Gli italiani e il risparmio. L’indagine Acri-Ipsos

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Lo scenario dinanzi al quale ci troviamo quest’anno è del tutto diverso da quello del 2021 e, per certi versi, ben più complesso: alla pandemia si è aggiunto il conflitto in Ucraina, il
drammatico aumento del costo dell’energia e le conseguenti ricadute sui prezzi, cui si è
associato un periodo di incertezza politica.

Nel corso del 2022 si è persa, dunque, la forte ventata di ottimismo del 2021, facendo
prevalere timori e preoccupazioni sia per il presente che per il prossimo futuro, smorzati, in
parte dalle attese riposte sul PNRR, occasione unica per una svolta nel Paese. Il PNRR è vissuto tuttavia più come una risposta emergenziale alle esigenze contingenti che come importante occasione di ripensare il sistema Paese e la sua capacità produttiva·

Come certificato da Istat, la fiducia per il clima economico in Italia, che aveva registrato un effetto “rimbalzo” nel corso dello scorso anno, è tornato a livelli analoghi al 2020.

Lo studio Acri-Ipsos evidenzia, infatti, una crescente difficoltà economica per molte famiglie, accompagnata da una più marcata insoddisfazione: a fronte di un 6%
che si dichiara molto soddisfatto per la situazione economica, il 17% ritiene di non
esserlo affatto, dato in crescita di ben 6 punti percentuali nel 2021.

Guardando al futuro, le previsioni sull’andamento dell’economia personale, locale,
nazionale, fino ad arrivare a quella europea e mondiale, portano gli italiani da un
marcato ottimismo dello scorso anno (+20 il saldo tra ottimisti pari al 50% e pessimisti
pari al 30%) ad un profondo pessimismo dell’anno in corso (-32, 26% ottimisti e 58%
pessimisti). E questo si riverbera sulla percezione, di oltre un terzo di essi, che già
nei prossimi 12 mesi sarà molto più difficile risparmiare.

Di base, il peggioramento delle attese è legato da una parte all’inflazione, dall’altra
alle preoccupazioni per il futuro. Infatti, le famiglie colpite da una situazione lavorativa
sfavorevole sono rimaste invariate e, al contempo, il tenore di vita è peggiorato per il
19% (contro un 10% del 2021), il 38% ha vissuto difficoltà, mentre coloro che hanno
vissuto un miglioramento sono solo il 7%, circa la metà rispetto al 2021.

L’inflazione sta riducendo i risparmi cumulati, perché per mantenere i consumi molti
italiani hanno fatto ricorso alle proprie riserve o a prestiti. Quindi si riducono le famiglie
in grado di far fronte con mezzi propri a situazioni di difficoltà: il 39% potrebbe
affrontare con serenità una spesa imprevista pari a 10.000 euro, il 75% una di 1.000.

La capacità di risparmio è quindi una fonte di tranquillità rispetto all’attuale situazione
economia e rimane, come in passato, una priorità: più di un terzo (37%) non vive
tranquillo se non mette da parte qualche risparmio, che preferisce tenere liquido,
facendo giocare agli investimenti un ruolo di secondo piano. In questo contesto gli
italiani fanno sempre più fatica a trovare un investimento ideale.

In questo scenario incerto, l’Unione Europea continua ad essere vista con favore, si
ha fiducia nelle azioni e nelle scelte che verranno prese (57% si fida vs 43% non si
fida), quindi l’eventualità di uscire dall’UE è vista come un grave errore dal 69% degli
italiani. Il PNRR è un’occasione unica che il Paese deve riuscire a sfruttare,
investendo in due settori considerati cruciali: il settore energetico e quello
infrastrutturale. Gli italiani avvertono sempre più l’urgenza di agire: il 50% si aspetta
interventi immediati nei prossimi 6-24 mesi.

