Il Consiglio dell’Unione europea ha ufficialmente adottato le nuove regole sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), un passo che promette di trasformare radicalmente il modo in cui produciamo cibo nel Vecchio Continente. Non si tratta solo di una questione tecnica, ma di una scelta strategica per garantire la sicurezza alimentare in un’epoca segnata da cambiamenti climatici imprevedibili e tensioni geopolitiche.
Le NGT sono un insieme di tecnologie biotecnologiche avanzate che permettono di intervenire sul genoma delle piante con una precisione chirurgica. A differenza degli OGM tradizionali degli anni ‘90, che spesso prevedevano l’inserimento di DNA estraneo (transgenesi), queste tecniche permettono di modificare il DNA della pianta stessa per accelerare processi che potrebbero avvenire anche in natura, ma in tempi molto più lunghi.
L’obiettivo è fornire agli agricoltori colture più resistenti: piante che possano prosperare nonostante siccità prolungate, alluvioni improvvise o attacchi di parassiti, riducendo l’uso di pesticidi e acqua. Maria Panayiotou, Ministra dell’Agricoltura di Cipro, ha sottolineato come questa riforma sia una risposta concreta al bisogno di innovazione e competitività del settore agricolo europeo.
La novità principale del regolamento è la creazione di due percorsi distinti per l’immissione sul mercato dei nuovi prodotti vegetali:
- Categoria 1 (NGT-1): in questo gruppo rientrano le piante che, dopo un’attenta analisi, vengono considerate equivalenti alle varietà ottenute con metodi convenzionali. Per questi prodotti, l’iter burocratico sarà notevolmente semplificato. Non sarà obbligatorio apporre un’etichetta specifica sul prodotto finale per il consumatore, sebbene resti l’obbligo di tracciabilità per i semi, garantendo agli agricoltori biologici la possibilità di mantenere le proprie filiere libere da NGT. Unica restrizione ferrea: non possono rientrare in questa categoria semplificata le piante modificate per tollerare gli erbicidi.
- Categoria 2 (NGT-2): sono le piante con le modifiche genetiche più complesse. Per queste varietà rimarranno in vigore le rigide regole previste dalla normativa OGM del 2001, che includono valutazioni del rischio approfondite, autorizzazioni lunghe e l’obbligo di etichettatura chiara per il consumatore.
Un punto cruciale del dibattito ha riguardato la proprietà intellettuale. C’è il timore che pochi grandi gruppi possano monopolizzare le nuove sementi tramite i brevetti. Per evitare questo scenario, l’UE ha introdotto misure di trasparenza senza precedenti: sarà creato un database pubblico di tutti i brevetti legati alle piante NGT-1. Inoltre, la Commissione europea si è impegnata a monitorare strettamente l’impatto dei brevetti sulla varietà dei semi e sulla competitività delle piccole aziende, con l’obiettivo di proporre correttivi legislativi se necessario.
L’orizzonte temporale
Il percorso non è ancora finito, ma la strada è tracciata. Dopo il via libera formale del Parlamento europeo e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, scatterà un periodo di transizione di 24 mesi. Questo tempo servirà alle autorità nazionali e alle aziende per adeguarsi alle nuove procedure tecniche. Se tutto procederà come previsto, le prime piante coltivate secondo queste regole inizieranno a popolare i campi europei a partire dalla metà del 2028. Secondo le dichiarazioni conclusive del Consiglio, si chiude in questo modo un lungo periodo di incertezza normativa, con l’aggiornamento di regole vecchie di vent’anni per allinearle al progresso della scienza, nel tentativo di bilanciare la libertà di ricerca con la massima protezione per la salute umana e l’ambiente.





