Covip. Presentata a Roma la relazione annuale sull’attività svolta nel 2017

139

Si è tenuta oggi a Roma presso la Camera dei Deputati la presentazione della Relazione annuale sull’attività svolta nel 2017 dalla COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione. ( in allegato la relazione del Presidente).  Il Presidente della COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Mario Padula, ha illustrato nel corso della presentazione lo stato dei settori vigilati (fondi pensione e casse professionali) e si è soffermato su: ruolo della COVIP, evoluzione normativa e iniziative dell’Autorità, efficienza nella gestione del risparmio previdenziale, inclusione previdenziale, welfare integrativo.

La COVIP esercita la propria funzione di vigilanza su oltre 240 miliardi di euro di risparmio previdenziale privato (fondi pensione e casse professionali). Nel corso del 2017, sono state 1.600 le iniziative di vigilanza.

A fine 2017, gli iscritti alla previdenza complementare sono 7,6 milioni (+6,1%)

I rendimenti netti dei fondi pensione sono compresi tra l’1,9% e il 3,3%, superiori alla rivalutazione del TFR

Le parole chiave della Relazione sono: efficienza, inclusione previdenziale, welfare integrativo.

 

Efficienza:

  • Per i fondi pensione:
  • aumentare la confrontabilità delle forme pensionistiche e la consapevolezza dei lavoratori grazie all’uso di strumenti innovativi realizzati dalla COVIP: Schede dei costi e Comparatore dei costi
  • favorire la concentrazione tra i fondi pensione per migliorare la qualità dei servizi contenendo i costi
  • Per le casse professionali:
    • completare e aggiornare il quadro normativo, datato e incompleto, anche mediante la definizione di procedure che rendano più solida la governance e più efficienti i processi gestionali

 

Inclusione previdenziale:

  • favorire la partecipazione alla previdenza complementare delle fasce più deboli della popolazione e in particolare dei giovani, che oggi rimangono ai margini del sistema
  • consentire che, in caso di incapienza fiscale, i benefici non utilizzati in un singolo anno siano riportati ad anni successivi

 

Welfare integrativo:

  • avviare un percorso di riordino e razionalizzazione del settore della sanità integrativa, oggi non adeguatamente regolato, e potenziare il sistema dei controlli attraverso un’unica Autorità di Vigilanza per il Welfare integrativo

 

I FONDI PENSIONE

  • L’offerta

 Alla fine del 2017, i fondi pensione in Italia sono 415: si tratta di 35 fondi negoziali, 43 fondi aperti, 77 piani individuali pensionistici (PIP), 259 fondi preesistenti e Fondinps.

Rispetto al 2016, si è registrata una riduzione di 37 unità, di cui 35 fondi preesistenti.

 

  • Gli iscritti e le adesioni

Alla fine del 2017, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è pari a circa 7,6 milioni, in crescita del 6,1% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 8,3 milioni di posizioni in essere (inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto).

Di questi, gli iscritti ai PIP “nuovi” si attestano a quasi 3 milioni (+7,6% rispetto al 2016), quasi 2,8 milioni quelli ai fondi negoziali (+7,8%, con una crescita determinata principalmente dalle nuove adesioni contrattuali), oltre 1,3 milioni quelli ai fondi aperti (+9,2%, confermando l’andamento dinamico del 2016) e 610.000 quelli ai fondi preesistenti.

Considerate nell’insieme, le nuove adesioni nell’anno sono state 679.000, valore in linea con quello dell’anno precedente.

Gli uomini sono il 62,3% degli iscritti alla previdenza complementare, a fronte del 57,7% di donne, mentre in termini di distribuzione per età e per area geografica di residenza, la maggior parte degli iscritti si concentra nelle fasce d’età centrali (35-54 anni, 56,3%) e al Nord (56,8%).

 

  • Risorse, contributi e prestazioni

A fine 2017, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 162,3 miliardi di euro, in aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente: un ammontare pari al 9,5% del PIL e al 3,7% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

I contributi raccolti nell’anno sono pari a 14,9 miliardi di euro, di cui quasi tre quarti confluiscono nelle forme previdenziali di nuova istituzione. I contributi destinati ai fondi aperti e ai PIP sono cresciuti di circa il 9%, mentre l’incremento nei fondi negoziali è stato pari soltanto al 3,5%, in quanto il forte aumento delle iscrizioni conseguenti all’introduzione dell’adesione contrattuale si è tradotto in un aumento modesto dei flussi contributivi.

I contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.620 euro nell’arco dell’anno. Il numero delle posizioni sulle quali nel corso dell’anno non sono confluiti versamenti è pari a 2,1 milioni, in crescita del 14% rispetto al 2016: il 23,5% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (1,8 milioni) non ha effettuato contribuzioni nel 2017.

Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 7,6 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 2,6 miliardi di euro e in rendita per circa 700 milioni di euro. I riscatti sono pari a quasi 2,2 miliardi di euro, mentre le anticipazioni, pari a oltre 2 miliardi di euro, sono in linea con il valore elevato del 2016. La gran parte delle anticipazioni rientra nella fattispecie non connessa a cause specifiche (ossia a cause diverse dalle spese sanitarie o per acquisto o ristrutturazione della prima casa).

 

  • L’allocazione degli investimenti

L’allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse, quindi, le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) mostra, rispetto agli scorsi anni, una tendenza alla maggiore diversificazione tra tipologie di titoli.

A fine 2017, la quota degli investimenti in titoli di Stato è pari al 41,5% e diminuisce di cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente; per circa due terzi la diminuzione è imputabile ai titoli di stato italiani, la cui quota a fine 2017 è pari al 22,7%.

Sono invece aumentate le quote degli investimenti in altri titoli di debito (pari al 16,6%), dei titoli di capitale (pari al 17,7%) e degli OICR (pari al 14,4%). Anche i depositi sono in aumento, avendo raggiunto il 7,2% del patrimonio da investire.

Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano il 2,9% del patrimonio, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016.

Gli investimenti in titoli di emittenti privati italiani ammontano a 4,1 miliardi di euro e risultano in crescita rispetto ai 3,4 miliardi di euro di fine 2016.

 

  • I rendimenti e i costi

Nel 2017 i rendimenti, al netto dei costi e della fiscalità, sono stati in media positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica e di comparto, beneficiando principalmente dell’andamento favorevole dei corsi azionari nei principali mercati mondiali.

I fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno reso in media rispettivamente il 2,6% e il 3,3%. Per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato del 2,2% e per le gestioni separate di ramo I l’1,9%. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,7%.

Anche nel 2017 i comparti azionari hanno realizzato guadagni superiori, pari al 5,9% nei fondi negoziali, al 7,2% nei fondi aperti e al 3,2% nei PIP di ramo III.

Nel periodo dal 2008 al 2017, comprensivo di fasi di accentuata turbolenza dei mercati finanziari, il rendimento netto medio annuo composto dei fondi pensione negoziali è stato del 3,3%, quello dei fondi aperti del 3%, dei PIP del 2,8% per le gestioni di ramo I e del 2,2% per quelle di ramo III, sempre superiore rispetto alla rivalutazione del TFR, che è stata pari al 2,1%.

A livello di costi, i PIP sono i prodotti più onerosi: su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) è in media del 2,2% (1,9% per le gestioni separate di ramo I e 2,3% per le gestioni di ramo III), mentre si conferma la minore onerosità dei fondi pensione negoziali (0,4%) e fondi pensione aperti (1,3%).

 

LE CASSE PROFESSIONALI

La COVIP è chiamata a vigilare anche sulla gestione delle risorse finanziarie delle casse professionali, in raccordo con i Ministeri del Lavoro e dell’Economia, deputati ad assicurarne anche la complessiva stabilità.

Alla fine del 2016, le attività complessivamente detenute ammontano, a valori di mercato, a 80 miliardi di euro.

Tenendo conto anche degli investimenti effettuati per il tramite di OICVM, la quota più rilevante delle attività (quasi il 35%, pari a 27,8 miliardi di euro) è costituita da titoli di debito, di cui poco più della metà costituiti da titoli governativi. Una quota cospicua continua ad essere rappresentata da investimenti immobiliari, che nel complesso si attestano a 19 miliardi di euro, pari a quasi il 24% del totale, incidenza comunque in diminuzione di 8,8 punti percentuali nel quinquennio 2012-2016.

Gli investimenti nell’economia italiana ammontano a quasi 33 miliardi di euro, pari al 41,1% delle attività totali, e risultano di poco inferiori a quelli verso l’estero, che si attestano a poco più di 33 miliardi di euro (41,4% delle attività totali). La residua quota del 17,5% è costituita essenzialmente da liquidità e crediti contributivi.

Per quanto riguarda la composizione degli investimenti domestici, la quota più rilevante è rappresentata dall’aggregato immobiliare (poco più di 18 miliardi di euro), seguita dai titoli di Stato (circa 9 miliardi di euro), mentre gli investimenti in titoli emessi da imprese italiane sono limitati e ammontano a 3,9 miliardi di euro.

 

Il ruolo della COVIP

 

Nel sistema di previdenza complementare italiano, in cui si è affermato il modello della contribuzione definita, acquisisce particolare rilievo il tema dell’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche rispetto ai bisogni previdenziali, così come il tema della tutela di coloro che si affidano alla forma pensionistica complementare.

In tale contesto, la COVIP esercita un’azione strategica di “vigilanza sociale” che, avendo riguardo ai bisogni di protezione sociale, la differenzia dalle Autorità di vigilanza sul risparmio finanziario.

L’azione di vigilanza della COVIP si esercita dal 2011 anche sulle casse professionali e si colloca in un sistema ampio e articolato che il Legislatore ha disegnato a tutela del risparmio previdenziale obbligatorio dei liberi professionisti. Nonostante ciò, la normativa che riguarda il governo degli investimenti risulta ad oggi datata e incompleta; il regolamento previsto dal Decreto Legge 98/2011, che avrebbe dovuto introdurre la disciplina sugli investimenti delle risorse finanziare, sui conflitti di interesse e sulla banca depositaria, è ancora atteso.

Il ruolo svolto dalla COVIP nei riguardi del risparmio previdenziale, veicolato attraverso fondi pensione e casse professionali, risulta rilevante sia per la funzione sociale esercitata che per l’entità delle risorse gestite, che hanno superato i 240 miliardi di euro. Nel corso del 2017 il complessivo sistema dei controlli da parte della COVIP ha comportato circa 1.600 iniziative di vigilanza.

 

 

L’evoluzione normativa e le iniziative portate avanti dalla COVIP

Nel 2017 diverse novità normative hanno interessato la previdenza complementare, in particolare attraverso misure introdotte con la Legge annuale sulla concorrenza e con la Legge di bilancio.

All’esigenza di aumentare i margini di flessibilità in entrata e in uscita dal sistema rispondono la possibilità di frazionare il TFR maturando da destinare ai fondi pensione – misura introdotta con la Legge sulla concorrenza – e la Rendita Integrativa temporanea Anticipata (RITA) – divenuta misura strutturale con la Legge di bilancio 2018.

Ulteriori misure adottate hanno riguardato l’ampliamento degli investimenti cosiddetti “qualificati”, la definizione di criteri di destinazione del contributo “contrattuale” tra fondi pensione di carattere nazionale e territoriale, l’estensione ai dipendenti pubblici iscritti alle forme pensionistiche contrattuali della disciplina fiscale di contributi e prestazioni, la tutela dal bail-in delle somme di denaro e degli strumenti finanziari detenuti da fondi e casse presso il depositario.

In questo contesto, si inserisce la recente Proposta di regolamento UE di introdurre i cosiddetti PEPP (Pan-European Personal Pensions), volta a creare un mercato unico a livello europeo dei prodotti pensionistici ad adesione individuale e a fornire anche una risposta alla questione della mobilità geografica delle carriere e dei connessi diritti previdenziali. Gli sviluppi più recenti del negoziato rischiano però di vanificare la realizzazione di un prodotto omogeneo e meno costoso. L’evoluzione va quindi monitorata con attezione. L’introduzione di un prodotto pensionistico individuale portabile all’interno dell’Unione europea pone poi, a livello nazionale, la questione della tassazione dei rendimenti, che risultano invece esenti nella maggior parte delle economie dell’Unione.

 

L’efficienza nella gestione del risparmio previdenziale

Con riferimento alle prospettive evolutive dei settori vigilati dalla COVIP, risulta centrale il conseguimento dell’obiettivo di efficienza, ovvero del miglioramento della qualità dei servizi e del contenimento dei costi, cui concorrono sia le regole di trasparenza che i processi di concentrazione.

Per ciò che attiene le regole di trasparenza, la COVIP è da tempo impegnata in iniziative innovative quali quelle relative alle Schede dei costi, che gli operatori devono predisporre secondo uno standard predefinito, e al Comparatore dei costi, strumento interattivo di comparazione dell’ISC (Indicatore sintetico dei costi) reso disponibile sul sito dell’Autorità, che, attraverso una visualizzazione grafica, consente un più immediato e fruibile confronto tra i costi delle diverse forme.

Relativamente alle concentrazioni, benché nel 2017 non siano mancate operazioni di razionalizzazione, di aggregazione e fusione, permane ancora una significativa frammentazione delle iniziative di previdenza complementare e sussistono margini per l’ulteriore sviluppo di processi di concentrazione e aggregazione, soprattutto nel settore dei fondi preesistenti.

Il conseguimento di soglie dimensionali più significative può consentire di assicurare servizi di livello sempre maggiore agli iscritti contenendo i relativi costi. Un ulteriore stimolo al conseguimento di dimensioni adeguate verrà anche dal recepimento della Direttiva europea IORP II. Rispetto a molte prescrizioni, la normativa di settore del nostro Paese è già allineata, tuttavia vi sono alcune disposizioni nella IORP II, particolarmente in tema di rafforzamento della governance dei fondi, che costituiranno stimolo a realizzare strutture e processi di lavoro sempre più robusti ed efficaci da parte dei fondi pensione.

Anche sotto il profilo della gestione finanziaria, fondi pensione e casse professionali devono tendere ad accrescere costantemente la qualità dei propri portafogli, valutando, nell’ambito della loro autonomia gestionale, le scelte tra i diversi stili di gestione (e anche la loro combinazione) con criteri che contemperino onerosità con redditività degli stessi, monitorando adeguatamente le risultanze e attualizzando tempo per tempo le proprie scelte con professionalità e responsabilità.

In tale ottica, le casse professionali scontano un ritardo normativo rispetto ai fondi pensione, in quanto non ha ancora trovato completamento l’iter di approvazione del regolamento previsto dal Decreto-legge n.98/2011. Politiche di investimento, processi di impiego delle risorse e sistemi di controllo della gestione finanziaria delle casse mostrano oggi un elevato grado di eterogeneità e, in taluni casi, profili di incompletezza.

Occorre mettere mano rapidamente al completamento del quadro normativo, anche con iniziative volte a introdurre procedure che possano rafforzare la governance e i processi di impiego e di controllo e favorire una gestione più efficiente.

Tra l’altro, mentre a fronte dell’attività di vigilanza svolta per la previdenza complementare è corrisposto un contributo da parte dei soggetti vigilati, nessun contributo alla COVIP è previsto per l’attività di vigilanza sulle casse professionali.

 

L’inclusione previdenziale

 A più di 10 anni dalla riforma della previdenza complementare, il sistema di segnalazioni messo a punto dalla COVIP permette di fare il punto sul grado di inclusione previdenziale, che risulta più alto nei segmenti più forti della popolazione. Sono le regioni più ricche del Paese ad avere i tassi di partecipazioni più elevati: intorno al 35 per cento delle forze di lavoro, con punte del 45-50 per cento laddove l’offerta previdenziale è integrata da iniziative di tipo territoriale. In queste aree i versamenti contributivi, 3.000-3.500 euro all’anno in media, sono più che doppi rispetto a gran parte delle regioni del mezzogiorno.

I giovani rimangono ai margini del sistema di previdenza complementare, anche per effetto delle difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro con continuità di rapporto e adeguatezza di retribuzione. Il tasso di partecipazione alla previdenza complementare al di sotto dei 34 anni, pari al 19%, è di oltre un terzo inferiore rispetto alle fasce di età più mature e la contribuzione è meno della metà. Lo stesso vale per le donne, la cui partecipazione è più bassa rispetto agli uomini: 25,4% contro 31,4% in media, forbice che si mantiene su tutte le classi di età, con una contribuzione di un quinto inferiore.

Nell’ottica di promozione dell’inclusione previdenziale, la COVIP è impegnata nell’analisi dell’efficacia dei meccanismi di adesione tramite il cosiddetto contributo contrattuale nella convinzione che all’adesione automatica debbano poi far seguito iniziative delle parti istitutive e dei fondi pensione per promuovere conoscenza e consapevolezza degli iscritti sull’opportunità di una adesione piena dal punto di vista contributivo, senza la quale si genererebbero posizioni modeste che rischiano rapidamente di essere erose dai costi, minacciando così l’efficienza complessiva del sistema.

È importante che la partecipazione segua la logica del ciclo di vita, valorizzando scelte di partecipazione più dinamiche quando l’orizzonte temporale che separa dal pensionamento è ancora ampio e riducendo gradualmente l’esposizione al rischio azionario all’avvicinarsi della fase di quiescenza.

L’inclusione previdenziale dipende anche dalla misura e dall’efficacia degli incentivi fiscali, che devono essere strutturati tenendo anche conto dell’evoluzione del mercato del lavoro. Potrebbe essere utile valutare l’opportunità di introdurre schemi di incentivazione fiscale dei contributi che prevedano la possibilità di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non si sono utilizzati in una fase di incapienza fiscale al fine di aumentare il grado di inclusione previdenziale per le fasce più deboli della popolazione a maggior rischio povertà.

 

La prospettiva del Welfare integrativo

Le disposizioni in materia di Welfare aziendale introdotte in maniera permanente con la Legge di bilancio per il 2017 possono offrire un importante contributo allo sviluppo della previdenza complementare, prevedendo un regime fiscale di particolare favore nelle ipotesi in cui siano destinate ai fondi pensione somme derivanti dai premi di risultato. Oggi la maggior parte dei fondi pensione negoziali raccoglie, in virtù di contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali, flussi contributivi derivanti dai premi di risultato; i relativi importi, in linea generale ancora piuttosto contenuti, raggiungono livelli più significativi in fondi aziendali o di gruppo.

Nella più complessiva prospettiva di Welfare integrativo, il settore della sanità integrativa, seppur già largamente sviluppato (operano sul mercato oltre 500 fondi), non risulta adeguatamente regolato né efficacemente vigilato. In tale contesto, risulta opportuno avviare un percorso di riordino che, confermando la centralità del Servizio Sanitario Nazionale, ponga le basi per un sistema di sanità integrativa che assicuri una sana e prudente gestione delle risorse amministrate e razionalizzi le prestazioni in un’ottica di migliore coordinamento e sinergia con quelle assicurate dal pilastro pubblico. Per il buon funzionamento del settore della sanità integrativa occorre migliorare il sistema dei controlli e individuare e contrastare eventuali condotte elusive o scorrette rispetto alle finalità da perseguire.

Si potrebbe valutare l’attribuzione della vigilanza a un’unica Autorità nei settori della previdenza complementare e della sanità integrativa anche al fine di agevolare delle sinergie tra tali settori, mantenendo presso i Ministeri competenti – Lavoro e Salute – l’alta vigilanza sugli stessi. Un’Autorità di vigilanza a vocazione sociale potrebbe infatti meglio contemperare le esigenze di tutela delle persone con quelle di stabilità ed equità del sistema di Welfare nel suo complesso, contribuendo a realizzare un modello sociale più solido, inclusivo e sostenibile.