Welfare, responsabilità sociale e ambientale, abilitatori della competitività aziendale,
settore pubblico più efficiente, giovani e la loro formazione sono capitoli ampi e
diversificati sui quali bisogna intervenire. È difficile stabilire delle chiare priorità,
bisogna agire contemporaneamente su più fronti e nessuno deve essere escluso: la
pubblica amministrazione è chiamata ad agire da protagonista, dando una cornice
chiara al contributo necessario delle associazioni di categoria, dei corpi intermedi, del
Terzo settore. Anche i singoli cittadini sono molto attivi, sia come volontari, donando
il risparmio di tempo, sia attraverso il risparmio economico per sostenere il Terzo
settore e iniziative benefiche.

ANALISI DI DETTAGLIO
Il Futuro dell’economia, personale e globale
L’entusiasmo degli italiani sul clima economico del Paese si è progressivamente
attenuato tornando ai livelli del 2020, dopo un effetto rimbalzo dello scorso anno,
sebbene il clima di fiducia e il clima personale abbiano ancora una certa tenuta,
complice un complessivo buon livello di soddisfazione per l’andamento delle proprie
finanze. D’altra parte, è cresciuta la quota di chi è molto insoddisfatto della situazione
economica familiare, una famiglia su cinque.
Vi è un generale clima di pessimismo guardando ai prossimi 2 o 3 anni. Il venir meno
di prospettive basate su fondamenta solide induce a dare più spazio all’oggi, alla vita
attuale, anche se non può venire del tutto meno la necessità di inserire le proprie
scelte di consumo ed investimento in una cornice di più ampio respiro.
Nel corso del 2022 si è ritornati ad una situazione in cui più della metà degli italiani lamenta una generale difficoltà a mantenere il tenore di vita in linea con quello dei due o tre anni precedenti, in alcuni casi le difficoltà risultano più gravi. Permane un forte e marcato divario tra una minoranza di italiani molto soddisfatti del proprio tenore di vita (6%, dato stabile nel tempo), che risulta in progressivo miglioramento, e un gruppo, più nutrito rispetto allo scorso anno, che si dichiara per niente soddisfatto della propria situazione economica (17% vs 11% del 2021), a causa di un forte peggioramento registrato nell’arco di un breve periodo di tempo.

Dopo il 2021, anno in cui aveva prevalso una ventata di ottimismo, complice la campagna
vaccinale e il controllo della pandemia, il recupero degli indicatori economici del Paese e la
prospettiva degli aiuti dall’Europa, gli italiani sono stati investiti da un’ondata di forte
pessimismo, alimentata da un nuovo contesto fuori controllo: il conflitto in Ucraina e la
spirale inflazionistica che portano con sé il rischio di recessione. Nel 2021, il 50% degli
italiani era ottimista a fronte di un 26% di quest’anno. Una ventata di ottimismo arriva dai
più giovani, i 18-30enni che, contrariamente al resto degli italiani, pensano di avere davanti a sé delle prospettive economiche in miglioramento: +32 punti percentuali è il saldo tra chi pensa che nei prossimi 3 anni la propria situazione personale migliorerà e chi invece teme un peggioramento.

Eppure, le famiglie economicamente colpite dalla crisi non sono aumentate rispetto allo
scorso anno, al contrario, si registra un progressivo e lento contenimento, anche se si osserva una crescita tra coloro che non vengono regolarmente retribuiti a fronte del lavoro svolto.

Questa situazione induce gli italiani a privilegiare gli investimenti con ricadute nell’immediato (44% vs 36% nel 2021) senza però trascurare il domani che, di fatto, continua a catalizzare le scelte di più della metà (51% vs 62% nel 2021).

Guerra e inflazione: cosa ci riserva il futuro
La preoccupazione per il conflitto in Ucraina si mantiene alta perché si teme il rischio
di allargamento del perimetro e non si prospetta una fine a breve termine; aleggia
inoltre la minaccia del ricorso al nucleare.

La preoccupazione per il caro vita tocca tutti o quasi, un terzo degli italiani ne è molto
preoccupato e ben due terzi ha già dovuto attivare delle strategie di contenimento per
alleggerire le ricadute sul bilancio familiare.

