Il COREPER ha dato il via libera all’accordo con il Parlamento: nuove regole su disoccupazione, cure a lungo termine e distacchi renderanno la libera circolazione dei lavoratori nell’UE più equa e meno burocratica.
Dopo anni di stallo negoziale, la riforma dei regolamenti 883/2004 e 987/2009 giunge finalmente a compimento. Muoversi nell’Unione europea per vivere o lavorare sarà più semplice e sicuro. La proposta iniziale risale al dicembre 2016 e non mira a togliere sovranità agli Stati membri in materia di sicurezza sociale, ma a far si che nessun cittadino sia escluso dai diritti di sicurezza sociale nei processi di mobilità all’interno del mercato unico, a causa di “crepe” nel sistema burocratico.
Gli ambasciatori degli Stati membri hanno approvato l’accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo per la revisione del sistema di coordinamento della sicurezza sociale. La revisione non si configura come un tentativo di armonizzare i sistemi nazionali (che restano di competenza dei singoli Stati), ma di una modernizzazione dei “binari” su cui viaggiano i versamenti contributivi e i diritti dei cittadini quando varcano la frontiera di un altro Paese membro. “Il risultato è una maggiore libertà di movimento e un’Europa più competitiva e socialmente equa”, ha dichiarato Marinos Moushouttas, Ministro del Lavoro di Cipro – attuale presidenza di turno del Consiglio europeo.
L’accordo interviene su 5 pilastri fondamentali della vita quotidiana di milioni di cittadini che vivono o lavorano all’estero (i cosiddetti: cittadini mobili):
1. Indennità di disoccupazione
Chi cerca impiego in un altro Paese dell’UE potrà continuare a percepire l’indennità dal proprio Paese d’origine per sei mesi (estendibili). Inoltre, chi ha lavorato in uno Stato diverso da quello di residenza per almeno 22 settimane consecutive avrà diritto alle prestazioni dello Stato in cui ha effettuato l’ultima prestazione lavorativa.
2. Cure a lungo termine (Long-term care)
Per la prima volta viene introdotta una definizione chiara e un elenco di prestazioni comprese nelle cure a lungo termine. Questo garantirà certezza legale a chi ha bisogno di assistenza e ai loro caregiver che si spostano all’interno dell’Unione.
3. Lavoratori distaccati e trasferte brevi
Le autorità nazionali dovranno essere informate preventivamente se un lavoratore svolge attività in un altro Stato. Tuttavia, l’accordo introduce un’importante esenzione per i viaggi d’affari e le attività a breve termine, fino a 3 giorni lavorativi in un mese (come, ad esempio, quelle spesso svolte da liberi professionisti), che non richiederanno alcuna notifica preventiva. Da sottolineare che il settore dell’edilizia è escluso da questa semplificazione.
4. Famiglia e responsabilità genitoriale
Le nuove norme mirano a rimuovere i disincentivi economici per i genitori che riducono l’orario di lavoro per accudire i figli. E’ introdotta una distinzione netta tra i benefici in denaro (sostitutivi del reddito) e le altre prestazioni familiari, assicurando che i diritti siano mantenuti anche se i familiari risiedono in uno Stato diverso.
5. Cittadini non attivi
Per chi si sposta senza svolgere un’attività lavorativa (es. pensionati o studenti), il testo chiarisce le modalità di accesso alle prestazioni in base alla giurisprudenza più recente della Corte di Giustizia europea, garantendo che nessuno sia ingiustamente escluso dalla copertura sanitaria.
L’accordo deve ora passare le verifiche previste, ossia: approvazione formale da parte del Parlamento europeo, revisione legale e linguistica in tutte le lingue ufficiali dell’UE, adozione definitiva da parte di Parlamento e Consiglio.
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