Oggi, 17 settembre, a Strasburgo il Parlamento europeo vota una risoluzione sull’impatto dei social media e dell’ambiente online sui giovani. Tra le richieste: contrasto al design che creano dipendenza, maggiore trasparenza degli algoritmi, verifica dell’età rispettosa della privacy, limiti alla pubblicità mirata e una possibile “modalità giovani” sulle piattaforme. Il Parlamento europeo punta a rafforzare la protezione di bambini e giovani nell’ambiente digitale. Gli eurodeputati voteranno la risoluzione elaborata dalla Commissione per la cultura e l’istruzione (CULT) e affidata al relatore Sandro Ruotolo (S&D, Italia). Si tratta di una risoluzione non legislativa, attraverso la quale il Parlamento indica alla Commissione europea e agli Stati membri le priorità sulle quali ritiene necessario intervenire.
Preoccupa la crescente presenza dei giovani negli ambienti digitali. Nel 2024 il 97% dei giovani nell’UE utilizzava Internet quotidianamente, mentre l’uso dei social media tra i minori di età compresa tra 9 e 16 anni è più che raddoppiato dal 2010, raggiungendo in media tre ore al giorno. Il Parlamento riconosce le opportunità offerte dalle piattaforme in termini di apprendimento, creatività, socializzazione, accesso alle informazioni e partecipazione civica, ma richiama anche i rischi connessi a un utilizzo intensivo: cyberbullismo, molestie, contenuti nocivi, disinformazione, pressioni legate all’immagine corporea, profilazione, pratiche commerciali manipolative e caratteristiche progettate per prolungare il tempo trascorso online.
La principale richiesta è la definizione di una strategia europea integrata che combini sicurezza e tutela della privacy fin dalla progettazione, servizi adeguati all’età, trasparenza degli algoritmi, sistemi affidabili di verifica dell’età e una maggiore alfabetizzazione digitale e mediatica. Famiglie, scuole ed educatori dovrebbero essere coinvolti direttamente nella costruzione di un ambiente digitale più sicuro. Il Parlamento non chiede soltanto nuove regole. Una parte consistente della relazione riguarda, infatti, la necessità di applicare in maniera più efficace e coordinata la normativa già esistente, dal regolamento sui servizi digitali (DSA) al GDPR, passando per l’AI Act, la direttiva sui servizi di media audiovisivi e le norme contro le pratiche commerciali sleali. L’obiettivo è evitare differenze significative nella protezione dei minori tra Stati membri e tra diversi servizi digitali.
Uno dei passaggi più significativi riguarda il modo stesso in cui social network e applicazioni sono progettati. Il Parlamento prende di mira strumenti quali scrolling infinito, riproduzione automatica, notifiche compulsive, sistemi di ricompensa e algoritmi di raccomandazione basati sulla profilazione, caratteristiche che possono essere utilizzate per massimizzare il coinvolgimento e il tempo trascorso sulle piattaforme. Per gli account dei minori vengono indicate possibili misure come la disattivazione dell’autoplay, limiti allo scrolling infinito, possibilità di ripristinare il feed, limiti di tempo configurabili, inviti periodici a fare una pausa e restrizioni alle notifiche. Il Parlamento chiede inoltre attenuare l’impatto delle caratteristiche persuasive delle Piattaforme e di eliminare gradualmente o vietare quelle considerate più dannose e capaci di creare dipendenza.
La relazione sostiene anche l’introduzione di una vera e propria “modalità giovani”, nella quale la pubblicità mirata sia disattivata e le caratteristiche progettate per creare dipendenza siano limitate. Per gli account dei minori, i sistemi di raccomandazione dovrebbero inoltre utilizzare impostazioni sicure per default.
Un altro tema centrale è l’accesso dei minori ai social network. Secondo il Parlamento, i sistemi basati sulla semplice autodichiarazione dell’età sono facilmente aggirabili. La relazione sostiene quindi la necessità di strumenti più efficaci, purché rispettino rigorosamente la privacy e non comportino una raccolta sproporzionata di dati personali. Tra le soluzioni indicate figura l’utilizzo del futuro ecosistema europeo dell’identità digitale, attraverso sistemi che permettano di dimostrare di avere l’età richiesta senza necessariamente rivelare la propria identità. Il Parlamento sostiene inoltre un approccio armonizzato europeo alla definizione di un’età digitale minima per l’accesso ai social media, prendendo atto delle iniziative già avviate da alcuni Stati membri e dell’orientamento espresso dalla Commissione verso una proposta europea. La verifica dell’età, tuttavia, non viene considerata una soluzione sufficiente da sola: dovrebbe accompagnarsi a privacy, sicurezza e protezione dei minori “by design” e “by default”.