Il 78% degli italiani è preoccupato per il conflitto in Ucraina, che sembra poter durare ancora a lungo, tanto più che si paventa il rischio di un allargamento ai Paesi dell’Europa orientale o addirittura, un’estensione a livello mondiale. Sono sempre più evidenti le ripercussioni della guerra sull’economia mondiale e del nostro Paese, considerando le evidenti conseguenze sul rincaro dei costi dell’energia e dei prezzi delle materie prime.

I rincari sono fonte di innegabile preoccupazione (83%, fino al 90% per le famiglie con figli), a cui quasi nessuno si sente del tutto esente, che porta a mettere in atto delle scelte di consumo e uno stile di gestione familiare accorto, al fine di riuscire a far fronte ad un
aumento del costo della vita effettivo ma difficile da quantificare in modo puntuale. Siamo
quindi nella situazione in cui riuscire a far quadrare i conti porta a ripensare e a riadattare il
proprio paniere di consumi, cercando di minimizzare l’impatto sul bilancio familiare. Tutto
ciò è motivo di crescente insoddisfazione e frustrazione per le famiglie italiane. Due italiani
su tre hanno già messo in atto delle strategie di contenimento per l’impatto del caro prezzi,
tuttavia non si è disposti a fare grandi rinunce perché permane il desiderio di tornare a vivere a pieno regime, soprattutto dopo il periodo buio del lockdown.

L’Europa e l’Euro
In questo contesto l’Unione Europea è un appiglio, il 57% degli italiani ha piena
fiducia, soprattutto i più giovani (18-30 anni): due italiani su tre sono convinti che
andrà nella giusta direzione. Tuttavia i dati sono tutti lievemente in calo rispetto al
2021.

L’Unione Europea evoca agli italiani il concetto di libertà: libera circolazione di beni, servizi
e denaro (30%), libertà di movimento (29%), tratto riconosciuto soprattutto da chi ha fiducia (+23 punti percentuali). L’UE è anche sinonimo di cooperazione economica (27%) e, in quanto tale, rende i Paesi membri più competitivi in un contesto allargato, permettendo loro di reggere il confronto con Paesi ben più grandi. Per chi ha fiducia nell’Unione, questa è anche una garanzia affinché le istituzioni dei Paesi operino in modo trasparente e democratico (+27 punti percentuali verso il totale popolazione).

In un quadro di complessivo favore verso l’Unione Europea, emergono anche delle ombre:
eccesso di burocrazia (28%), prevalenza della dimensione politica (26%), vincoli alla libertà e autonomia di scelta dei Paesi membri (23%). Chi si fida dell’Unione sono i più giovani (18- 30 anni) e i più maturi (over 65), che rilevano assai poco questi tratti meno positivi, mentre i più critici appartengono alla fascia di età 45-64 anni, che forse più di altri ha avuto in passato una forte fiducia nel progetto europeo.

La prospettiva di uscire dall’Unione Europea sarebbe comunque considerata come un grave errore da più di due terzi degli italiani; si crede infatti, che anche nel prossimo futuro andrà nella giusta direzione (61% vs 66% nel 2021). Si colgono al contempo segnali crescenti di scetticismo (28% pensa che andrà nella direzione sbagliata vs 23% nel 2021) legati al contesto socioeconomico e alle modalità operative a fronte della necessità di azioni complesse che il periodo e le circostanze impongono.

Guardando alla moneta unica, crescono gli insoddisfatti (55% vs 51% nel 2021) soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione (residenti nel Sud e Isole, persone che non lavorano, che hanno un titolo di studio basso). Tuttavia, il 60% degli italiani è convinto che avere la moneta unica non possa che portare dei vantaggi anche nel lungo periodo.

Risparmio e Consumi: ultimi 12 mesi e attese per i prossimi 12
Le riflessioni sul risparmio e sulla capacità delle famiglie di far fronte a spese impreviste fanno emergere un contesto molto sfidante in cui i consumi e i risparmi hanno ancora una buona tenuta. La tensione degli italiani verso il risparmio e l’effettiva
capacità di risparmiare sono evidenti, sebbene siano in crescita le famiglie con un
saldo negativo: una su cinque ha fatto ricorso a prestiti o ai risparmi accumulati.

