Home Adepp-Europa Newsletter AdEPP in Europa Divario salariale e pensionistico: risoluzione del Parlamento europeo sulla parità di genere

Divario salariale e pensionistico: risoluzione del Parlamento europeo sulla parità di genere

Il Parlamento europeo ha presentato una proposta di risoluzione che riporta al centro del dibattito politico uno dei nodi strutturali del mercato del lavoro europeo: il persistente divario economico tra uomini e donne. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, le differenze salariali e pensionistiche continuano a rappresentare una criticità diffusa in tutta l’Unione.

Secondo i dati più recenti citati nel documento, nel 2023 il divario retributivo medio tra uomini e donne nell’UE si aggira intorno al 12%. In termini concreti, questo significa che le donne lavorano simbolicamente circa due mesi all’anno “senza retribuzione” rispetto agli uomini. Le disuguaglianze accumulate durante la vita lavorativa si riflettono poi nelle pensioni: il divario pensionistico di genere medio nell’UE raggiunge il 25% circa, con un aumento del rischio di povertà tra le donne nella terza età.

Alla base di queste differenze vi sono diversi fattori strutturali. Tra i principali la distribuzione sproporzionata delle responsabilità familiari e del lavoro di cura. Le donne continuano a svolgere la maggior parte delle attività domestiche e dell’assistenza a figli o familiari anziani (spesso non retribuite) con più frequenti interruzioni di carriera, una maggiore diffusione del lavoro part-time e, conseguentemente, minori opportunità di avanzamento professionale.

Un altro elemento determinante è la cosiddetta segregazione occupazionale. Le donne risultano infatti maggiormente concentrate in settori come sanità, istruzione e assistenza sociale, che tendono a offrire salari più bassi rispetto ad ambiti come tecnologia, ingegneria o finanza. A ciò si aggiunge il fenomeno del soffitto di cristallo: nonostante l’aumento della partecipazione femminile al lavoro, le donne sono ancora sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali e nei vertici aziendali.

La proposta di risoluzione evidenzia, inoltre, la situazione di particolare vulnerabilità di alcune categorie, tra cui madri single, donne migranti, lavoratrici domestiche e donne anziane. Nell’Unione europea milioni di persone lavorano ancora nell’economia informale (lavoro sommerso), soprattutto nel settore dell’assistenza domestica, dove la stragrande maggioranza è costituita da donne prive di adeguate tutele sociali e pensionistiche.

 

Le conseguenze di queste disuguaglianze non riguardano solo la dimensione individuale, ma hanno anche un impatto significativo sull’economia europea nel suo complesso. Le stime riportate nella proposta indicano che le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro pesano sul bilancio dell’UE per circa 390 miliardi di euro nel 2023. Al contrario, una maggiore partecipazione femminile al lavoro potrebbe portare a una crescita del PIL pro capite europeo compresa tra il 3,2% e il 5,5% entro il 2050.

 

Per affrontare il problema, il PE propone una serie di interventi. Tra le misure principali vi è l’attuazione della direttiva sulla trasparenza salariale, che mira a rendere più chiari i criteri di retribuzione e a facilitare l’individuazione di eventuali discriminazioni. Viene inoltre sottolineata l’importanza di investire nei servizi di cura, come asili nido e assistenza agli anziani, al fine di ridurre il peso delle responsabilità familiari che ricadono sulle donne.

La risoluzione propone anche di promuovere congedi parentali paritari tra genitori, incentivando l’utilizzo del congedo di paternità. Parallelamente, si suggerisce di valorizzare economicamente i settori ad alta presenza femminile e di incoraggiare la partecipazione delle ragazze alle discipline STEM.

 

Un altro fronte riguarda il rafforzamento dell’imprenditoria femminile e del lavoro autonomo e professionale delle donne, attraverso un migliore accesso al credito, programmi di formazione e strumenti di educazione finanziaria. Sul piano pensionistico, si propone di riconoscere maggiormente i periodi dedicati al lavoro di cura, ad esempio tramite crediti pensionistici o sistemi di tutele minime.

 

L’obiettivo complessivo della proposta è rafforzare gli intenti della Commissione europea sulla nuova strategia per la parità di genere  con obiettivi concreti e misurabili. Secondo il Parlamento, la riduzione del divario economico tra uomini e donne non rappresenta solo una questione di equità sociale, ma anche una condizione essenziale per la crescita economica e la sostenibilità del modello sociale europeo.

 

Per consultare la proposta di risoluzione cliccare qui