Particolare attenzione viene dedicata ai sistemi di raccomandazione che determinano quali contenuti compaiono nei feed. Il Parlamento chiede maggiore trasparenza, audit esterni e un controllo rafforzato, anche attraverso il Centro europeo per la trasparenza algoritmica. Gli utenti dovrebbero poter scegliere più facilmente sistemi di raccomandazione alternativi non basati sulla profilazione, mentre per i minori le opzioni più sicure dovrebbero diventare quelle predefinite. La relazione chiede inoltre che i ricercatori accreditati possano accedere, nel rispetto della protezione dei dati, a informazioni aggregate sull’esposizione dei minori agli algoritmi, per poter studiare in maniera indipendente gli effetti dei sistemi di raccomandazione e del design persuasivo.
La relazione dedica un ampio capitolo anche all’intelligenza artificiale. Pur riconoscendone le potenzialità nell’apprendimento e nella creatività, il Parlamento richiama i rischi associati a chatbot, sistemi di raccomandazione, deepfake e strumenti di IA generativa utilizzati dai minori. Un’attenzione specifica viene riservata ai cosiddetti “compagni emotivi” basati sull’IA, chatbot capaci di simulare amicizie e relazioni. Per questi strumenti vengono richieste garanzie specifiche: indicazione esplicita che l’interlocutore è un’IA, modalità di sicurezza predefinite per i minori, sistemi di verifica dell’età e meccanismi capaci di indirizzare verso servizi di assistenza gli utenti che manifestino intenzioni autolesionistiche. Sul fronte dei deepfake, il testo chiede un esplicito divieto dei sistemi di IA utilizzati per generare o manipolare immagini sessualmente esplicite di persone identificabili senza consenso e una protezione rafforzata contro i contenuti sessualizzati sintetici che coinvolgono minori.
La salute mentale rappresenta uno degli altri pilastri della risoluzione. Il Parlamento chiede alla Commissione orientamenti europei basati su evidenze scientifiche sull’uso sano delle tecnologie, differenziati per fascia di età, insieme a campagne rivolte a giovani, famiglie e scuole. Agli Stati membri si chiede di migliorare l’accesso all’assistenza psicologica e ai servizi psicosociali, anche nelle scuole. Per le principali piattaforme vengono indicati protocolli di prevenzione del suicidio e strumenti che rendano immediatamente disponibili numeri di assistenza e risorse di sostegno. La relazione precisa, inoltre, che chatbot e compagni virtuali basati sull’IA non possono sostituire i professionisti della salute mentale. Sul cyberbullismo, la richiesta è quella di unire prevenzione, educazione e responsabilità delle piattaforme. Si punta su sistemi di segnalazione facilmente utilizzabili dai minori, tempi di risposta più rapidi, maggiore trasparenza delle piattaforme, programmi nelle scuole e finanziamenti stabili per le linee di assistenza.
La relazione interviene anche sul ruolo degli influencer, chiedendo un codice di condotta europeo per influencer, agenzie e piattaforme e regole più chiare per distinguere i contenuti commerciali da quelli editoriali o personali. Tra le ipotesi figura una definizione armonizzata europea di “marketing tramite influencer”, accompagnata da maggiore trasparenza sulle sponsorizzazioni. Un capitolo specifico riguarda kidfluencer e sharenting: il Parlamento invita la Commissione a valutare misure per proteggere i minori dallo sfruttamento commerciale e dalla sovraesposizione digitale derivante dalla pubblicazione sistematica di immagini e contenuti da parte dei genitori.
La strategia delineata dal Parlamento non si limita alle piattaforme. Le competenze digitali, mediatiche e relative all’intelligenza artificiale dovrebbero essere rafforzate fin dalla giovane età, aiutando bambini e ragazzi a comprendere il funzionamento degli algoritmi, riconoscere la disinformazione, proteggersi dalla profilazione e individuare le tecniche utilizzate per persuadere o trattenere gli utenti online. Gli Stati membri vengono inoltre invitati a valutare regole chiare sull’utilizzo dei dispositivi mobili nelle scuole, in particolare nell’istruzione prescolare e primaria, prevedendo eventuali eccezioni per finalità didattiche. Anche genitori e tutori dovrebbero ricevere maggiore formazione su privacy, sicurezza, disinformazione e strumenti di segnalazione.
La protezione dovrebbe estendersi anche al gaming. Il Parlamento chiede di affrontare i meccanismi di acquisto e ricompensa casuale, come loot box, ruote della fortuna e altri sistemi randomizzati a pagamento, per il rischio che possano favorire comportamenti compulsivi nei minori. Tra le misure da valutare figurano l’indicazione obbligatoria delle probabilità di ottenere le ricompense e un’etichettatura esplicita di questi meccanismi. Viene inoltre sostenuto un maggiore utilizzo delle classificazioni PEGI e l’introduzione di strumenti di moderazione e segnalazione maggiormente adatti ai minori.
La risoluzione non introduce direttamente nuovi obblighi giuridici, ma definisce la posizione politica del Parlamento e formula richieste alla Commissione e agli Stati membri in vista dei prossimi interventi europei sul digitale.
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