Se dodici anni vi sembran pochi ….

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di Daniele Cerrato

Sono stati 12 anni veramente entusiasmanti quelli vissuti alla presidenza della Casagit. Un tempo importante utilizzato per cambiare la natura della nostra Cassa di Assistenza Sanitaria per i soli Giornalisti Italiani in una Mutua Nazionale, una proposta aperta, prospettica e promettente. Abbiamo dovuto fare i conti con le nostre abitudini e con quel pizzico di orgoglio che giustamente si ha per quanto costruito con le proprie mani e nel corso di quasi 50 anni. Costruito e in qualche modo recintato con la convinzione che tutto resterà sempre uguale.

Poi il nostro mondo, la categoria giornalistica, ha dovuto affrontare il filo di lama delle crisi economiche del Paese e l’arrivo di nuove tecnologie che mettevano a disposizione notizie gratis. Beninteso, notizie, titoli e sottotitoli, difficilmente un ragionamento complesso, un’inchiesta che metta in luce quanto è destinato al nascosto, all’ombra. Ma il confronto era impari e la mancanza di una cultura editoriale forte nel Paese, capace di essere alleata dei fondamentali della Democrazia, lasciava e lascia grandi spazi di manovra aprendo le porte alla decimazione delle voci.

Così fino alle pagine di oggi, dove far fronte ai colpi della peggior crisi mai vissuta dai giornalisti italiani è battaglia quotidiana. Ancora una volta impari, complice anche una politica spesso distratta da altri tavoli, da altre urgenze. In questo contesto, e fin dal 2010, Casagit prendeva coscienza d’avere un destino anche “fuori” dalla categoria che l’aveva voluta. Negli anni le garanzie si erano ampliate per gli iscritti, da molti era valutata un’assistenza quasi personalizzata, super. Era stata tentata anche una seconda via, una formula cadetta che non ebbe mai grande fortuna. Si iniziarono in quell’anno i test, gli esperimenti per aprire un ventaglio di prestazioni con contributi decisamente più bassi e per colleghe e colleghi non assunti o comunque non contrattualizzati come giornaliste e giornalisti. Pedalare e nessuna garanzia di assistenza sanitaria integrativa.

Stagione entusiasmante di test, di verifiche tra i conti degli attuari e le verifiche dei nostri uffici. Stagione anche di grandi viaggi dal nord al sud per far comprendere a tutte e tutti che era una giusta posta su una promessa, l’esatto contrario di una scommessa. Cambiammo anche lo Statuto, materia che spesso blocca i processi di trasformazione, ma invece andò bene e fu un altro modo per disegnare lungo la strada una nuova rotta. Quattro nuovi “profili” per accedere alla Cassa, per aprire le porte a tanti free-lance, quelli che nel nuovo disegno della professione, e soprattutto dei giornali, erano a “consumare suole” a cacciare notizie.

Tappa importante anche per verificare se quanto mettevamo sul “mercato”, mercato ancora appena sotto casa, funzionava e soprattutto piaceva ed era utile. Negli anni il Servizio Sanitario Nazionale, che in queste settimane risponde alla prova vaccini in modo egregio, aveva però allungato le sue fila, code di mesi per una visita importante, per un test diagnostico complesso… L’accesso a prestazioni sanitarie di frequenza richiedeva e richiede altre attrezzature, altre chiavi. Di sfondo, e mai concorrenti, il mondo delle assicurazioni, con patti ben diversi da quelli che da sempre avevamo noi. Visite precontratto, scadenze legate all’età, garanzie che non permettono di seguire una patologia se tornava e ritornava ancora. Un modo d’operare diverso da quello che abbiamo in testa noi. Una copertura per tutta la vita, un patto chiaro che comprende visite specialistiche, odontoiatria, ricoveri, riabilitazioni, LTC, assistenza in Emergenza H24, 7 giorni su 7… solo per citare qualche titolo.

In particolare, è stato l’ultimo mandato, l’ultimo quadriennio a mettere insieme tutti fili e finire finalmente la tela. Nei panni di Penelope non credo di avere grandi attrattive, Ulisse non sarebbe mai tornato a casa, ma tutti insieme, noi di Casagit, abbiamo costruito quella proposta che oggi è la Mutua Nazionale Casagit Salute aperta a popolazioni produttive e persone comuni. Abbiamo mantenuto la promessa che ci eravamo fatta. Dopo aver combattuto con un 2020, nostro primo anno nella nuova veste, difficile per tutti, ora mentre arrivano prime adesioni individuali, è il momento di premere sull’acceleratore e far crescere il numero di socie e soci.

Toccherà a chi verrà dopo di me questo compito e non ne sono affatto dispiaciuto. Chi – mai da solo ma insieme a tanti – costruisce una barca non è detto debba governarla e che sia ancora compito suo. Si passa il testimone volentieri soprattutto quando si sa che il progetto è lo stesso e condiviso. Osserverò sempre con un’attenzione partigiana quello che i nuovi amministratori decideranno di fare, restando al mio posto di socio e convinto che il futuro ci darà ragione.

A questi 12 anni e ai risultati raggiunti non potevo chiedere molto di più. Se ho fatto errori (e sicuramente ci sono stati) li ho fatti in buona fede toccando con mano i limiti delle mie capacità. Ho avuto molte fortune. La prima è stata quella di lavorare sempre con persone leali che non mi hanno mai fatto mancare vicinanza e schiettezza, anche quando non la pensavamo allo stesso modo e soprattutto quando, messe le posizioni sul tavolo, le confrontavamo insieme. Ogni volta ha prevalso l’interesse di assistite e assistiti, di chi si rivolge alla Casagit per un’esigenza concreta. L’unica idea sempre portata avanti parla del rafforzamento della nostra assistenza e della consapevolezza che rappresenti un modello di valore esportabile.

Un viaggio tutto sommato facile, ora che mi permetto il lusso di guardare indietro, con tante persone alle quali dire “grazie”. Chi si è avvicendato nei ruoli apicali dell’Ufficio di Presidenza, dei Sindaci, dei Fiduciari, Delegate e Delegati ma anche quelle persone che negli anni mi hanno scritto dicendomi “così va bene” o “così non va” facendomi vedere buche che stavamo per calzare. Tutto mi ha dato forza e sostegno anche nei passaggi più stretti. A tutto il Consiglio di Amministrazione di questo mandato e a chi negli anni passati ha ricoperto gli stessi ruoli non lesinando pungoli per le nostre azioni: la mia riconoscenza, la stima e l’affetto. Ho imparato da ognuna e ognuno di loro e spero di essere stato all’altezza delle aspettative. Un grazie a tutta la Struttura di Casagit Salute, oggi impegnata anche sulla Fondazione Casagit e su Casagitservizi S.r.l., ogni persona, una per una; al direttore generale Francesco Matteoli, anche lui compagno di viaggio e di viaggi (nelle Consulte italiane, una delle cose che mi mancheranno di più) un grazie, un abbraccio e l’augurio sicuro che le loro competenze potranno solo crescere… e adesso Avanti Tutta.