“La pandemia ci ha insegnato che le infrastrutture e le competenze digitali sono indispensabili per tutte le attivitร sociali ed economiche: la scuola e l’universitร , innanzitutto, la sanitร , i servizi pubblici e sociali, la logistica, i trasport”, cosรฌ il presidente del CNEL, Tiziano Treu, presentando laย Relazione annuale 2020ย sui livelli e la qualitร dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini.
“Lo smartworking o la dad ma anche le prime pratiche di telemedicina sono stati importantissimi per affrontare l’emergenza ma hanno fatto emergere anche il grande gap del nostro Paese. E rischiano di pesare enormemente se non si corre subito ai ripari. Se vogliamo ripartire velocemente dopo lo stop obbligato servono investimenti per favorire lo sviluppo delle reti e le infrastrutture digitali e per formare le competenze”.
E quale sia il punto focale su cui agire, Treu non ha dubbi “nel 1993 l’obiettivo eraย rispettare i parametri di Maastrichtย per entrare nella moneta unica, oggi vi รจ la necessitร diย puntare su una pubblica amministrazione efficiente per poter cogliere la grande occasione offerta dall’Europa di uscire dall’emergenza e rilanciare una nuova fase di sviluppo sostenibile. Un cambio di approccio nel reclutamento dei dipendenti pubblici,ย che utilizzi a pieno le potenzialitร delle tecnologie digitali (portale unico per le assunzioni), che permetta alle pubbliche amministrazioni di dotarsi di competenze, specie tecniche e gestionali, necessarie per svolgere i nuovi compiti, e che favorisca l’ingresso di nuove generazioni di lavoratori nel sistema pubblico; l’introduzione anche nel pubblico di unย diritto-dovere soggettivo alla formazione, con la messa a disposizione delle risorse necessarie; infine, ma non per rilevanza, ilย rilancio della contrattazione decentrataย come strumento di innovazione e di valorizzazione del lavoro pubblico, ove poter svolgere analisi condivise sull’organizzazione del lavoro, valutare oggettivamente la produttivitร , innovare i sistemi premianti, rivedere gli inquadramenti professionali e gestire la flessibilitร organizzativa necessaria per rispondere con rapiditร alle esigenze dei cittadini e delle imprese.”
I DATI
Dal rapporto emerge che โSolo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia รจ ancora al di sotto della media UE, cosรฌ come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari allโ1% contro una media europea di 3,6%, La mancanza di risorse finanziarie rappresenta lโostacolo piรน importante al processo di digitalizzazione. Seguono fattori strettamente legati allโimplementa-zione delle tecnologie ICT, come la mancanza di adeguata formazione, di uno staff qualificato e le problematiche connesse ai costi di tali tecnologieโ.
โSui servizi pubblici lโItalia รจ caratterizzata da un basso livello di penetrazione tra i piรน bassi dโEuropa (25%) e da un livello medio-basso di digitalizzazione, mantenendo un andamento costante rispetto al Report del 2019. Pertanto, lโItalia รจ a limite dello scenario non-consolidated e-Gov, uno scenario in cui i paesi non sfruttano appieno lโopportunitร fornita dalle tecnologie digitali.
Le tecnologie digitali hanno assunto un ruolo strategico nella gestione dellโemergenza sanitaria da Covid-19, rappresentando in molti ambiti e contesti lโunica soluzione per la tenuta e la prosecuzione delle attivitร quotidiane.
Lo smart working, la telemedicina, la didattica online, le riunioni in video conferenza degli organi di governo centrali e locali, sono solo alcuni degli strumenti messi in atto in questi mesi per arginare la diffusione del virus e consentire allo stesso tempo la continuazione di attivitร che richiamano alcuni dei diritti fondamentali alla base delle nostre democrazie e istituzioni. Se prima della pandemia lโe-government o il piรน avanzato concetto di e-governance rappresentavano una sfida evolutiva per le amministrazioni centrali e locali, oggi costituiscono spesso lโunica soluzione da attuare per gestire una situazione che oltretutto si inserisce in un contesto internazionale di quotidiana emergenza – si legge ancora nella Relazione CNEL – Se il web ormai ha livelli di diffusione elevatissimi per lโinformazione di base, resta poco utilizzato per i servizi pubblici.
Meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Universitร pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciรฒ, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia piรน utilizzata dopo internet.
Per quanto riguarda invece la copertura VHCN, lโItalia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%โ.





