Basta con lo “SMART”, ritorniamo a fare NETworking

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Di Walter Anedda*

Martedì 30 giugno si è tenuta l’Assemblea dei Delegati della Cassa, evento che, nell’ordinarietà di un appuntamento che si svolge mediamente tre volte all’anno, ha avuto, in questo frangente di post emergenza pandemica, un valore straordinario.

Non parlo dei risultati di bilancio con i quali, grazie al lavoro di Consiglio e Assemblea, siamo riusciti a chiudere l’esercizio 2019 registrando un avanzo corrente più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, ma dell’evento in sé, il primo organizzato “in presenza” dopo questi mesi di lockdown, che ci ha permesso di ritrovare i colleghi, tornando a dialogare e confrontarci finalmente “de visu”, recuperando così il lato umano che in questi mesi di lavoro mediato da uno schermo ci è tanto mancato.

Perché se è vero che lo smart working ha reso possibile l’erogazione dei servizi essenziali, è anche vero che qualcosa continua a mancare e, paradossalmente, è proprio la componente apparentemente meno operosa, ma forse più fruttifera del lavoro, ovvero i momenti di incontro, lo scambio diretto di idee, opinioni e opportunità, ovvero quello che sinteticamente oggi viene definito come “fare networking”.

Una componente da sempre essenziale non solo a livello di socialità, ma anche ai fini dello stesso processo creativo-produttivo, come ricordava qualche giorno fa anche Massimo Sideri nella sua rubrica sul Corriere della Sera.

Tanto più per dei professionisti che nel loro ruolo sono abituati da sempre ad affiancare i propri clienti, mantenendo con loro un rapporto il più possibile diretto per entrare in sintonia, così come con colleghi e consulenti, creando quella alchimia che genera soddisfazioni professionali, ma anche umane. Lo stesso vale per un ente di previdenza, che ha tra le sue principali finalità quella di fornire servizi e assistenza ai propri associati: il contatto umano è e rimane una componente fondamentale.

Un contatto che come Cassa Dottori Commercialisti abbiamo costantemente alimentato in questi anni grazie a incontri sul territorio che, almeno una volta alla settimana, ci davano la possibilità di incontrare gli iscritti in tutta Italia. Opportunità che non si limitavano ai convegni e ai temi affrontati, ma che avevano a che fare soprattutto con la cornice, con quei momenti informali, di confronto, scambio e dialogo diretto che naturalmente li accompagnavano.

Per questo penso che sia arrivato il momento di riprenderci quei momenti, senza lasciare che il virus continui a cancellare queste opportunità. Si può fare, nella sicurezza e nel rispetto di regole e procedure sanitarie perché, anche se dietro una mascherina, l’espressione, l’intesa, il guizzo sono sempre lì, pronti ad essere colti.

*Presidente Cassa Dottori Commercialisti