27 Maggio 2015

Casagit... l'ottimismo di ciò che sarà

Tra l'ottimismo dell'incoscienza e quello della conoscenza, il Presidente Cerrato non ha dubbi: "La Casagit deve avere l'ottimismo di quello che può fare ed utilizzare questa coscienza". D'altronde per Cerrato la Cassa di assistenza dei giornalisti ha davanti "tre vie e deve percorrerle tutte e tre. Deve mettersi al servizio di altre realtà produttive che stanno cercando una risposta integrativa sanitaria, deve portare all'interno quanti più soggetti possibili, ampliare i propri numeri e terzo deve anche guardare con maggiore attenzione alle proprie voci di spesa magari andando a limare quelle spese per prestazioni accessorie per poter dare poi pienamente quelle che sono centrali, che sono salvavita, importanti, che fanno la differenza".

La differenza la fa il bilancio di quest'anno che dopo sei anni ha per la prima volta un disavanzo anche se modestissimo. Poco più di 700mila euro a fronte di un investimento superiore ai 40milioni. "La preoccupazione non è tanto la parte economica quanto il calo progressivo che abbiamo avuto negli ultimi anni di giornalisti contrattualizzati ossia quelli che sostengono il Sistema". Oltre 2500 contrattualizzati e, nel complessivo, oltre 3200 giornalisti attivi, questi i dati della quasi debacle. Ma non solo. Se da una parte la spesa per prestazioni sanitarie rimborsate è aumentata del 2% rispetto all'anno precedente, l'abbassamento medio dei redditi dei giornalisti e i quasi 1500 pensionati in più hanno fatto il resto.

"Se si procede di questo passo il Sistema rischia di essere fortemente squilibrato - denuncia il presidente della Casagit - Se voi guardate una partita di calcio, di quelle che si disputano in questo momento, vedete che gli stadi sono stadi da 80mila posti. Bene, immaginate che in quello stadio ci siano soltanto i nostri iscritti ossia 50mila posti occupati, qualsiasi commentatore direbbe che lo stadio è quasi mezzo vuoto".

 

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