Almalaurea. Dopo la laurea più occupati e pagati meglio

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Occupazione ad un anno dalla laurea +2,9%, per. il lavoro autonomo la quota si attesta al 9,4% tra i laureati di primo livello e al 19,8% tra i laureati di secondo livello.  Aumentano i contratti a tempo determinato. Retribuzioni +9,1%. Calo delle immatricolazioni (-3% rispetto al 2020/21), più forte negli atenei del Mezzogiorno (-5%). Aumentano le immatricolazioni nell’area STEM, sanitaria e agro-alimentare.

 

AlmaLaurea, insieme al Ministero dell’Università e della Ricerca e ad Alma Mater Studiorum – Università di Bologna ha presentato il Rapporto 2022 sul Profilo e sulla Condizione occupazionale (XXIV edizione)

Il primo si basa su una rilevazione che coinvolge circa 300mila laureati del mentre per il secondo l’indagine riguarda 660mila laureati e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro dai laureati nel 2020, 2018 e 2016, contattati rispettivamente a uno, a tre e cinque anni dalla laurea.

“Nelle analisi – scrivono i ricercatori – si è deciso di tralasciare il confronto con l’anno 2020, per la sua particolare connotazione determinata dall’insorgere della pandemia da Covid-19. È però importante sottolineare che praticamente tutti gli indicatori presi in esame figurano in miglioramento rispetto al 2020. In questo quadro, sostanzialmente positivo sulle performance occupazionali dei laureati, è opportuno rilevare che la forma contrattuale più diffusa nel 2021, a un anno dal conseguimento dal titolo, è il lavoro non standard, prevalentemente alle dipendenze a tempo determinato, che riguarda circa il 40% degli occupati (41,4% laureati di primo livello e 38,5% laureati di secondo livello)”.

L’indagine sulla Condizione occupazionale, quindi, “certifica” un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione a un anno dalla laurea, segnando +2,9 punti percentuali rispetto al 2019 per i laureati di secondo livello e +0,4 punti per i laureati di primo livello (laurea triennale). Anche a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è in aumento. Nel 2021 è pari a 89,6% per i laureati di primo livello e a 88,5% per quelli di secondo livello. Nel 2019 erano rispettivamente 88,7% e 86,8%.

Anche le retribuzioni risultano in aumento. La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è nel 2021, in media, pari a 1.340 euro per i laureati di primo livello e a 1.407 euro per i laureati di secondo livello. Rispetto all’indagine del 2019 si rileva un aumento: +9,1% per i laureati di primo livello e +7,7% per quelli di secondo livello. Inoltre, oltre il 60% degli occupati (60,6% per i laureati di primo livello e 66,3% per i laureati di secondo livello), a un anno, considera il titolo di laurea “molto efficace o efficace” per lo svolgimento del proprio lavoro.

Per contro, il mercato del lavoro tratteggia un quadro di instabilità per i neo-laureati con un aumento dei contratti a tempo determinato, una sfiducia nelle istituzioni e, al contrario, un’ampia fiducia nella tecnologia, nella rete di relazioni sociali e nella famiglia, fattori cruciali per il miglioramento delle possibilità occupazionali e professionali dei laureati.

Nel 2021, a cinque anni dal titolo, la forma contrattuale più diffusa è il contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, che coinvolge oltre il 50% degli occupati (65,5% tra i laureati di primo livello e 55,8% tra quelli di secondo livello).

Per quanto riguarda il lavoro autonomo la quota si attesta al 9,4% tra i laureati di primo livello e al 19,8% tra i laureati di secondo livello, e il contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) riguarda il 15,8% dei laureati di primo livello e il 17,4% di quelli di secondo livello.

“Prima di fissare gli indicatori più significativi emersi nelle indagini – sottolineano i ricercatori – alcuni dati di contesto sono importanti in premessa per sancire che laurearsi conviene. Il livello del titolo di studio posseduto è determinante per non restare disoccupati e per guadagnare di più”.

La premessa

Nel 2021 il tasso di occupazione della fascia di età 20-64 anni tra i laureati è pari al 79,2% a fronte del 65,2% dei diplomati (dati ISTAT) e un laureato, secondo la documentazione OECD (Organization de Coopération et de Développement Économiques), guadagnava nel 2017 il 37,0% in più rispetto a un diplomato.

Quanto alle immatricolazioni, dopo il notevole calo registrato a partire dall’anno accademico 2003/04, a partire dall’anno accademico 2014/15 si è osservato un costante incremento delle matricole, arrivando nel 2020/21 a +21% rispetto al 2013/14 (fonte MUR). Tuttavia nell’ultimo anno accademico (2021/22) si è rilevato un calo delle immatricolazioni (-3% rispetto al 2020/21), più forte negli atenei del Mezzogiorno (-5%). In ogni caso il numero degli immatricolati è ancora oggi inferiore rispetto a quello del 2003/04 (-5%).

