EPRS: presentate le questioni chiave del 2024

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Il 24 gennaio presso la Biblioteca del Parlamento europeo a Bruxelles si è tenuta la presentazione del volume “Ten issues to watch in 2024”. Per l’ottavo anno consecutivo, il Servizio europeo di ricerca parlamentare (EPRS) ha inaugurato i suoi eventi con le presentazioni di alcuni dei suoi analisti politici dedicate alle dieci questioni che potranno influenzare le politiche nei successivi dodici mesi. Quest’anno tra i temi affrontati troviamo: i giovani e le elezioni del Parlamento europeo, la fake reality e la disinformazione nell’anno elettorale, il conseguimento della doppia transizione digitale e verde, il cambiamento climatico e l’adattamento, il futuro del settore automobilistico dell’UE, il finanziamento della ripresa e della ricostruzione dell’Ucraina, il perseguimento dei crimini internazionali e il risarcimento delle vittime della guerra della Russia contro l’Ucraina, l’effetto a catena di El Niño sulla sicurezza alimentare, le elezioni statunitensi del 2024 e l’ascesa dell’India.

 

Scendendo nel dettaglio della pubblicazione, la prima considerazione è che ci troviamo nell’anno conclusivo di un ciclo politico europeo e che tra meno di cinque mesi i risultati delle elezioni europee daranno forma al Parlamento europeo della prossima legislatura quinquennale.

Il Parlamento, che ha avviato un ambizioso progetto di riforma per modernizzarsi e rafforzarsi, eleggerà il o la Presidente della Commissione europea ed esprimerà un voto di consenso sull’intero collegio dei Commissari (l’esecutivo dell’UE).

I ricercatori del centro studi parlamentare, invitano i lettori a “guardare indietro” ai temi individuati alla vigilia delle precedenti elezioni europee (2019), ossia, i cambiamenti istituzionali conseguenti al voto dei cittadini, l’evoluzione globale sia dal punto di vista climatico che delle relazioni internazionali e l’impatto della trasformazione digitale sulle tecnologie, l’economia e il tessuto sociale della società. Tutte questioni che sono state non solo confermate come critiche, ma che hanno subito un’accelerazione repentina negli ultimi cinque anni.

Il tema del cambiamento climatico è divenuto sempre più pressante (a causa della gravità degli eventi estremi) come sperimentiamo nella vita quotidiana e come ha confermato la scienza, da ultimo alla conferenza sul cambiamento climatico COP28 tenutasi a Dubai a dicembre 2023.

Nuovi conflitti, alcuni davvero imprevisti, hanno imperversato in tutto il mondo: dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sul versante orientale del continente europeo, all’attacco e alla riconquista della regione separatista del Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaigian, fino al conflitto tra Israele e Hamas in Medio Oriente. Infine, ma non ultimo, la transizione digitale che sta influenzando sempre più aspetti della nostra vita quotidiana.

La selezione dei temi di quest’anno ha puntato i riflettori su alcune questioni che saranno cruciali nell’anno 2024, come evidenziato nella timeline a p. 5 della pubblicazione, che vede come primo evento di spicco l’avvio delle primarie del partito repubblicano e del partito democratico rispettivamente il 15 gennaio e il 3 febbraio che porteranno all’elezione del prossimo Presidente degli Stati Uniti a inizio novembre. Analogamente il tema del cambiamento climatico e dell’adattamento copre tutto l’anno partendo dal Summit sulla prospettiva climatica in materia di adattamento (8-9 febbraio), passando per il Forum sulla resilienza delle aree urbane dell’UE e per il terzo forum sull’adattamento climatico, per infine giungere alla COP29 di novembre.

Alcuni di questi temi faranno notizia, mentre altri saranno protagonisti di un’ampia gamma di eventi, altri pur avendo una minore visibilità plasmeranno l’agenda legislativa o il bilancio dell’UE contribuendo a cambiare le nostre vite e la nostra società negli anni a venire.