Il concetto di risparmio porta con sé una forte accezione positiva (78%): parlare di risparmio significa, per molti italiani, parlare di tranquillità (38%), tutela (19%), saggezza (16%) e crescita (11%); risparmiare implica anche una proiezione al futuro per un italiano su tre e, più di un anno fa, implica dei sacrifici (25% vs 23% nel 2021).
Aumentano coloro che non vivono tranquilli se non mettendo da parte dei risparmi (37% vs
33% nel 2021), a fronte di un ridimensionamento di chi affronta il risparmio senza troppe
rinunce (49% vs 53% nel 2021). Questo desiderio di cercare nel risparmio una fonte di
rassicurazione si scontrerà con l’effettiva capacità di assolvere a questo compito nei prossimi 12 mesi: considerato l’aumento del costo della vita e l’adozione di strategie di contenimento dei costi, più di un terzo degli italiani (35%) risparmierà meno (solo 11% in misura maggiore), cambiando gli equilibri registrati fino allo scorso anno durante il quale i due estremi (risparmierò di più vs di meno) erano pressoché allineati (26% di meno, 22% di più).

Si ha, quindi, un marcato calo delle famiglie in risalita o con un trend positivo di risparmio
(23% vs 35%) e raddoppiano le famiglie che stanno affrontando o che affronteranno una crisi grave o moderata nella capacità di accumulo (35% vs 18%). Le famiglie che lo scorso anno erano in una posizione intermedia, “in galleggiamento”, stanno scivolando verso una
situazione di difficoltà o di rischio.

I risparmi accumulati in passato, soprattutto durante il periodo di lockdown, permettono ad
una percentuale elevata di italiani di fare fronte a spese impreviste con mezzi propri, anche se la situazione inflattiva e la voglia di cercare di mantenere i consumi – seppur con maggiore accortezza – riducono tale percentuale. Si tratta però di un numero in lieve flessione rispetto allo scorso anno: il 75% delle famiglie è in grado di far fronte a spese non programmate pari a 1.000 euro (79% nel 2021); il 39% delle famiglie è in grado di fare fronte a spese non programmate di 10.000 euro (42% nel 2021).

La relazione tra risparmio e investimento
La spirale inflazionistica e il decremento del potere d’acquisto delle entrate familiari non
portano gli italiani a privilegiare un impiego del denaro diverso dall’accumulo.
Paradossalmente, la difficoltà di accumulare risparmi, l’aumento dei prezzi e la perdita
di valore del denaro inducono a una crescente propensione verso la liquidità (63% vs 61% nel 2021) come forma di protezione verso l’imprevisto, denotando una visione poco lungimirante e, in parte, legata alla difficoltà di identificare l’investimento ideale.

Per più di un terzo degli italiani, infatti, l’accumulo di denaro è fine a sé stesso.
Tuttavia, nel risparmio e nella possibilità di accumulo, poco meno di due terzi degli
italiani intravedono anche la possibilità di progettare il futuro, avendo in mente un
arco temporale molto variabile che va da 1-2 anni fino a 10 o più anni.

Lo scorso anno, a fronte della concreta possibilità di ripresa del Paese post Covid, avevamo osservato una maggiore apertura verso gli investimenti e verso gli strumenti finanziari più a rischio da parte di coloro che avevano risparmiato. Tale propensione, quest’anno, si è ridimensionata, riportando il livello di apertura all’investimento a livelli analoghi al 2020.
Spendere il denaro a disposizione o tenerlo a disposizione sul conto corrente è la soluzione verso cui propende il 63% degli italiani (era il 61% nel 2021; un dato che si mantiene costante dal 2001, anno d’inizio della rilevazione).

Nell’ipotesi in cui si possa investire, certamente si guarderebbe alla rischiosità
dell’investimento e alla solidità del soggetto proponente. Cresce anche la quota di coloro
che investirebbero in attività con impatto positivo su ambiente e società, ritornando ad un
livello del tutto simile a quanto registrato nel 2019 e nel 2020: la situazione di crisi non
sembra aver fatto venir meno l’interesse ad investire in sostenibilità.

