Camporese: “Il perdurare della crisi mette a serio rischio le prestazioni”

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Lo ha detto il presidente dell’AdEPP durante il convegno organizzato dal Mefop a Roma dal titolo “Casse professionali: sostenibilità, adeguatezza e modelli gestionali” aggiungendo che: “O si da inizio ad una riformulazione del sistema alla radice o si dovrà procedere a tagli dolorosi. Le oscillazioni di reddito, l’amplificazione di un mercato unico e i gap lavorativi avranno un effetto devastante sull’adeguatezza delle prestazioni attese,  in un sistema dove la tutela sociale è anch’essa declinante”.

“Per questo – ha ribadito Camporese – adeguatezza e sostenibilità sono due termini che devono essere necessariamente congiunti e affermarlo non è banale. Bisogna far leva su più fronti. Uno interno, i nostri sistemi, che hanno però già dimostrato una capacità notevole di riformarsi nonostante una norma sbagliata (vedi riforma delle pensioni targata Fornero). E’ evidente che lo abbiamo fatto attraverso parametri che è difficile sostenere siano scientificamente corretti, ma lo abbiamo fatto dimostrando la nostra sostenibilità a 50 anni. Adesso dobbiamo porci il problema dell’adeguatezza e per raggiungerla dobbiamo far leva sul secondo fronte: i rendimenti o meglio l’uso di parte dei rendimenti. Perché non usare parte dei rendimenti per remunerare i montanti? Perché non creare un buffer, un fondo di garanzia che vada in parte redistribuito? Questi denari perché devono essere solo tenuti lì accantonati come vuole il Tesoro?”.

L’Adeguatezza è un tema che va affrontato oggi creando protezioni specifiche. E poi c’è il tema del welfare, caro alle Casse e sul quale hanno investito oltre 500milioni di euro. “Noi – sostiene il presidente dell’AdEPP – potremmo fare attività di welfare usando una parte dei rendimenti dei nostri patrimoni. Il mondo delle professioni, ricordo, non ha alcuna copertura se non quella messa in campo dagli Enti che io rappresento”. E qui arriva la nota dolente, la doppia tassazione alla quale le Casse di previdenza sono sottoposte, caso unico in Europa.

“Considerare la Previdenza come un elemento speculativo comprime i rendimenti, le prestazioni e la possibilità di erogare welfare. In Europa la scelta è stata fatta con il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio, con l’erogazione della tessera professionale e l’abbattimento delle barriere con il libero mercato delle idee. Dare il via libera alla libertà di poter esercitare la propria professione in qualsiasi Paese Ue senza preoccuparsi prima della omogenizzazione della tassazione sarà un problema con il quale saremo presto costretti a fare i conti.  Le Casse previdenziali private italiane sono le più tassate d’Europa, e ciò comprime la nostra possibilità di competere. Perciò, potremmo essere addirittura invasi da quanti, partendo da condizioni più vantaggiose, potrebbero venire in Italia ad esercitare la professione sotto-costo”.

Ed infine, il presidente Camporese è ritornato sul tema caldo, riportato lungamente dai media, ossia il “Fondo crescita”.

“Ribadisco – ha concluso il presidente AdEPP – la nostra intenzione ad investire nell’economia reale del Paese, attraverso l’utilizzo di operatori che già esistono, con una massa di intervento che stimoli i mercati di provenienza dei nostri  iscritti (ingegneri, architetti, medici eccc…). Altri Paesi lo stanno facendo, da noi è possibile se si rispetta l’autonomia e la volontarietà dello stesso investimento. O la Previdenza viene considerata asset sociale del Paese oppure la Previdenza diventa qualcosa di simile ad un’attività assicurativa. Un giovane oggi ha meno chance di quante ne avesse  un giovane che oggi ha 45 anni o 60. Noi abbiamo una grande responsabilità. Ne dobbiamo essere consapevoli ed invertire la rotta o ci ritroveremo in una società ingiusta nella quale qualcuno ad un certo punto dirà “è andata così”.