Nardone “Le fake news e la tutela della libertà di espressione”

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“Il sintagma “fake news” fotografa lo spirito del tempo in cui viviamo nel quale l’avvento di internet e la massiccia diffusione dei social network hanno reso gli utenti della rete non soltanto destinatari di informazioni, ma anche talvolta, purtroppo, produttori e comunicatori di notizie. Il che espone noi tutti ad una quantità di informazioni senza precedenti che provoca un sovraccarico cognitivo e un conseguente spaesamento, responsabile della incapacità di distinguere il vero dal falso” così il Presidente della Cassa di previdenza e assistenza del Notariato, Giambattista Nardone, in apertura del 55° Congresso nazionale, “il primo dell’era post Covid-19 – sottolinea Nardone – che abbiamo voluto tenere in modalità telematica, memori degli alti costi umani ed economici che il Paese ha sopportato a causa del diffondersi della pandemia e che suggeriscono di  non abbassare ancora la guardia e di adottare le necessarie precauzioni per evitare gli assembramenti e il pericolo di contagio”.

Per il Presidente della Cassa del Notariato le fake news non riguardano “in modo specifico la rete o i nuovi media, riguarda l’universo dell’informazione, vecchia, nuova, tradizionale, digitale atteso che la “fake news”, la bugia, la mistificazione o la manipolazione non sono invenzioni dei tempi moderni ma viceversa hanno radici antiche e sono una costante nella storia”.

“Quello che ci differenzia rispetto al passato è il fatto che la situazione che stiamo vivendo è assolutamente inedita nella storia dell’umanità a causa di quel “pulviscolo informativo”, per dirla con il sociologo, Zygmunt Bauman, alimentato dalla rete e dalle tecnologie digitali che hanno un effetto moltiplicatore sui contenuti informativi, aggravando allo stesso tempo il problema delle false notizie soprattutto quando queste vengono utilizzate come strumenti di propaganda o nel dibattito politico, o nei processi decisionali o nel dibattito scientifico”.

“Internet ed i nuovi media hanno dato alle persone ed alle loro idee una visibilità tale da trasformarle in “piccoli” personaggi pubblici. Il dibattito pubblico è diventato così una grande arena, senza “selezioni all’ingresso” e senza che sia possibile un controllo su tutti i punti da cui provengono le informazioni”.

Una realtà che per il Presidente va a toccare “le radici del costituzionalismo e della concezione dello Stato liberal democratico chiamando direttamente in causa l’interpretazione dell’art. 21 della Costituzione e, più in generale di tutte quelle norme che nell’ordinamento regolano la libertà di informazione e di esprimere le proprie idee. Ed infatti se di una libertà fondamentale può parlarsi questa è la libertà di esprimere le proprie idee e cercare in ogni modo di divulgarle tentando di persuadere gli altri”.

Ma come coniugare la necessita di regolare il fenomeno e difendere la libertà di informazione?.

“Considerato il fatto che l’irreversibile sviluppo tecnologico dei “media” ha reso impossibile e per certi versi anche non auspicabile il ritorno alla situazione precedente in cui vi erano poche e selezionate voci d’informazione – conclude Nardone – probabilmente qualsiasi tentativo di regolare la manifestazione del pensiero per contrastare lo “spettro” delle “fake news” rischierebbe di produrre più danni che benefici. L’Ordinamento, infatti, contiene già al proprio interno gli anticorpi necessari per combattere le c.d. bufale senza bisogno di interventi autoritari che, peraltro, non sarebbero compatibili né con la Costituzione né con il quadro normativo sovranazionale. Ci dobbiamo allora chiedere come tutelare la libertà d’espressione delle persone, garantendo però la veridicità delle informazioni e scongiurando la diffusione di quelle notizie false capaci d’indurre in errore di valutazione o di comprensione chi ne venga a conoscenza. Non è certamente mio compito, non avendone le necessarie competenze, indicare possibili soluzioni al problema ma da cittadino, prima che da notaio, mi sembra che al fine di promuovere determinati comportamenti non sia necessario proibire quanto piuttosto mettere gli utenti nelle migliori condizioni per operare delle scelte: il problema è allora principalmente quello di garantire l’effettiva circolazione delle informazioni preservando l’informazione di qualità.”

“Scegliere di riflettere sul contesto che cambia è la prima dimostrazione della vitalità di una professione che sa interpretare e calarsi nelle sfide future” così la ministra della Giustizia Marta Cartabia.che sottolinea la figura del notaio come “garante della certezza dei traffici giuridici”,

Per la Ministra, inoltre, il notaio, “anche nel linguaggio comune, continua, oggi come sempre, ad evocare l’esigenza del sigillo di verità, quel sigillo apposto ad ogni atto che voi ricevete, garanzia contro qualunque falsità e tentativo di distorsione della verità”.

“il pubblico servizio che ogni notaio quotidianamente svolge non è soltanto un bene pubblico per la collettività, penso, oltre alle funzioni della certezza, anche a quella della conservazione degli atti e, soprattutto – ha continuato la Ministra – un servizio ai cittadini”.

Un ruolo che lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riconosce nel messaggio inviato. “La funzione di garanzia svolta del Notariato assume particolare rilievo nell’attuale momento storico, in cui è quanto mai necessario assicurare la legalità e la competitività nella fase del rilancio economico del Paese – scrive Mattarella – Il veloce e continuo divenire della realtà contemporanea impone di individuare nuove formule operative, affinché l’indispensabile ruolo dei notai sia calibrato secondo modalità anche inedite, in una prospettiva di collaborazione istituzionale, tesa a promuovere la crescita economica e sociale del Paese”.