 

La prima questione politica riguarda i giovani europei e la loro partecipazione al voto del PE. Dal 6 al 9 giugno 2024, più di 365 milioni di cittadini dell’UE nei 27 Stati membri saranno chiamati alle urne per le 10me elezioni europee. Dopo il calo registrato sin dalle prime elezioni europee dirette del 1979, l’affluenza alle urne è aumentata nelle elezioni del 2019, raggiungendo il 50,6% (8 punti percentuali in più rispetto al 2014) grazie soprattutto alla partecipazione dei giovani (cfr. il sondaggio Eurobarometro post-elettorale). L’interesse per le elezioni europee è più alto a un anno di distanza rispetto allo stesso momento prima delle precedenti elezioni europee (56% nella primavera del 2023 rispetto al 50% nella primavera del 2018). Inoltre, il 67% dei cittadini dell’UE ha dichiarato che probabilmente andrà a votare, rispetto al 58% del 2018. Facendo eco al motto del 2019 “Questa volta vado a votare”, quello del 2024 potrebbe essere: “L’ho fatto di nuovo!”. Le elezioni europee del 2024 potrebbero rappresentare un punto di svolta per l’impegno dei giovani per diversi motivi. In primo luogo, quattro Stati membri (Belgio, Germania, Malta e Austria) hanno modificato le proprie leggi elettorali per permettere ai sedicenni di votare alle elezioni europee del 2024, mentre la Grecia ha aperto ai diciassettenni il voto. Da parte delle istituzioni europee c’è una forte volontà politica di impegnarsi con i giovani; sia la Presidente del Parlamento, Roberta Metsola, sia quella della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno chiarito che le istituzioni europee ascolteranno e affronteranno le preoccupazioni delle giovani generazioni.

 

Il secondo tema è sempre connesso alle elezioni parlamentari europee, in particolare, al contrasto della “fake reality” e la disinformazione in un anno di elezioni. Il 2024 sarà caratterizzato da una serie di elezioni nell’UE e nel mondo, sono previste oltre 60 elezioni importanti. È probabile che queste elezioni siano influenzate negativamente dalla disinformazione diffusa sulle piattaforme dei social media. La disinformazione ha rappresentato un problema già nelle elezioni precedenti, tra l’altro per l’influenza di attori manipolatori come i bot, il microtargeting illegale e gli account falsi. Gli elettori sono sempre più influenzati dalle notizie dei social media. In questo contesto, è importante considerare l’aumento dell’intelligenza artificiale generativa (AI), un settore molto vasto che comprende i modelli di AI che alimentano i chatbot e altri strumenti di AI per generare testi, video e immagini come i deepfake. Questi strumenti di IA avanzano a velocità sorprendente. Mentre alcuni ritengono che l’IA generativa possa aiutare a ottimizzare e migliorare la produzione e il targeting degli annunci politici, altri esperti mettono in guardia sullo scompiglio che sta portando nella vita politica e nella democrazia, e sui nuovi rischi che dovranno essere affrontati. Un rapporto della Cornell University, pubblicato nel 2023, mostra come gli utenti possano produrre e distribuire contenuti falsi o di propaganda in modo facile, accessibile ed economico.

Sebbene l’uso dell’IA generativa negli annunci politici sia stato finora limitato, molti prevedono un aumento dell’uso nel 2024 e oltre. Per questo motivo alcune grandi aziende tecnologiche hanno aggiornato le loro politiche per vietare o richiedere che gli annunci politici sulle loro piattaforme rivelino se sono stati creati utilizzando l’IA generativa. Infatti, a differenza dei precedenti metodi di disinformazione, sta emergendo un consenso sul fatto che l’individuazione affidabile di contenuti generativi di IA presenta serie sfide tecniche per il rilevamento automatico. Ciò è in parte dovuto al fatto che la stessa tecnologia viene utilizzata sia per rilevare che per produrre contenuti di IA generativa. Secondo alcuni, la divulgazione sul lato dell’offerta è parte della soluzione. Etichettare i contenuti generati dall’IA con una filigrana potrebbe aiutare gli utenti a giudicare meglio il contenuto che stanno vedendo. Una ricerca del 2023 mostra come gli utenti abbiano faticato a distinguere tra deepfakes e video autentici, sbagliando più di un terzo delle volte. Inoltre, la riduzione dei moderatori di contenuti umani sulle principali piattaforme di social media, in molti casi sostituiti da moderatori IA, sta giocando un ruolo nella diffusione dei deepfake e, più in generale, della disinformazione e della misinformazione. Pur in assenza di una risposta globale, facendo seguito al processo di Hiroshima sull’IA in corso al G7 e alle discussioni globali in seno all’ONU e e all’OCSE, l’UE ha adottato la legge sui servizi digitali (DSA) per combattere, tra l’altro, la diffusione della disinformazione. L’attuazione della norma nel 2024 dovrebbe comportare nuove misure per mitigare i rischi e combattere la disinformazione. L’UE ha inoltre raggiunto un accordo su un Regolamento UE sull’IA (AI Act), i cui dettagli tecnici sono in fase di finalizzazione per indirizzare la norma europea verso una posizione più dura o più morbida sull’IA generativa.

