Libere professioni, ancora tanta strada da fare

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2 milioni di posti di lavoro non occupati, questo il dato reso pubblico dalla Commissaria europea al lavoro e alle politiche sociali, Marianne Thyssen. Un dato che fa riflettere soprattutto quando da una parte abbiamo l’Europa che mette in campo sempre più azioni rivolte alla libertà di circolazione delle professionalità e dall’altra Paesi, come il nostro, che hanno un indice di disoccupazione, in maggior parte quello giovanile, sempre più elevato.

Se scorriamo, inoltre, lo studio annuale pubblicato dallo Gtci, Global Talent Competitiveness Index, ossia l’indice che misura la competitività di una nazione in base alla qualità di talento che questa è in grado di produrre, attrarre e non far scappare, notiamo che l’Italia è al 36° posto nella graduatoria. Il nostro Paese, infatti, dimostra di avere una buona capacità di sviluppare i propri talenti in un contesto, però, normativo, economico e lavorativo che compromette la possibilità di mettere a frutto tanta “preparazione ed intelligenza”.

“Da tempo denunciamo lo squilibrio troppo frequente tra i sistemi di istruzione e le esigenze dei mercati del lavoro nonché la mancanza di politiche per lo sviluppo e il lavoro – sottolinea il presidente dell’AdEPP, Andrea Camporese – Quando leggo i dati pubblicati dal Gtci e allo stesso tempo prendo nota della dichiarazione della Commissaria europea, Marianne Thyssen, mi chiedo cosa ci trattenga dal seguire passo passo il cammino tracciato dalla Unione Europea. La nuova direttiva sulle qualifiche professionali, la tessera professionale europea, l’accesso al credito e quindi alla formazione e alle start up studiato anche per i liberi professionisti, l’Erasmus delle professioni sono solo alcuni dei punti che ogni Paese dovrebbe recepire, mettendo in campo anche azioni che facciano da cassa di risonanza, che riescano a colmare quel gap comunicativo ed informativo che rischia di diventare un muro invalicabile”.

Questo non significa che l’Italia debba favorire “la fuga di cervelli” ma deve sicuramente aiutare i propri professionisti a diventare competitivi in un mercato del lavoro sempre più aperto, sempre più globalizzato sostenendo il confronto con i propri colleghi europei, lo scambio di esperienze e saperi, occupando posti di lavoro vacanti in altri contesti politici, economici, professionali.

Spetta poi al nostro Paese creare nel contempo quel contesto economico, formativo ed occupazionale che veniva sottolineato dall’indice Gtci, partendo da una fiscalità più favorevole visto che quella in atto mette a serio rischio la competitività dei nostri professionisti. Il libero mercato delle idee non è più solo sulla carta, è ormai una realtà. Sta a noi cavalcarlo o subirlo, trasformarlo in una opportunità.

Le Amministrazioni regionali più legate al territorio e quindi depositarie delle istanze dei propri cittadini stanno reagendo approvando bandi aperti anche ai liberi professionisti, alcuni indirizzati ai giovani ed altri alle donne. Il Ministero dello sviluppo economico sta sciogliendo i nodi che fino ad oggi impedivano di mettere a frutto quanto già stabilito dalla Ue ossia l’equiparazione dei liberi professionisti alle Piccole e medie imprese che tradotto significa aprire anche a loro una serie di interventi ed azioni fino ad ora preclusi. Una rivoluzione del pensiero e dell’agire che sancisce quanto finora più volte ribadito dall’AdEPP e dalle Casse associate: i liberi professionisti sono una risorsa per il Paese, incidono positivamente sul Pil nazionale, mettono a sistema le proprie professionalità, contribuiscono alla tenuta del Sistema Paese e del Sistema previdenziale, creano, infine, a loro volta, occupazione.