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L’Europa gioca la carta del “risparmio paziente”: audizione in Commissione ECON del PE per sbloccare i capitali di lungo termine

Come trasformare il risparmio degli europei nel carburante per la crescita economica del continente? È questa la sfida al centro dell’audizione tenutasi mercoledì 8 aprile 2026 presso la Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo. Esperti del settore assicurativo, dei fondi pensione, rappresentanti dell’EIOPA e di Better Finance si sono confrontati su un obiettivo cruciale: mobilitare capitali a lungo termine per sostenere l’innovazione e la stabilità dell’Unione.

Un tesoro sotto-utilizzato

Il contesto è delineato chiaramente nel briefing dell’Unità di analisi della governance economica del PE: nell’area dell’euro, assicuratori e fondi pensione gestiscono asset pari a circa l’80% del PIL dell’UE. Tuttavia, a causa della frammentazione dei mercati interni, una quota massiccia di questa ricchezza finisce per essere investita fuori dai confini europei, specialmente negli Stati Uniti.

L’audizione si inserisce nel quadro della strategia dell’UE per i risparmi e gli investimenti (Savings and Investment Union, SIU) e segue le raccomandazioni della Relazione Draghi, puntando a una revisione normativa che permetta a questi giganti finanziari di “prosperare” e, contemporaneamente, di investire in asset più dinamici e rischiosi, come private equity e infrastrutture.

Le leve del cambiamento: Solvency II e il modello danese

Per sbloccare questo potenziale, l’UE punta sulla revisione della direttiva Solvency II (che ridurrà i requisiti patrimoniali per gli investimenti azionari a lungo termine) e sulla riforma degli enti pensionistici (direttiva IORP) e del prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP).

Durante il dibattito è emerso con forza il “modello danese” come esempio di successo. In Danimarca, il sistema pensionistico complementare ben strutturato ha permesso alle famiglie di partecipare ai mercati dei capitali in sicurezza, grazie a strategie di investimento “lifecycle” che proteggono il risparmio con l’avvicinarsi della pensione, garantendo al contempo rendimenti elevati che alimentano l’economia nazionale.

Trasparenza, ESG e competitività

Non si tratta solo di quantità, ma anche di qualità degli investimenti. Gli esperti hanno sottolineato come il coinvolgimento di grandi investitori istituzionali favorisca l’adozione dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance), rendendo le imprese europee più trasparenti e sostenibili. Tuttavia, la strada è in salita. La Commissione ECON ha ribadito che il finanziamento non è l’unico pezzo del puzzle: serve completare l’Unione dei Mercati dei Capitali (Capital Markets Union, CMU) per evitare la fuga di capitali verso mercati esteri più profondi e liquidi.

L’audizione di oggi – hanno commentano fonti parlamentari – conferma che non ci può essere una vera autonomia strategica europea senza una capacità autonoma di finanziare le proprie imprese“. La sfida per i decisori politici sarà ora quella di tradurre queste analisi in un quadro normativo che sappia bilanciare la protezione del risparmiatore con la necessità di investimenti coraggiosi per il futuro dell’Europa.

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