 

Il terzo ambito politico al centro della pubblicazione attiene all’accelerazione delle due transizioni verde e digitale, un obiettivo chiave del decennio sia per le istituzioni europee che per gli Stati membri. La duplice transizione è fondamentale per garantire economie e società resilienti, in grado di prosperare attraverso una crescita sostenibile e inclusiva nell’UE. Il continente europeo (e l’UE in esso) è fortemente esposto alle grandi sfide dei cambiamenti climatici (dagli anni ‘80 il riscaldamento in Europa è raddoppiato rispetto alla media mondiale). I rischi legati al clima sono molteplici, con esempi sempre più visibili come eventi meteorologici estremi e implicazioni negative per diversi aspetti della vita quotidiana, dalle attività economiche alla salute.

Al contempo, le economie e le società di tutto il mondo stanno velocemente digitalizzando le loro attività e le competenze, le infrastrutture e i servizi digitali sono divenuti ingredienti essenziali della competitività industriale, della creazione di posti di lavoro e della resilienza (se si vogliono evitare dipendenze ad alto rischio in settori strategici). Non da ultimo, le soluzioni digitali possono contribuire agli obiettivi ecologici, ma hanno una propria “impronta di carbonio” che deve essere risolta per non inficiare la transizione verde.

La principale fonte di finanziamento dell’UE per la doppia transizione è il NextGeneration EU, lo strumento da 806,9 miliardi di euro creato dall’UE per aiutare gli Stati membri a riprendersi dall’impatto socioeconomico della pandemia e attuato attraverso i PNRR negli Stati membri. Nel 2024, il NGEU e lo strumento finanziario connesso (RRF) entrano nella seconda metà del loro ciclo di vita, che come noto si conclude a fine 2026. Il fatto che gli Stati membri debbano ancora raggiungere l’86% degli obiettivi dei PNNR legati alla doppia transizione comporta la necessità di far riprendere slancio all’attuazione dei Piani nazionali, post revisione della maggior parte dei piani condotta nel 2023. L’attento monitoraggio e la valutazione dell’attuazione dello strumento di ripresa e resilienza sono previsti dagli accordi, in proposito la Commissione dovrà fornire al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione del valutatore indipendente entro il 20 febbraio 2024.

 

Il tema del cambiamento climatico e relative politiche è evidenziato dagli analisti del Parlamento europeo come estremamente attuale nel 2024. L’ultimo decennio è stato il più caldo mai registrato, con un riscaldamento globale di circa 1,13°-1,17° centigradi. In Europa, le temperature medie sono aumentate ancora di più, tra i 2,04° e i 2,10° rispetto ai livelli preindustriali. Nei mesi di settembre e ottobre 2023, l’aumento della temperatura media globale ha superato gli 1,5° centigradi, a causa dei gas serra in combinazione con El Niño (il fenomeno caratterizzato da un periodo ricorrente di acque insolitamente calde nell’Oceano Pacifico, analizzato specificamente nel rapporto). L’Accordo di Parigi ha fissato l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2° centigradi rispetto ai livelli preindustriali (e di mantenere il riscaldamento a 1,5° centigradi). Affinché le temperature tornino a scendere, sono necessari tagli rapidi e profondi alle emissioni di gas serra, seguiti da una rimozione su larga scala dell’anidride carbonica, utilizzando la tecnologia (cattura diretta dell’aria con stoccaggio del carbonio) e soluzioni naturali come l’ampliamento delle foreste. Tuttavia, le proiezioni mostrano che anche se tutti gli impegni nazionali in materia di clima venissero attuati, le temperature continuerebbero ad aumentare da 2,5° a 2,9° C, rispetto ai livelli preindustriali. Mentre per limitare il riscaldamento a 1,5°C sarebbe necessaria una rapida eliminazione delle emissioni di combustibili fossili, mentre i governi prevedono di produrre nel 2030 circa il 110% in più di combustibili fossili – rispetto a quanto sarebbe coerente con tale obiettivo.

