โIl mercato del lavoro si sta polarizzando e continuerร a polarizzarsi nei prossimi anni. Da una parte avremo le figure piรน qualificate, che possiedono un elevato livello di competenze tecniche e trasversali, che dialogano con la tecnologia, non la temono e anzi la utilizzano sempre di piรน nel loro lavoro. Dallโaltra la fascia bassa del mercato che comprende tutte quelle attivitร che non possono ad oggi essere automatizzate ma che non richiedono elevate competenze tecnicheโ. A sostenerlo Francesco Seghezzi Presidente di Fondazione ADAPT e Direttore di Adapt University Press nel suo articolo pubblicato su Ispi (Italian Institute for International Political Studies).
โSono ormai numerosi gli studi che hanno mostrato come a fronte dellโintroduzione di nuove tecnologie nei processi produttivi โ scrive Seghezzi – รจ possibile creare nuovi posti di lavoro o mantenere quelli giร presenti solo se i lavoratori hanno le competenze necessarie per governare e lavorare insieme a queste tecnologieโ.
E di alcuni studi vogliamo parlare mettendo a confronto numeri e considerazioni.
Secondo uno studio pubblicato dallโOcse, in media, meno del 10% dei posti di lavoro nei paesi Ocse sarร vittima dellโautomazione. Ma, sempre secondo lโOcse, il problema vero sono i lavori considerati di routine ossia che richiedono poche capacitร โintellettiveโ. LโItalia, la Spagna, la Svezia e lโIrlanda sono i paesi con la quota maggiore (intorno al 30%) di lavoratori impegnati in attivitร high routine intensive, mentre i paesi con la quota minore sono Canada, Olanda, Germania e Danimarca. Se guardiamo invece ai paesi con la quota maggiore di lavoratori in attivitร non routinarie o poco routinarie troviamo sempre il Canada seguito dalla Corea del Sud, lโOlanda e lโAustria. A questo dato va chiaramente aggiunta la capacitร di riqualificare i propri lavoratori attraverso percorsi formativi, ma possiamo immaginare che paesi come il Canada e lโOlanda avranno un forte vantaggio competitivo.
Per lโOsservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano lโintelligenza artificiale รจ da โconsiderarsi piรน come unโopportunitร che una minaccia: 3,6 milioni di posti di lavoro equivalenti potranno essere sostituiti nei prossimi 15 anni dalle macchine, ma nello stesso periodo a causa della riduzione dellโofferta di lavoro (principalmente per questioni demografiche, ipotizzando continuitร ? sui saldi migratori) e lโincremento di domanda si stima un deficit di circa 4,7 milioni di posti di lavoro nel Paese, da cui emerge un disavanzo positivo di circa 1,1 milioni di posti. In questo scenario (peraltro globalmente diffuso) di progressiva riduzione della forza lavoro, lโAI appare non solo come una opportunitร , ma come una necessitร ย per mantenere gli attuali livelli di benessere economico e sociale, riducendo i costi assistenziali necessari a mantenere gli standard di vita, creando nuovi lavori a maggiore valore, per avvicinarsi allโ1,5% di tasso medio annuo di crescita della produttivitร ? che sarebbe necessario, nei prossimi 15 anni, per mantenere invariato lโattuale equilibrio socioeconomico del sistema assistenziale-previdenziale del nostro Paeseโ.
Anche Robert Walters, societร di consulenza leader a livello globale nella ricerca e selezione specializzata di figure di middle, top & executive management, ha condotto unโindagine sulle prospettive occupazionali dei professionisti di fronte alla disruption dellโIntelligenza Artificiale.
โI professionisti che ricoprono posizioni manageriali e dirigenziali, con competenze altamente specializzate e una vasta esperienza aziendale, sono sicuramente avvantaggiati da una profonda conoscenza del mercato in cui operano. Ciรฒ ha probabilmente impedito il diffondersi di una preoccupazione relativa allโidea di essere sostituiti dallโIAโ afferma Alberto Sala, Head of Technology di Robert Walters Italia.
La tecnologia e lโintelligenza artificiale sono arrivate a rendere i processi piรน efficienti, piรน veloci e piรน produttivi. Questo non significa che la maggior parte dei lavori scomparirร , ma che diventeranno piรน strategici, quindi i professionisti dovranno adattarsi, poichรฉ ci sono competenze umane che la tecnologia non potrร mai sostituireโ, concludeย Alberto Sala.
Dal sondaggio realizzato da Robert Walters emergono i seguenti risultati:
Il 98% dei professionisti dichiara di voler anticipare la disruption dellโIA migliorando le proprie competenze e abilitร .
Il 39% ritiene che ci sarร un momento in cui lโIA li sostituirร nel mondo del lavoro.
Di questi, il 10% si formerebbe in una nuova competenza per far fronte alla perdita di posti di lavoro;
il 27% migliorerebbe le qualitร e le competenze trasversali che gli mancano;
il 55% lavorerebbe su skill sia soft che hard. Il 34% si formerebbe sulle capacitร diย problem solving, il 32% sulla gestione, il 29% sulla creativitร e il





