“Dai Dicasteri venga la giusta attenzione politica e sociale”

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“Abbiamo preso atto con rammarico della ‘bocciatura’ ministeriale delle delibere assunte dall’Ente per fronteggiare la situazione emergenziale che sta colpendo in maniera rilevante anche gli studi professionali dei Consulenti del Lavoro. Tali provvedimenti, assunti all’unanimità dall’Assemblea dei Delegati ENPACL, presentavano condizioni di attendibilità sotto ogni punto di vista, sia finanziario, sia previdenziale, sia patrimoniale, e si proponevano di salvaguardare la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio periodo” così il Presidente dell’Ente di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro, Alessandro Visparelli, che spiega “Gli effetti economici derivanti da tali determinazioni avrebbero gravato solo ed unicamente sulle risorse dell’ENPACL senza intervento alcuno della fiscalità generale. Le minori entrate per l’anno 2020 che sarebbero derivate dall’applicazione delle delibere sarebbero state ampiamente compatibili con il risparmio previdenziale dell’Ente, che riesce a coprire per 10,12 volte le pensioni in essere al 31 dicembre 2019 contro le 5 richieste dalla normativa”.

“Ciò che i Ministeri non hanno compreso è che si voleva attenuare, se non evitare, quegli abbandoni dall’esercizio della professione capaci di generare una conseguente flessione del gettito contributivo, tale da ledere la stabilità del sistema previdenziale. E’ arrivato il tempo perché tutti noi, e soprattutto AdEPP, si pretenda dai Dicasteri la giusta attenzione politica e sociale piuttosto che un mero scrutinio tecnico, orientato al breve periodo, che mortifica il senso dei provvedimenti adottati, i quali – al contrario – hanno lo scopo di evitare difficoltà di lungo periodo agli Enti”.

“Infine – conclude il Presidente dell’Enpacl –  circa la motivazione ministeriale degli asseriti “effetti negativi sui saldi di finanza pubblica” che sarebbero originati dalle disposizioni, intendo esprimere il mio più ampio dissenso: il metro di giudizio adottato dai Ministeri sottrae agli Enti privati ogni ambito di autonomia gestionale, organizzativa e contabile e li proietta in un ambito normativo precedente alla privatizzazione stabilita dal legislatore con il decreto legislativo 30 giugno 1994, n° 509”.