“I dati demoliscono lo stereotipo del notaio ricco ed affermato”

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“I numeri parlano chiaro. La categoria, sta conoscendo i fenomeni del “prepensionamento” e del “calo delle vocazioni”- entrambi sintomi di una sostanziale sconfitta del sistema notariato – tematiche che non possono essere analizzate senza riflettere sulla troppo diseguale ripartizione interna della ricchezza e sul payback, cioè sul tempo necessario per ripagarsi gli studi, comparando costi, mancati introiti e successiva crescita professionale, oramai anche nel notariato vicino ai 10 anni”. Così il Presidente della Cassa nazionale del Notariato, Vincenzo Pappa Monteforte, dopo l’ultimo incontro avuto con i giovani notai.

Nell’ultimo quinquennio (2018/2022), i notai di nuova nomina sono stati 757, di cui 357 donne e 400 uomini e – nel complesso – rappresentano il 15% della popolazione notarile attiva al 31 dicembre 2022.

Inoltre, se diamo uno sguardo al repertorio medio netto per classi di età, salta all’occhio il meno 33,9%, dal 2006 al 2022, per gli under 45.

“I dati demoliscono lo stereotipo del notaio sempre e comunque professionista ricco ed affermato – sottolinea il Presidente Pappa Monteforte – Sono evidenti due fattori: il crollo del repertorio notarile netto e una marcata crisi per i più giovani. Per gli under 35, nel primo anno di attività, questo non supera i 20.000 euro e, in alcuni casi – come nel 2020 – si è fermato a poco più di 12.000,00 euro”.

C’è poi il problema del gap territoriale e di genere.

“Il repertorio notarile netto medio nella macro area del Nord Italia è superiore del 30% rispetto al Sud ed alle isole – continua Pappa Monteforte – e per quanto riguarda le donne, il dato è ancora più interessante. Una notaia per tutta la durata della vita lavorativa registra un dato inferiore rispetto al collega uomo sfiorando il meno 40%. Una differenza che si riduce per gli over 70, quando entrambi i notai si avvicinano alla pensione.”

Un microcosmo, quello notarile, che fotografa situazioni e problematiche che toccano tutte le categorie professionali e che hanno portato la Cassa di previdenza a mettere in campo sempre più azioni mirate alla costruzione di un welfare non più solo assistenziale ma pro-lavorativo.

Obiettivo, la sostenibilità della Cassa e l’adeguatezza delle prestazioni future. Ed è per questo che c’è un fattore che continua a preoccupare: il disinteresse verso le tematiche previdenziali.

“Dobbiamo lavorare per diffondere la cultura previdenziale. La Cassa lo sta facendo incontrando gli iscritti in tutte le aree del nostro Paese, rivolgendosi soprattutto ai giovani. Ma la partecipazione dei notai agli ultimi due Convegni sull’argomento dimostra in maniera esponenziale le palesate criticità. Su un totale di 816 iscritti, solo il 23% aveva un’età inferiore a 45 anni, e – conseguentemente – su una platea potenziale di 1698 colleghi “giovani”, appena 188 sono stati i partecipanti”.

“Dobbiamo trasmettere ai giovani notai un messaggio chiaro: solo muovendosi tempestivamente possono costruire una età avanzata serena. La soluzione c’è già e si chiama pensione modulare. Attraverso una contribuzione complementare si permette a ciascun iscritto attivo di aumentare in misura volontaria la propria aliquota contributiva (rapportata sempre al repertorio) al fine di ottenere una pensione più elevata”.

“Nel 2021 gli iscritti alle forme pensionistiche complementari sono stati poco oltre gli 8 milioni e 700 mila con una adesione dei lavoratori autonomi, e quindi anche dei liberi professionisti, che è preoccupante. Per questo bisogna agire in fretta e con lungimiranza”.

Ma se la Cassa da tempo ha iniziato una riflessione seria, individuando possibili cammini da percorrere, cosa sta facendo la Politica?

“Discutere oggi di previdenza integrativa significa riflettere a più voci su un argomento centrale del DDL delega per la riforma fiscale, nelle intenzioni del governo da approvare al più presto, anche nell’ottica dell’aumento della deducibilità dei contributi versati a tal fine. Questo potrebbe essere un incentivo all’adesione, soprattutto per il libero professionista”.

“Lo Stato – continua Pappa Monteforte – deve ripensare alle attuali regole fiscali sulla previdenza dei lavoratori autonomi, che sono frammentarie ed oramai ampiamente disorganiche. C’è bisogno di una interpretazione della normativa vigente alla luce dei principi costituzionali e di quelli europei: la lettura dell’articolo 10, TUIR non può essere fatta che in combinato disposto con l’articolo 54 dello stesso testo normativo, in un’ottica di consapevole rispetto dei principi di capacità contributiva, sicurezza sociale e eguaglianza”.

In allegato le slide con i dati elaborati dalla cassa nazionale del Notariato