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Lavoro. Inapp “Ripresa con il freno a mano tirato”

Dopo la crisi generata dalla pandemia il mercato del lavoro italiano ha ricominciato a crescere ma questo percorso appare โ€œaccidentatoโ€ dalle criticitร  strutturali che lo caratterizzano: bassi salari, scarsa produttivitร , poca formazione e un welfare che fatica a proteggere tutti i lavoratori, non avendo alcun paracadute per oltre 4 milioni di lavoratori โ€˜non standardโ€™ dagli autonomi, a chi รจ stato licenziato o รจ alla ricerca di unโ€™occupazione, passando per i lavoratori dellaย gig economyย fino ai cosiddettiย working poors. In piรน sta emergendo sul fronte dellโ€™utilizzo della forza lavoro il fenomeno delย labour shortage: la difficoltร  delle imprese a coprire i posti vacanti, allargandosi sempre piรน cosรฌ la forbice delย matchingย tra domanda e offerta di lavoro.

Sono questi alcuni degli argomenti sviluppati nelย Rapporto Inapp 2023, composto di 4 capitoli per 260 pagine, che sono stati presentati questa mattina a Montecitorio dal presidente dellโ€™Istituto, Sebastiano Fadda.

โ€œDopo la crisi pandemica le dinamiche del mercato del lavoro hanno ripreso a crescere ma con rallentamenti dovuti sia a fattori esterni, dal conflitto bellico alle porte dellโ€™Europa, alla crescita dellโ€™inflazione e della crisi energetica, ma ancheย โ€“ ha spiegato il presidente dellโ€™Istituto Nazionale per lโ€™Analisi delle Politiche Pubbliche โ€“ ย a fattori interni,ย  come il basso livello dei salari che si lega alla scarsa produttivitร , alla poca formazioneย e agli incentivi statali per le assunzioni che non hanno portato quei benefici sperati, se pensiamo che piรน della metร  delle imprese (il 54%) dichiara di aver assunto nuovo personale dipendente, ma solo il 14% sostiene di aver utilizzato almeno una delle misure previste dallo Stato. Occorrono quindi degli interventi mirati e celeri capaci di indirizzare il mercato del lavoro verso una crescita piรน sostenuta, che non puรฒ prescindere dalla rivoluzione tecnologica e digitale che sta modificando i processi produttivi.โ€

IL PROBLEMA DELLA QUESTIONE SALARIALE

Tra il 1991 e il 2022 โ€“ si legge nel Rapporto Inapp โ€“ i salari reali sono rimasti pressochรฉ invariati, con una crescita dellโ€™1%, a differenza dei Paesi dellโ€™area Ocse dove sono cresciuti in media del 32,5%. In particolare, nel solo 2020 (terzo nellโ€™anno della pandemia da Covid-19) si รจ registrato un calo dei salari in termini reali del -4,8%. In questโ€™anno si รจ registrata anche la differenza piรน ampia con la crescita dellโ€™area Ocse con un -33,6%. Accanto a questo problema si รจ sviluppato anche quello della scarsa produttivitร : a partire dalla seconda metร  degli anni Novanta la crescita della produttivitร  รจ stata di gran lunga inferiore rispetto ai Paesi del G7, segnando un divario massimo nel 2021 pari al 25,5%.

ย NUOVE ASSUNZIONI IN CALO NEL 2022 RISPETTO AL BOOM DI FINE PANDEMIAย MA SALDO POSITIVO OCCUPAZIONALE ATTUALE RISPETTO A GENNAIO 2020

Il numero di assunzioni nel 2022 รจ peggiorato rispetto al 2021: 414mila nuove attivazioni nette nel 2022 a fronte di 713mila nel 2021. Si conferma un numero di attivazioni maggiore per la componente maschile (54% rispetto al 46% delle donne) mentre la categoria dei giovani, dopo essere stata colpita profondamente dalla pandemia e dalla precedente crisi del 2008, conferma il recupero di quote occupazionali: il 26% delle attivazioni del 2022 si concentra nella fascia dai 25 ai 34 anni, a seguire le quote dei 35-44enni (21%) e dei 45-54enni (20%).

LA โ€œFORZA LAVOROโ€ SEMPRE PIUโ€™ ANZIANA

A questi aspetti se ne aggiunge un altro, di carattere demografico: lโ€™invecchiamento della popolazione e della forza lavoro. Mentre nel 2002 ogni 1.000 persone che avevano unโ€™etร  compresa tra 19 e 39 anni ce nโ€™erano poco piรน di 900 aventi 40-64 anni, nel 2023 questโ€™ultimo valore ha superato le 1.400 unitร . Ogni 1.000 lavoratori di 19-39 anni ci sono benย 1.900ย lavoratori adulti-anziani. Il settore che di gran lunga ha i lavoratori piรน anziani รจ quello della pubblica amministrazione (3,9 lavoratori anziani ogni lavoratore giovane), seguito dal settore finanziario e assicurativo.