L’andamento delle immatricolazioni si rispecchia in modo interessante nelle aree disciplinari: rispetto all’a.a. 2003/04 l’area STEM mostra un aumento del 14%, mentre quella sanitaria e agro-veterinaria ha registrato un incremento del 2%. Infine, l’area artistica, letteraria ed educazione e soprattutto l’area economica, giuridica e sociale sono ancora al di sotto della quota di immatricolati del 2003/04 (rispettivamente -11% e -15%).

 

Ingegneri e architetti, per loro l’occupazione tocca il 90%

Il tasso di occupazione è superiore al 90% per i laureati dei gruppi in informatica e tecnologie ICT, ingegneria industriale e dell’informazione, architettura e ingegneria civile e quelli del gruppo economico. Sotto all’83,0% è il tasso di occupazione dei laureati nei gruppi di educazione e formazione, arte e design nonché letterario-umanistico. Anche i laureati magistrali a ciclo unico, a cinque anni da titolo, mostrano ampie differenze per ambito disciplinare: per il gruppo medico e farmaceutico il tasso occupazionale è al 92,9%. Mentre è sotto la media, e pari all’81,2%, il tasso di occupazione per i laureati del gruppo giuridico. Quanto alle retribuzioni, sono più alte quelle dei laureati magistrali biennali di ingegneria industriale e dell’informazione e di informatica e tecnologie ICT, pari rispettivamente a 1.893 e 1.851 euro mensili netti. Sotto i 1.400 euro mensili le retribuzioni dei laureati dei gruppi educazione e formazione, psicologico e letterario-umanistico. Per i magistrali a ciclo unico le retribuzioni più elevate sono percepite dai laureati del gruppo medico e farmaceutico (1.898 euro), più contenute quelle del gruppo di educazione e formazione, che si attestano a 1.404 euro mensili.

 

Successo negli studi universitari.

L’età media alla laurea migliora e nel 2021 è pari a 25,7 anni (nel 2011 era 26,9 anni). Così come migliora la regolarità negli studi in modo costante e marcato, ma negli ultimi due anni grazie alla proroga della chiusura dell’anno accademico concessa agli studenti per l’emergenza Covid-19. Nel 2011 concludeva gli studi in corso il 38,9% dei laureati, nel 2021 la percentuale raggiunge il 60,9%. Il voto medio alla laurea nel 2021 è pari a 103,5 su 110 (nel 2011 era 102,9 su 110).

Nel 2021 circa due terzi degli occupati, a cinque anni, valuta il titolo di laurea “molto efficace o efficace” per lo svolgimento del proprio lavoro (66,2% per i laureati di primo livello e 69,5% per i laureati di secondo livello). Rispetto al 2019, sia per i laureati di primo livello sia per quelli di secondo livello si registra un aumento, di 6,0 e di 4,4 punti percentuali, rispettivamente. Performance occupazionali e gruppi disciplinari. Tra i laureati magistrali biennali del 2016 intervistati a cinque anni dal titolo si registrano forti differenze tra i vari gruppi disciplinari.

 

I laureati si fidano della transizione digitale, meno di quella ecologica

Tra la fine di maggio e la prima settimana di giugno 2022 sono state condotte oltre 1.000 interviste su un campione di laureati di primo e secondo livello del 2021 a un anno dal conseguimento del titolo. Il campione è proporzionale per genere, ateneo e gruppo disciplinare. Più nel dettaglio, è stato chiesto di esprimere una valutazione (su una scala da 1 a 10) sulla fiducia che essi hanno, per migliorare le possibilità occupazionali e professionali dei laureati, nel ruolo giocato da istituzioni (Parlamento, Governo, …), università, imprese, famiglia, rete di relazioni sociali, transizione digitale, transizione ecologica e tecnologia.

I laureati hanno espresso elevati livelli di fiducia (voto superiore o uguale a 8 su 10) nella tecnologia (70,9% per i laureati di primo livello e 69,6% per quelli di secondo livello), nella rete di relazioni sociali (67,2% e 67,8%, rispettivamente) e nella famiglia (67,2% e 67,0%).

I laureati sono più fiduciosi nella transizione digitale (61,7% per i laureati di primo livello e 60,5% per quelli di secondo livello) rispetto a quella ecologica (rispettivamente, 53,3% e 50,4%).

La quota di laureati che esprime un’elevata fiducia nell’università e nelle imprese è invece poco inferiore al 50%: 48,8% e 45,5% per l’università, 43,1% e 42,2% per le imprese, rispettivamente per i laureati di primo e di secondo livello. A fondo scala si trovano le istituzioni nelle quali solo il 16,7% dei laureati di primo livello e il 20,3% dei laureati di secondo livello ripone ampia fiducia. A livello disciplinare, i laureati STEM ripongono una maggiore fiducia nelle imprese rispetto agli altri laureati: 49,6% per i laureati di primo livello e 43,7% per quelli di secondo livello.

 

A CORREDO SINTESI DEL RAPPORTO 2022 RAPPORTO 2022 COMPLETO AI LINK https://www.almalaurea.it/universita/profilo/profilo2021 https://www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione20