizione globale di cui abbiamo bisogno non avverrà mai se non procederemo nel modo giusto” inizia così il lungo appello inviato al neo presidente degli Stati Uniti Joe Biden che vede tra i firmatari Giorgio Santoro come Presidente di Inarcassa.

D’altronde, se parliamo di sostenibilità non possiamo che non riportare quanto affermato dallo stesso presidente durante l’Intervento al webinar organizzato da Itinerari Previdenziali sugli investimenti ESG. “Il percorso di Inarcassa nasce nel 2016/2017, siamo la prima Cassa ad aderire ai principi delle Nazioni Unite sulla sostenibilità Esg (concernenti il rispetto dei profili di natura ambientale, sociale, o di governance) e che negli anni ha compiuto passi concreti e tangibili verso la sostenibilità delle sue operazioni finanziarie”.

E se andiamo a leggere l’articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista trimestrale della Cassa vediamo che “ad oggi oltre il 40% del patrimonio totale è assegnato direttamente in strumenti esplicitamente qualificati come “responsabili” in termini ambientali e sociali e questa quota aumenterà progressivamente. Allo stesso tempo, viene prestata sempre più attenzione nella selezione delle controparti che adottano l’approccio ESG nel loro processo di investimento”.

Ma torniamo alla lettera/appello inviata nei giorni scorsi dove si legge, tra l’altro, che, in Europa, “nemmeno un euro dovrà essere investito in attività nocive per l’ambiente”.

Ed ancora “Questo decennio sarà cruciale per la lotta contro i cambiamenti climatici! La crisi climatica non ha colori politici, non ha confini, e nessun vaccino ci proteggerà dal suo impatto. Noi, politici, amministratori delegati, associazioni di categoria, sindacati e istituti di ricerca europei, esortiamo gli Stati Uniti a tradurre in realtà le loro ambizioni adottando l’obbiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 50 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2005)”.

 

L’Appello

Accogliamo con piacere l’impegno dell’amministrazione Biden-Harris per rilanciare la lotta contro i cambiamenti climatici e il ritorno degli Stati Uniti nell’accordo sul clima di Parigi. Da entrambi i lati dell’Atlantico ora abbiamo lo stesso obbiettivo: arrivare a zero emissioni entro il 2050.

Un’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Europa è fondamentale per affrontare il problema dei cambiamenti climatici e rendere possibile una transizione equa e sostenibile. Insieme, rappresentiamo il 25 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica e il 40 per cento del Pil mondiale. Rappresentiamo un mercato di 800 milioni di persone. Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori partner commerciali dell’Europa. Agendo insieme, possiamo fare la differenza. La transizione globale di cui abbiamo bisogno non avverrà mai se non procederemo nel modo giusto.

Sei mesi dopo le elezioni europee del maggio 2019 l’Europa ha messo sul tavolo il più grande piano di transizione su scala continentale, il Green Deal europeo. Qualcuno pensava che la crisi del Covid avrebbe modificato questa ambizione, e invece l’Unione Europea ha scelto di accelerare sulla via della transizione verde. Stiamo attuando un piano di ripresa che salverà e trasformerà al tempo stesso la nostra economia per allinearla alla traiettoria dell’accordo di Parigi, mobilitando 250 miliardi di euro per la lotta contro i cambiamenti climatici in appena tre anni. È la più grande terapia d’urto sotto forma di investimenti verdi mai decisa in Europa! Abbiamo concordato inoltre che nemmeno un euro dovrà essere investito in attività nocive per l’ambiente. Siamo orgogliosi di questo straordinario successo e ci aspettiamo che gli Stati Uniti seguano una strada analoga con il loro piano Build Back Better”.

L’Unione Europea è all’avanguardia mondiale quanto ad ambizione climatica. Ci siamo già impegnati per un nuovo obbiettivo climatico per il 2030 e ci siamo accordati sullo sviluppo di una nuova tassonomia per gli investimenti verdi. Uno dei fiori all’occhiello di questa ambizione è la legge europea sul clima, che dà forza di legge ai nostri obbiettivi climatici. Con questo provvedimento, stiamo lavorando a un percorso chiaro per i prossimi decenni.

Nei prossimi 18 mesi, intraprenderemo una trasformazione sistemica che comincerà a modificare profondamente il modo in cui produciamo, consumiamo, ci spostiamo, mangiamo o anche semplicemente commerciamo con il resto del mondo. Lo scopo di questo cambiamento senza precedenti è fare in modo che tutte le nostre politiche lavorino nella direzione di un’azione climatica.

In questo viaggio, sarà necessario che le nostre industrie diventino più verdi e investano maggiormente in tecnologie a basse emissioni attraverso un prezzo delle emissioni più alto. Impegnandoci in queste riforme, dovremo garantire parità di condizioni con quei competitor che non si impegnano sul clima quanto noi. È questo il senso del meccanismo di adeguamento delle emissioni alle frontiere che metteremo sul piatto a giugno.

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea affronteranno sfide differenti nella transizione verso l’obbiettivo della neutralità in termini di emissioni. Mentre l’Unione Europea deve importare energia per metà del suo fabbisogno, gli Stati Uniti hanno cominciato a esportare più energia di quanta ne importano. Al di là di queste differenze, abbiamo un programma comune e dobbiamo intraprendere riforme comuni. Condividiamo anche la stessa preoccupazione: la transizione dev’essere giusta ed equa per evitare di penalizzare i nostri cittadini, i nostri lavoratori e le nostre industrie. È per questo che dobbiamo rafforzare la cooperazione tra di noi e lavorare insieme per rendere più puliti i nostri sistemi energetici, prendere misure aggiuntive per rendere più ecologici i nostri sistemi finanziari, introdurre veicoli a zero emissioni e accelerare il rinnovamento degli edifici.

Questo decennio sarà cruciale per la lotta contro i cambiamenti climatici! La crisi climatica non ha colori politici, non ha confini, e nessun vaccino ci proteggerà dal suo impatto. Noi, politici, amministratori delegati, associazioni di categoria, sindacati e istituti di ricerca europei, esortiamo gli Stati Uniti a tradurre in realtà le loro ambizioni adottando l’obbiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 50 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2005).

Possiamo costruire partendo dalla nostra lunga storia comune e da questa nuova visione condivisa per creare un movimento globale e accompagnare la trasformazione delle nostre società verso un nuovo modello di prosperità. Con economie a zero emissioni e una biodiversità preservata, abbiamo le potenzialità di creare posti di lavoro e migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini. Abbiamo l’opportunità di costruire una nuova cooperazione transatlantica con al centro l’obbiettivo di raggiungere la neutralità in termini di emissioni.

Ci appelliamo quindi agli Stati Uniti perché siano audaci e ambiziosi come siamo stati noi con il Green Deal europeo e ci impegneremo per cooperare meglio in modo da progredire lungo questa strada. È un’opportunità unica, non dobbiamo perderla!