La quinta questione politica riguarda il futuro dell’automotive nell’UE. Il settore automobilistico europeo ha una tradizione centenaria di produzione di veicoli con motori a combustione interna. Gode di una reputazione globale per l’eccellenza meccanica, la qualità, il design e la creatività. Oggi il settore si trova a un bivio: la transizione verde, la digitalizzazione e la concorrenza globale hanno modificato radicalmente il suo modello di business. Il settore deve adattarsi rapidamente per mitigare i rischi associati a queste tendenze dirompenti. L’elettrificazione è stata la strategia chiave adottata dall’industria per produrre veicoli a zero emissioni e de-carbonizzare il settore. La vendita di veicoli elettrici è in piena espansione. Nel 2022 saranno venduti nel mondo 10 milioni di veicoli elettrici (veicoli elettrici a batteria e veicoli elettrici ibridi plug-in che combinano una batteria più piccola con un motore elettrico). Si tratta di un numero 100 volte superiore a quello del 2012

Nuove aziende, provenienti ad esempio dai settori delle batterie o della tecnologia, sono state in grado di entrare nel mercato e di superare gli operatori storici. Le auto elettriche sono più semplici da assemblare rispetto ai veicoli a combustione interna, poiché sono necessari molti meno componenti. Il tempo di assemblaggio di un veicolo elettrico potrebbe essere del 67% inferiore rispetto ai veicoli tradizionali. Le aziende europee storiche hanno difficoltà a produrre veicoli elettrici redditizi, soprattutto a causa dell’elevato costo delle batterie (la batteria rappresenta tra il 30% e il 50% del costo di un veicolo elettrico). I maggiori concorrenti, come la Cina, hanno prosperato in questo contesto, scommettendo sulle auto elettriche e potrebbero divenire (la Cina) la forza portante dell’industria automobilistica globale nei prossimi anni. Circa il 65% delle celle per batterie e quasi l’80% dei catodi sono prodotti in Cina.

Il 4 ottobre 2023, la Commissione europea ha avviato indagini anti-sovvenzioni sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina. Dopo indagini della durata massima di nove mesi, la Commissione può imporre tariffe compensative provvisorie e, dopo 13 mesi, definitive per cinque anni. La maggior parte delle aziende europee è ancora in ritardo nell’innovazione dei veicoli elettrici. Nessuna azienda europea è tra gli innovatori di punta nell’architettura software, nella connettività o nella guida autonoma. Per prosperare, il settore deve avere un accesso sicuro a batterie e semiconduttori a prezzi accessibili, migliorare le proprie capacità di innovazione nelle nuove tecnologie, ridurre i costi e adottare un approccio più circolare, in particolare per recuperare le materie prime critiche. Inoltre, è necessario sviluppare rapidamente le infrastrutture di supporto (rete, caricabatterie, trasferimento dati ad alta velocità) e impegnarsi per la riqualificazione e l’aggiornamento dei lavoratori.

 

Il sostegno dell’UE all’Ucraina è essenziale per la vittoria sull’occupazione russa. L’anno 2024 sarà cruciale per la difesa del Paese e per la ripresa e la ricostruzione. Tre questioni richiedono particolare attenzione: in primo luogo, un nuovo meccanismo di finanziamento dell’UE, lo Strumento per l’Ucraina, dovrebbe sostenere finanziariamente questo paese dal 2024; in secondo luogo, l’adesione dell’Ucraina all’UE procederà nel 2024 con l’apertura ufficiale dei negoziati; in terzo luogo, la Conferenza per la ricostruzione e la ripresa dell’Ucraina (Berlino giugno 2024) dovrebbe fornire ulteriore slancio per maggiori investimenti privati finalizzati. A livello geopolitico un’Ucraina democratica, basata sullo Stato di diritto e con un’economia di mercato di successo, potrebbe fungere da faro di libertà e prosperità e quindi da catalizzatore di successo per il cambiamento democratico in tutta l’Europa orientale, compresa la Russia, la Bielorussia e altre ex repubbliche sovietiche.

