Occupazione e mercato del lavoro. Dati e analisi

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Come va il mercato del lavoro? E l’occupazione? Dove sta andando il nostro Paese e le politiche attive messe in campo? Dall’Istat a Eurostat, dall’Ipsos al Centro studi AdEPP i numeri parlano di un’Italia che  pur tentando di uscire dalla crisi non riesce ancora ad indossare “la maglia rosa”. Percentuali che, rispetto al resto dell’Europa, superano di poco l’1%.

Per l’Istituto di statistica italiano, l’occupazione nella media cresce, infatti,  dell’1,2% mentre il tasso di disoccupazione è sceso di 0,5 punti percentuali. Aumentano gli occupati a tempo pieno e il numero delle donne ma non basta visto che Eurostat punta il dito contro l’Italia, posizionata, nella classifica europea penultima per il geneder gap.  La differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile sfiora il 20%: il tasso delle donne occupate tocca solo il 52,5%.

L’Italia è inoltre penultima nell’Unione Europea per il livello di occupazione, con un tasso del 62,3% nel 2017, dopo di noi solo la Grecia con il 57,2%.

E infatti non è un caso che la disoccupazione sia uno dei problemi più sentiti dagli italiani, qualsiasi fascia di età si “interroghi”. Secondo l’ultima edizione di What Worries the World, l’indagine Ipsos sulle principali preoccupazioni dei cittadini in 28 paesi, una fetta corposa della popolazione italiana, l’80%, crede infatti che le cose non stiano andando bene. Dato questo che rende l’Italia tra i paesi più pessimisti al mondo dopo Messico, Brasile e Spagna.

Il 66% degli italiani mette la disoccupazione sul gradino più alto del podio con uno scarto importante rispetto alla seconda e terza classificata Povertà e Disuguaglianza Sociale al 36% (anche se questa cresce di 5 punti solamente nell’ultimo mese) e Tasse al 34%.

Per tornare ai numeri, prendendo questa volta in considerazione quelli elaborati dal centro studi AdEPP e che riguardano la platea degli iscritti ossia le professioni ordinistiche, questi confermano il trend positivo per quanto riguarda le donne. Negli ultimi 10 anni la percentuale di iscritte donne è salita notevolmente considerando i tempi tipici di tali dinamiche.

Le donne rappresentano, al 2016, il 36% del totale degli iscritti, il 47% se prendiamo in esame le under 40.  Il numero di iscritti senza distinzione di genere sotto i 40 anni è passato dal 41% del 2005 al 29% attuale.

Dati che ci dicono, anche, come è cambiato e sta cambiando il mercato del lavoro. La libera professione, oggi, non riguarda soprattutto i giovani ma chi giovane non lo è più, chi ha perso un lavoro dipendente, chi nel mondo del lavoro resta più a lungo, vuoi per necessità vuoi per le riforme che hanno cambiato i requisiti pensionistici.

“Il continuo aumento della speranza di vita rende inevitabile l’innalzamento dell’età pensionabile, per garantire la sostenibilità dei sistemi pensionistici; questo a sua volta determina tassi di partecipazione più alti nelle fasce di età avanzata. – ha sostenuto nel suo intervento all’Assemblea nazionale il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini – Negli ultimi anni molti paesi europei hanno adottato riforme per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro. La ricerca economica disponibile mostra che le riforme italiane hanno contribuito a creare nuovi impieghi stabili dopo un periodo di ristagno prolungato dell’attività economica, nonché ad accelerare la trasformazione di rapporti di lavoro temporanei in permanenti”.

Ma … c’è un ma.

 “I mercati del lavoro sono ancora troppo segmentati tra insiders e outsiders. A causa di persistenti rigidità e di prospettive economiche meno favorevoli rispetto al passato, le giovani generazioni che entrano nel mercato del lavoro oggi affrontano peggiori prospettive di lavoro in termini di stabilità, di profili salariali e di carriera rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Le tendenze determinate dallo sviluppo tecnologico potrebbero rafforzare il dualismo tra lavoratori altamente e scarsamente qualificati. Porre ostacoli al commercio o allontanarsi dalla frontiera tecnologica, sulla base del fatto che non tutti ne traggono uguali benefici, sarebbe miope. L’aumento e il miglioramento dell’istruzione, nonché il sostegno alla (ri)qualificazione costituiscono invece una priorità per una crescita più inclusiva. Si deve perseguire un difficile equilibrio tra la necessità di alleviare i costi del cambiamento e quella di favorire l’adattamento degli individui e della società nel suo complesso”.

Non è un caso, infatti, che il Centro studi AdEPP tra le variabili e i fattori di influenza sul mercato del lavoro e sui redditi ha individuato le ICT/Digital Divide in riferimento alle disuguaglianze nell’accesso e nell’utilizzo delle tecnologie, la Competitività ed apertura dei mercati nonché l’Obsolescenza competenze. Problematiche ben conosciute dalle Casse di previdenza che, partendo proprio dal calo dei redditi registrato in questi anni e dei nuovi iscritti, hanno fatto della formazione e del sostegno al lavoro un punto dal quale ri partire. Il welfare attivo, integrato, allargato, si sta evolvendo grazie ad una analisi del mercato sempre più stringente alla realtà.