Cassa Notariato. Tra sostenibilità e deontologia

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“I dati Cassa aprono ad alcune riflessioni: il Sistema regge ma necessita di principi deontologici adeguati” così il presidente della Cassa,  Vincenzo Pappa Monteforte, durante il LVII Congresso Nazionale del Notariato, tenutosi a Genova nei giorni scorsi.

Se, infatti, diamo uno sguardo ai numeri contenuti nel Bilancio consuntivo approvato dall’Assemblea dei rappresentanti non possono che evidenziarsi da subito due numeri importanti: il Patrimonio che supera 1 miliardo e 700 milioni, con un avanzo economico di oltre75 milioni, e i quasi 5 milioni di euro di contributi non ancora riscossi dagli Archivi Notarili.

“L’attività di controllo e di riscossione dei contributi notarili è affidata dalla legge agli archivi e non alla Cassa Nazionale del Notariato.  Negli anni passati  mai si è dovuti ricorrere a procedure di esecuzione coattiva per il recupero delle somme inerenti agli atti annotati a repertorio, interessi e sanzioni”.

“E’ quanto si evince anche nella deliberazione della Corte dei Conti dell’agosto 2020. Nel documento viene precisato, altresì, che la Pubblica Amministrazione non dispone del dato relativo all’ammontare di contributi accertati dagli estratti repertoriali e non versati dai notai” ha continuato Pappa Monteforte che sottolinea “Inoltre, esiste un vulnus informativo e di rendicontazione per gli atti di contestazione correlati a contributi non versati, che solo il legislatore può definitivamente superare con un intervento normativo ad hoc, ancora più necessario nell’ambito delle cosiddette obbligazioni di diritto pubblico”.

“Ciononostante, la Cassa Nazionale del Notariato, nel suo bilancio, ha esposto in maniera chiara ed adeguata gli importi in questione, al fine di garantire una trasparenza massima al documento contabile approvato dall’Assemblea dei rappresentanti nell’ultima seduta”.

Un Bilancio che, come dicevamo, certifica la sostenibilità della Cassa che chiede, attraverso le parole del suo Presidente, il rispetto però di regole che, come imposto dalla deontologia notarile, devono essere “chiare ed uniformi, per un giusto e corretto esercizio della funzione pubblica, in una logica volta alla tutela degli interessi statuali e nel rispetto del principio cardine della mutualità”.

“Il rispetto delle regole deontologiche notarili – ha detto Pappa Monteforte rivolgendosi alla platea dei notai intervenuti – rappresenta il discrimen proprio dell’indipendenza, all’imparzialità e alla terzietà di ciascuno di noi. La nostra è un’attività procedimentalizzata, da svolgersi in ossequio al precetto espresso dall’art. 97 della Carta Costituzionale. Di particolare interesse, al riguardo, è quanto scritto nell’art.147 della Legge Notarile che riconosce al CNN il potere di elaborare principi in materia. Ma la deontologia appartiene a tutti voi, e il confronto di oggi offrirà sicuramente un panorama del microcosmo notarile”.

IL BILANCIO SPIEGATO DAL PRESIDENTE

Il numero degli atti notarili iscritti a repertorio nel periodo 2010-2022, sostanzialmente uguale, è pari a circa 4 milioni. Così come il numero dei notai in esercizio che nel medesimo arco temporale ha raggiunto la cifra di 5.116 unità. Mentre nelle altre Casse professionali il rapporto è di 9,26 attivi per pensionato, nel nostro Ente è pari a 1,8.

Diverso è stato l’andamento del repertorio notarile complessivo lordo che dai circa 634 milioni del 2013 è arrivato, nel 2022, a 853 milioni, con montante contributivo raccolto di 330 milioni. Ciò che è leggermente lievitata è la spesa pensionistica sostenuta dal 2013 al 2022: dai 190 milioni agli attuali 218 milioni. L’incremento di tale importo deve tener conto della perequazione (1,9%) e dell’aumento (0,6%) deliberati dal Cda il 25 marzo 2022 con decorrenza dal luglio dello stesso anno”.

La pensione corrisposta con 40 anni di esercizio professionale ha raggiunto i 7.703 euro lordi mensili con una variazione dal 2013 al 2022 del +4%. Sono aumentate le pensioni dirette di una percentuale estremamente significativa (22%) fino a raggiungere nel 2022 il numero di 1.469. E’ un dato, al contempo, positivo, tenuto conto dell’allungamento della vita media, e negativo, rispetto al c.d. longevity risk, per il nostro Ente di previdenza. E’ inutile ripetere che le pensioni dirette costano di più!

Ancora più significativo è l’aumento dei beneficiari della pensione anticipata, che nei periodi di crisi – a fronte del calo del repertorio netto medio – ha portato, nel 2013, le pensioni a domanda a raggiungere la percentuale dell’1.6% degli attivi.

Da una suddivisione per macro aree degli atti notarili iscritti a repertorio nell’anno 2022, rileviamo per il Nord circa 2 milioni di atti (839 cadauno), per il Sud e le Isole quasi 1 milione (670) e nel Centro Italia poco più di 800 mila (720).

Ciò che preoccupa è la distribuzione del repertorio notarile lordo nelle stesse macro aree prese in esame.

Il repertorio prodotto dai primi 10 notai equivale a quello degli ultimi notai della medesima area nelle percentuali che seguono: Nord, ultimi 336; Sud e Isole, ultimi 248, Centro Italia, ultimi 257.

Il lavoro è distribuito in maniera troppo diseguale e di ciò si dovrà tener conto nella elaborazione dei nuovi principi deontologici!

Un ultimo elemento di riflessione. Il repertorio notarile medio netto per età anagrafica raggiunge il picco tra i 46 e i 50 anni superando i 110 mila euro.

LA PREVIDENZA INTEGRATIVA E LA CASSA

l prossimo 25 maggio. a Roma presso il Palazzo Ripetta, la Cassa presieduta da Pappa Monteforte sarà “impegnata” a confrontarsi su “Sistema pensionistico notarile e previdenza integrativa”.

“L’idea è, da una parte, invitare la categoria ad una riflessione sulla previsione di versamenti contributivi volontari e variabili – aggiuntivi alla parte fissa già applicata – destinati a finanziare una quota di pensione modulare, e, dall’altra, aprire un confronto con la Politica per mettere in atto modalità che permettano alla Cassa di liberare risorse da destinare al sostegno degli iscritti”.

“La demografia, la digitalizzazione, l’allungamento dell’aspettativa di vita, i gap lavorativi e quindi reddituali, sono elementi con i quali dobbiamo continuamente confrontarci, per fornire le risposte più idonee”.

“E’ indubbio – conclude Pappa Monteforte – che la previdenza integrativa possa essere uno strumento utile all’iscritto e alla Cassa stessa, nel rispetto di scelte individuali e volontarie che vadano, però, a garantire quelle tutele che sono alla base della costruzione di un futuro sereno”.

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