Bankitalia. Le Casse “contano”

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Sempre più presenti le Casse di previdenza private in Bankitalia. 11 per l’esattezza come ha sottolineato il Presidente dell’AdEPP e dell’Enpam Alberto Oliveti in una nota diffusa all’indomani dell’operazione che ha portato alcune Casse ad aumentare la propria partecipazione nella compagine azionaria dell’Istituto di via Nazionale. Operazione resa possibile grazie all’approvazione di un emendamento dell’ultima Legge di bilancio che ha consentito l’innalzamento del tetto massimo di partecipazione nell’Istituto di Palazzo Koch fino al 5%.

“Si tratta di uno scenario che avevamo discusso già a suo tempo insieme al ministro dell’Economia Daniele Franco, quando era direttore generale a Palazzo Koch. Credo che la scelta convinta da parte delle Casse di previdenza private – aveva dichiarato il Presidente Oliveti – sia un segnale al mercato economico e finanziario nazionale che va nel senso del sostegno al sistema bancario e del riconoscimento dell’autorità di vigilanza di Bankitalia”.

L’Enpam, l’Ente previdenziale di medici e odontoiatri, ad esempio ha aumentato la propria partecipazione nella compagine azionaria di Banca d’Italia, passando dal precedente 3% all’attuale 4,93%.

Stessa quota anche per Inarcassa, l’Ente di previdenza degli architetti e degli ingegneri. “Il Consiglio di amministrazione, nella riunione di gennaio, – ha dichiarato il Presidente Giuseppe Santoro – ha deciso di riallineare il rischio complessivo del portafoglio della Cassa a quello previsto dalla nuova Asset Allocation Strategica per il quinquennio 2022-26, con il relativo trasferimento di risorse sulla componente destinata alle obbligazioni governative italiane indicizzate all’inflazione e all’integrazione dell’investimento nel capitale sociale della Banca d’Italia, assets in grado di assicurare un flusso stabile di distribuzioni in un orizzonte temporale di medio lungo periodo”.

“L’operazione è stata condotta facendo sistema con le altre Casse privatizzate, con il fine di perseguire l’interesse degli associati e di contribuire allo sviluppo del Paese – ha concluso Santoro –  La diversità della previdenza privatizzata è la vera risposta sociale”.

E da Inarcassa a Cassa Forense. “Già negli anni passati l’investimento di Cassa Forense nelle azioni della Banca centrale aveva consentito all’Ente di ricevere dividendi per un ammontare complessivo di oltre 60 milioni di euro, con un rendimento annuo superiore al 4,5%. Ora questo nuovo intervento – si legge nella nota diramata dalla Cassa presieduta da Valter Militi – assimilabile per rischiosità all’acquisizione degli strumenti di debito pubblico italiano, pur se molto più remunerativo. È un investimento che risponde a un duplice criterio: da un lato proseguire nell’azione a sostegno dell’economia reale del Paese, dall’altro lavorare nell’interesse della sostenibilità finanziaria dell’Ente per garantire il futuro previdenziale della categoria”.