Il valore del risparmio nell’era dell’incertezza
Continua ad essere forte la consapevolezza del legame tra risparmio e crescita del
Paese all’insegna di uno sviluppo sociale e civile (75% vs 79% nel 2021), anche se si
registra una certa disillusione (21% vs 17% nel 2021). Gli aiuti europei e il PNRR sono
l’occasione da non sprecare per guardare al futuro con meno timore e
preoccupazione, partendo dalla necessità di interventi che abbiano delle ricadute nel
più breve tempo possibile.

La crisi del 2022 ha cambiato la prospettiva per il futuro del Paese: puntare sui settori
energetico ed infrastrutturale appare ora come la chiave di volta per una crescita economicamente e socialmente sostenibile. Gli attori che devono calcare la scena
della ripresa sono numerosi: la pubblica amministrazione è chiamata ad un ruolo da
protagonista, ma anche le associazioni di categoria, i corpi intermedi e il Terzo settore
non possono mancare all’appello, così come tutti i cittadini.

Le prospettive di ripresa e sviluppo del Paese sono la principale fonte di preoccupazione per il 76% degli italiani (+20 punti percentuali rispetto al 2021), che guarda con molta attenzione le situazioni di forte rischio che si vanno delineando: la tenuta dei risparmi accumulati e la bontà delle scelte di investimento fatte, la capacità della classe dirigente di gestire in modo efficace le ingenti somme di denaro erogate con il PNRR, le prospettive lavorative e la capacità di sostenere le esigenze familiari con le entrate e le risorse economiche a disposizione, sono gli elementi che più di altri descrivono le riflessioni fatte dagli italiani.

Solo uno su cinque pensa ai prossimi 2 o 3 anni con fiducia e tranquillità, forte delle risorse economiche a disposizione, di un buono stato di salute, di una famiglia su cui contare.
Le priorità per il Paese sono cambiate rispetto a 12 mesi fa, la situazione contestuale è
molto diversa: nuove criticità, non meno gravi della pandemia, si sono affacciate sulla scena.

Il PNRR rappresenta la vera occasione per il nostro Paese ed è l’occasione per dare la
dovuta centralità alla transizione ecologica, alle dotazioni infrastrutturali, cercando di non
dimenticare nessun cittadino.

Per gli italiani le priorità sono: ricerca di una maggiore competitività, che significa meno burocrazia e più tecnologia per la PA, dotazioni infrastrutturali adeguate, innovazione e ricerca scientifica, sostegno alle PMI e ai professionisti.

Infatti, cresce il ruolo della dimensione sociale nel delineare il futuro del Paese: si avverte in misura crescente l’importanza di essere un Paese inclusivo e coeso. Gli italiani stessi si
sentono chiamati in causa quando si parla di inclusione e coesione: il 75% ravvisa un
legame tra risparmio e sviluppo di una società civile (per il 20% è fondamentale). Investire
le risorse del PNRR su questo capitolo è una priorità e lo è molto più di quanto non lo fosse lo scorso anno (20% nel 2022 e 10% nel 2021). La crescita di un Paese economicamente sostenibile passa prima di tutto da un sistema di welfare che tocca il benessere delle persone, contrasta le disuguaglianze e valorizza il ruolo del Terzo settore.

La dimensione sociale è presente nella quotidianità degli italiani, il legame tra risparmio
privato e benessere della collettività passa anche dalle donazioni, dal 5X1000 e dal
volontariato. Un italiano su cinque fa delle donazioni in denaro con una certa regolarità e
svolge almeno una volta ogni 2 o 3 mesi attività di volontariato a favore di un’associazione
o di un’organizzazione senza scopo di lucro. Certamente anche per le donazioni gli italiani
non possono non fare i conti in tasca: pensano infatti di continuare a dare aiuto a chi ne ha
bisogno, ma saranno costretti a rivedere al ribasso la cifra erogata.