Strettamente connesso al supporto all’Ucraina è anche il settimo tema ossia la persecuzione e condanna dell’aggressione immotivata della Russia all’Ucraina, come una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite e una sfida all’intero ordine del diritto internazionale. Una serie di azioni legali della giustizia internazionale sono state avviate per risarcire le vittime. Diversi tribunali internazionali si stanno occupando di vari aspetti di questo conflitto e alcuni procedimenti hanno ricevuto particolare attenzione da parte dell’opinione pubblica (il Tribunale penale internazionale, Corte di giustizia internazionale, la Corte europea dei Diritti Umani). Sebbene non vi siano dubbi sul fatto che la Russia sia obbligata a risarcire le vittime in base al diritto internazionale, ciò è stato riaffermato da una risoluzione delle Nazioni Unite del 14 novembre 2022. La questione dei risarcimenti è tuttavia piuttosto complessa, poiché il diritto di guerra non prevede il diritto al risarcimento per le singole vittime e i tribunali per i diritti umani e la Corte penale internazionale non concedono normalmente risarcimenti sufficienti ed efficaci. In questo contesto, gli studiosi hanno avanzato una serie di opzioni (commissione ONU per le richieste di risarcimento, programma di riparazione nazionale; commissione arbitrale mista ucraino-russa e meccanismo investigativo indipendente, registro e fondo fiduciario per l’Ucraina). Per finanziarli, è stata esplorata la possibilità di confiscare i beni dello Stato russo, compresi quelli della Banca centrale russa. Questa strada non è semplice a causa delle implicazioni di immunità statale nel diritto internazionale.

 

L’effetto a catena di El Niño sulla sicurezza alimentare è la ottava questione politica segnalata dagli esperti del Parlamento europeo. A luglio 2023, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha annunciato l’inizio di El Niño, sette anni dopo l’ultimo evento. El Niño (o El Niño de Navidad, poiché il suo picco è tipicamente intorno al periodo natalizio) può alterare l’andamento delle piogge a livello globale, incidendo sulla produzione alimentare in gran parte del mondo. È anche associato a un aumento delle temperature globali. Il Niño del 2023-2024, che probabilmente sarà un evento “forte”, arriva dopo diversi anni di crescente insicurezza alimentare e alta inflazione. Le condizioni meteorologiche sono il fattore principale che determina la produttività agricola. El Niño può alterare i normali modelli di precipitazioni. La scarsità d’acqua può portare a carenze di colture e pascoli, a rese agricole ridotte e a un aumento della frequenza e della gravità degli incendi boschivi. Le piogge eccessive distruggono i raccolti e le infrastrutture critiche. El Niño influenza anche le temperature e le correnti oceaniche, interrompendo la pesca e incidendo sui mezzi di sussistenza delle comunità costiere. Infine, anche l’aspettativa di una riduzione della produzione agricola può indurre i Paesi a proteggere i mercati interni limitando le esportazioni di prodotti alimentari, aumentando i prezzi dei prodotti alimentari a livello globale e l’insicurezza alimentare nei Paesi che dipendono dalle importazioni. Si prevede che El Niño in corso durerà fino alla metà del 2024, con un impatto sulle regioni già sottoposte a forte stress alimentare. L’OMM ha messo in guardia da un possibile “doppio colpo” nel 2024, simile a quello del 2016, quando un El Niño molto forte combinato con il riscaldamento globale indotto dall’uomo ha comportato record di temperatura storici. A soffrire degli effetti di El Niño saranno soprattutto l’Africa meridionale che nel 2024 dovrebbe registrare precipitazioni inferiori alla media e raccolti ridotti (più di 20 milioni di persone a rischio) e l’Asia con un aumento delle precipitazioni che potrebbe porre fine alla siccità triennale dell’Afghanistan e una riduzione nell’Asia meridionale e sudorientale con danni per la produzione e le esportazioni di riso (queste regioni sono responsabili del 58% della produzione mondiale e dell’80% delle esportazioni). Gli effetti di El Niño sull’Europa sono meno evidenti, anche se si prevede un inverno più freddo e secco nel Nord Europa e più umido nel Sud. I recenti eventi meteorologici estremi, che hanno causato perdite di raccolto in tutta Europa, sono stati un fattore chiave dell’inflazione alimentare nell’UE. Poiché El Niño è stato collegato a temperature globali più calde, nel 2024 potrebbero verificarsi nuovamente perdite di raccolto.