ย LE GRANDI DIMISSIONI, UN FENOMENO ANCHE ITALIANO

Appare rilevante il numero di occupati che mostrano lโ€™intenzione di lasciare il proprio lavoro. Si stima che il 14,6% degli occupati tra i 18 e i 74 anni (oltreย 3,3 milioniย di persone) abbia pensato di dimettersi. Tale quota รจ composta da un 1,1% che lo farebbe anche se ci fosse una riduzione del tenore di vita e da unย 13,5%ย che farebbe questa scelta solo se trovasse altre entrate economiche. Le quote piรน alte di chi ha intenzione di dimettersi, a prescindere dalla motivazione, si osservano in corrispondenza degli occupati con un diploma (18,9%), diminuiscono col crescere dellโ€™anzianitร  anagrafica e delle dimensioni del comune di residenza. A volersi dimettere sono maggiormente gli occupati dipendenti, operanti nelle organizzazioni di media dimensione (15-49 addetti) e che svolgono la loro attivitร  in imprese private. Nel pubblico lโ€™1,5% dei lavoratori (contro lโ€™1% del privato) lo farebbe anche se questo comportasse una riduzione del tenore di vita. Il desiderio di cambiare occupazione รจ maggiore per chi svolge lavori piรน faticosi e poco soddisfacenti.

LE AGEVOLAZIONI PER LE ASSUNZIONI NON FUNZIONANO, DONNE SEMPRE PENALIZZATE

Unโ€™esigua percentuale di aziende (4,5%) sostiene che lโ€™introduzione del programma di incentivazione รจ stato importante ai fini delle loro decisioni di assunzione. La probabilitร  di ricorrere a uno o piรน schemi di incentivazione allโ€™occupazione รจ maggiore del 50% per le imprese di grandi dimensioni (con piรน di 250 addetti), mentre si riduce sensibilmente raggiungendo il 24% per le microimprese. Le imprese del Mezzogiorno sono molto piรน propense a utilizzarle: circa il 38% delle imprese del Sud e il 36% di quelle localizzate nelle Isole dichiara di aver usato almeno un incentivo, contro il 20% (in media) delle aziende localizzate nelle altre aree. In generale, forme di agevolazione hanno interessato quasi 2 degli oltre 8 milioni di nuovi contratti attivati nel 2022, ovvero ilย 23,7%. Lโ€™incentivo piรน utilizzato รจ stata la Decontribuzione Sud che ha riguardato il 65% dei nuovi contratti, seguito dallโ€™Apprendistato (20%) e dagli incentivi rivolti a target specifici: Esonero giovani con il 4,7% e Incentivo donne, che ha inciso per il 4,8% sullโ€™occupazione totale. Nonostante la pluralitร  di incentivi in campo, nessuno di questi istituti รจ riuscito ad attivare almeno il 50% di donne. Dunque, la composizione e il relativo squilibrio di genere restano immutati. Inoltre, ilย 58,5%ย delle assunzioni agevolate delle donne รจ a tempo parziale, contro il 32,2% degli uomini. Il ricorso agli incentivi, quindi, riproduce lo scenario noto di unโ€™occupazione femminile minore per quantitร  (le donne sono il 40,9% delle assunzioni agevolate) e con minori ore lavorate.

Lโ€™APPRENDISTATO VA RIVITALIZZATO

Per quanto attiene ilย work based learning, resta confermato lโ€™impegno dellโ€™Italia a rivitalizzare lโ€™apprendistato duale nei percorsi di IeFP di competenza regionale. Tuttavia, lโ€™apprendistato duale continua ad avere una scarsa capacitร  di attrazione nei confronti delle imprese e dei giovani. Il peso dellโ€™apprendistato duale, infatti, rimane residuale attestandosi tra il 3% e il 4% del totale degli apprendisti in formazione. Si conferma, inoltre, la tendenza alla concentrazione degli apprendisti per la qualifica e il diploma professionale in alcune macroaree e in un numero molto limitato di territori: la PA di Bolzano e la Lombardia raccolgono da sole tra il 78% e lโ€™83% degli apprendisti in formazione. Il perpetuarsi di queste disuguaglianze รจ la spia di divari strutturali mai risolti e introduce un ulteriore elemento di freno nellโ€™aumento dellโ€™utilizzo dellโ€™apprendistato duale. Inoltre, a differenza di altri Paesi europei, in Italia si continua a registrare lo scarso utilizzo dellโ€™apprendistato per lโ€™alta formazione e la ricerca. Nel 2021 il numero di apprendisti inseriti nei percorsi per il conseguimento di un titolo di istruzione terziaria era di 609 unitร , in calo rispetto allโ€™anno precedente. Anche in questo caso si registra una notevole concentrazione territoriale degli apprendisti in formazione.

FORMAZIONE CONTINUA SOLO PER IL 9,6% DEI LAVORATORI

Rispetto alla formazione continua si confermano i bassi livelli di partecipazione degli individui agli interventi formativi. La popolazione adulta di etร  compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato ad attivitร  di istruzione e formazione รจ stata infatti nel 2022 pari al 9,6%. รˆ una quota che denota comunque un avanzamento consistente rispetto al 2020 (+2,4%), ma che allontana lโ€™Italia dallโ€™Europa: nel confronto con il corrispondente valore medio europeo (11,9%), il nostro Paese perde terreno (-2,3%) rispetto allโ€™avanzamento registrato lโ€™anno precedente.

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