Lotta alla disinformazione. Il codice di buone pratiche

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Man holding wooden cubes. Fact or fake. Business concept

Scorrendo la newsletter AdEPP “Professioni in Europa” pubblicata sul sito dedicato, si legge che “il primo di ottobre, otto nuovi potenziali firmatari hanno aderito al codice di buone pratiche sulla disinformazione, dichiarando di voler assumere  impegni in tal senso”.

Un passo indietro

Il codice di buone pratiche sulla disinformazione è stato istituito dalla Commissione europea, nel 2018, per combattere il problema della disinformazione e delle cd. fake news in Europa. Firmato da alcune tra le più conosciute piattaforme online (Twitter, Facebook, Google, Mozilla) il codice contiene, per la prima volta a livello europeo, alcuni standard di autoregolamentazione che i firmatari si impegnano a portare avanti per combattere la disinformazione.

Nel maggio 2021, così come stabilito nel piano d’azione per la democrazia europea,  la Commissione si è impegnata a rafforzare il codice di buone pratiche sulla disinformazione, al fine di colmare le lacune individuate nella  valutazione della Commissione del 2020. La proposta della Commissione relativa alla legge sui servizi digitali, attualmente in fase di discussione, contribuirà a fornire un quadro di responsabilizzazione e trasparenza dei gestori di piattaforme online.

Oggi

Tra i nuovi potenziali firmatari del codice vi sono gestori di piattaforme video online (Vimeo) social network (Clubhouse), fornitori di tecnologie in ambito pubblicitario (DoubleVerify), e organizzazioni che offrono servizi specifici per combattere la disinformazione (Avaaz, Globsec, Logically, NewsGuard e WhoTargetsMe).

I firmatari del codice si sono inoltre impegnati, durante il periodo di pandemia da COVID – 19, a monitorare ancora più da vicino la problematica disinformazione nel settore della salute, al fine di stimolare la diffusione delle fonti ufficiali in ambito di vaccinazione e tutela della salute, producendo dei report periodici sul punto.

Molto ancora da fare

Le relazioni dimostrano come, nonostante il codice attualmente in vigore sia stato un buon primo passo nella lotta alle fake news, permangano carenze importanti, individuate anche dalla valutazione della Commissione del 2020.

Tra le lacune individuate, vi sono l’applicazione non coerente e incompleta del codice nelle diverse piattaforme e Stati membri, l’assenza di un meccanismo adeguato di monitoraggio, l’assenza di impegni concreti sull’accesso ai dati delle piattaforme a fini di ricerca sulla disinformazione e una partecipazione troppo limitata degli stakeholders, soprattutto del settore pubblicitario.