 

Le elezioni americane rappresentano il nono tema “da tenere sotto’occhio” nel 2024. Il 5 novembre 2024 gli americani voteranno per il 47° presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti, oltre a circa un terzo dei senatori e a tutti i 435 membri votanti della Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti. Dal punto di vista degli analisti del PE il giorno delle elezioni mostrerà ancora una volta un’America profondamente divisa sulla politica interna ed estera, piuttosto che un Paese unito. Democratici e repubblicani sono ugualmente preoccupati (84%) per lo stato della loro democrazia. Anche se l’impatto potenziale del 47° presidente degli Stati Uniti dipenderà dal fatto che il suo partito controlli la Camera e/o il Senato, o nessuno dei due, gli esperti ritengono che un secondo mandato per Biden sarebbe caratterizzato da un ampio grado di continuità e prevedibilità in politica interna ed estera. Biden manterrebbe probabilmente il suo approccio tradizionale alla diplomazia, incentrato sulla cooperazione e sul coordinamento, anche se non sempre coerentemente applicato, sulle sfide globali con alleati e partner affini, tra cui l’UE. Per quanto riguarda un mandato Trump 2.0, alcuni media lo descrivono come “il ritorno di un ‘Trump slegato’ – più risentito, più organizzato e meno vincolato rispetto al suo primo mandato”. Trump potrebbe attingere al lavoro politico dei think tank repubblicani, come l’America First Policy Institute e la Heritage Foundation. Il “Progetto 2025” di quest’ultima definisce un’ampia agenda politica “da e per i conservatori”. Gli esperti si aspettano grandi cambiamenti nell’approccio degli Stati Uniti agli alleati, alle organizzazioni internazionali, al clima e all’energia, ma una certa continuità sulla Cina. I repubblicani rifiutano le politiche sul cambiamento climatico, tranne quando sono rivolte alla Cina, sostengono le industrie dei combustibili fossili e vogliono annullare le proposte di legge sulla transizione verde di Biden e di smantellare i relativi uffici nelle agenzie federali.

 

Infine, gli analisti del Parlamento europeo segnalano l’ascesa dell’India a grande potenza. Dopo la crescita della Cina negli ultimi due decenni, potrebbe essere il momento di ascesa delle attuali potenze di medio livello, come l’India, il Brasile o la Turchia. Le elezioni politiche del 2024 potrebbero vedere il primo ministro Narendra Modi, che promuove la visione dell’India quale maggiore democrazia del mondo pronta a “plasmare questo nuovo ordine, grazie alla sua “trinità” di demografia, democrazia e diversità”, rimanere al potere. Mentre gli esperti osservano la natura mutevole del sistema internazionale verso un paradigma di bipolarismo (Stati Uniti e Cina come due grandi potenze) o di multipolarismo (con molteplici determinanti del potere), nel 2023 è emersa un’importante discussione sul futuro dell’India e sul suo ruolo nelle relazioni internazionali. L’India è potenzialmente una grande potenza? L’anno 2024 potrebbe darci alcune indicazioni. Intanto, l’economia del paese è in continua crescita: nel 2022 è diventata la quinta economia al mondo, sebbene dal punto di vista degli acquisti lo fosse già dal 2017. Dal 2021 il PIL indiano cresce più rapidamente di quello cinese, un trend che nelle proiezioni proseguirà anche nel 2024 (6,3 % contro il 4,2% della Cina). Nei settori high-tech, farmaceutico e aerospaziale le industrie indiano sono di eccellenza. L’India, inoltre, sta negoziando degli accordi di libero scambio con l’UE e il Regno Unito, e sta rafforzando i legami commerciali con gli Stati Uniti. Questo dovrebbe consentire al subcontinente indiano di aumentare le esportazioni, integrarsi meglio nelle catene globali del valore con le imprese statunitensi, inglesi ed europee, attrarre maggiori investimenti e beneficiare della cooperazione tecnologica. Rispetto a queste previsioni positive,  sono da segnalare alcuni punti critici o sfide per la possibile “superpotenza” indiana: in primo luogo la spesa in armamenti e militare (la terza al mondo dopo USA e Cina), soprattutto in stipendi e pensioni del personale; la sicurezza energetica (l’India non possiede giacimenti di petrolio o gas naturale – come ad esempio gli USA e la Russia); la scarsa incidenza della fiscalità e la carenza di manodopera per un mercato del lavoro in grande espansione; la ricorrenza degli eventi atmosferici avversi (disastri naturali, inondazioni, ecc.); l’inquinamento elevatissimo dell’aria (il secondo paese più inquinato al mondo); e non ultimo la presenza di problematiche sociali, economiche ed ambientali irrisolte (ad es. corruzione, violenza contro le donne, diritti umani e minoranze, povertà e ineguaglianza, inquinamento).

 

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