Editoriale. Gli italiani investono di più nel benessere psicologico

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di Felice Damiano Torricelli*

Sono i dati a darcene conferma: oggi gli italiani investono di più nel loro benessere psicologico e questo ha fatto crescere anche i redditi degli psicologi di un +28,75% a livello nazionale, nel 2021. Il dato che più sorprende è quello che arriva dal Sud, che rileva un +38,04% dei redditi medi. Buone notizie, quindi, sia per la categoria professionale degli Psicologi che per i cittadini e l’intera comunità nazionale, duramente provata dagli anni di pandemia e dalle continue incertezze economiche legate al conflitto Russia Ucraina alle porte d’Europa, e bisognosi di un supporto professionale per mettere a frutto il loro potenziale umano e trovare nuove possibilità, in un mondo che cambia così rapidamente. Buone notizie, anche perché questo vuole dire che sempre più cittadini si rivolgono con fiducia a chi è in grado di offrire le soluzioni più efficaci per i loro disturbi emotivi: decenni di ricerche confermano che nella maggioranza dei casi la consulenza o la terapia psicologica sono gli interventi di elezione, più efficaci dei farmaci e con effetti decisamente più duraturi.

E tutto questo è anche il segnale che è molto più diffusa la consapevolezza che rivolgersi a uno psicologo non implica né l’accettazione dello status di “malato psichico” né l’affidarsi a percorsi di terapia lunghissimi e molto impegnativi: oggi gli psicologi e gli psicoterapeuti possono proporre trattamenti, decisamente efficaci e focalizzati, della durata di qualche mese. L’osservazione aggiuntiva è che anche che una parte dello stigma sociale, che per tanto tempo ha pesato sul rivolgersi al lavoro degli Psicologi, sta scemando, facilitando l’accesso a sevizi più immediati che consentono di prevenire la cronicizzazione dei disturbi.

Che cosa ci dice la crescita dei redditi degli Psicologi? Che c’è tanto bisogno di occuparci della nostra salute mentale, ma se guardiamo più in profondità, ci dice anche che c’è ancora tanto da fare nell’ambito del benessere psicologico individuale e collettivo. Come già aveva sottolineato l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i Disturbi Emotivi Comuni, soprattutto ansia e depressione, hanno avuto un incremento del 25% con la pandemia. Dato, come è immaginabile visto il periodo storico, che è destinato a crescere.

Da parte nostra, di noi Psicologi, sappiamo che la Psicologia ha bisogno di essere considerata un servizio sempre più necessario per tutti, e dovrebbe essere offerto dallo Stato, anche a titolo di prevenzione, al pari degli screening preventivi per la salute del corpo. Questo permetterebbe al Paese di avere anche una migliore produttività delle sue risorse umane, oltreché creative per far fronte ai nuovi bisogni emergenti. Nel Regno Unito, dove la prevenzione della salute mentale è un investimento, grazie al Programma IAPT, è stato già ampiamente dimostrato da anni che fare uso degli strumenti della Psicologia funziona, e ripaga: fa risparmiare alla collettività i costi sociali dovuti al disagio psicologico e migliora la produttività sul lavoro, perché tanti disturbi psicologici diffusissimi colpiscono le persone proprio nella fase della vita in cui il lavoro è cruciale, portando ad aumenti drammatici dell’assenteismo e alla drastica riduzione delle capacità produttive delle persone.

Le stime pre-pandemia indicavano una percentuale di prevalenza dei Disturbi Emotivi Comuni intorno al 15% della popolazione fra i 18 e i 65 anni. E non dobbiamo dimenticare le molte più persone che hanno sintomi sottosoglia, fonte comunque di sofferenza e di riduzione della capacità di studiare, lavorare e vivere una vita soddisfacente. Ecco perché il Bonus Psicologico attivato dallo Stato, che riesce a dare risposte a poche migliaia di cittadini, pur essendo un primo passo nella giusta direzione non può essere sufficiente a far fronte ai bisogni degli italiani, in particolare giovani e donne. Dalle ricerche, e anche dai primi esiti dal nostro progetto “Vivere Meglio” (viveremeglio.enpap.it), è emerso che sono i giovani sotto i 35 anni ad avere più difficoltà psicologiche, più o meno intense, nell’adattarsi alle modificate condizioni della socialità e del lavoro, alla solitudine e alle preoccupazioni che si sono appropriate del nostro quotidiano negli ultimi anni.

Per questo le Istituzioni di categoria degli Psicologi, Ordini, Consiglio Nazionale e ENPAP, si impegnano da tempo con iniziative per sottolineare il valore della Psicologia professionale e migliorare le possibilità di accedervi da parte dei cittadini. Investire in Psicologia, da parte dello Stato e da parte di ogni cittadino, fa bene a tutti: solo se ognuno di noi funziona al meglio delle sue potenzialità può mettere al servizio del benessere personale e collettivo le proprie migliori risorse di adattamento, creative e produttive. In tutti gli ambiti.

*Presidente ENPAP