Il lavoro del commercialista nell’era dell’IA

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“ChatGpt oggi può servire ai commercialisti per fare analisi di settore di primo livello, impostare format generici per relazioni peritali di valutazione di un’azienda, stendere bozze di verbali del consiglio di amministrazione di una società” è quanto ha sostenuto, durante la presentazione dello studio targato Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Silvana Secinaro, docente di Tecnologie per l’accounting all’Università di Torino.

“Il lavoro del commercialista nell’era dell’intelligenza artificiale: scenari, opportunità e rischi” affronta a 360 gradi il tema dell’uso dell’IA, senza pregiudizi o allarmi ma analizzando tutte le sfaccettature e i possibili salti nel buio tanto da istituire ben tre commissioni: “Intelligenza artificiale e bilanci”, presieduta dal dott. Robert Braga e dedicata alle implicazioni dell’IA sulla contabilità e sul bilancio; “Intelligenza artificiale e AdE”, presieduta dal prof. Andrea Fradeani e dedicata all’impiego dell’IA in ambito tributario; “Intelligenza artificiale e giustizia”, presieduta dalla dott.ssa Floriana Carlino e dedicata all’utilizzo dell’IA in ambito giudiziario, con particolare riferimento alla giustizia predittiva nel processo tributario.

“Obiettivo primario del documento – si legge nell’introduzione – è fornire un esempio di cosa può fare l’IA, cercando peraltro di “sfatare” alcuni timori e fake: l’idea che ci siamo fatti, rinviamo però alle conclusioni (umane) di cui al paragrafo 5 per maggiori approfondimenti, è che l’intelligenza artificiale (quantomeno la generativa) possa considerarsi – ora e ad oggi – un valido supporto al nostro lavoro, in grado di moltiplicare esponenzialmente ed a costi irrisori la nostra produttività (come un collaboratore che, peraltro, crescerà nelle competenze e capacità molto, molto rapidamente) ma che abbisogna, come si vedrà, del vaglio e quindi del “valore aggiunto” del professionista”.

Nessun dubbio o preoccupazione? “Certo, ve ne sono diversi. Il principale – si legge – è quello relativo alle implicazioni etiche, considerando pure il rispetto dei diritti fondamentali. Non nascondiamo, inoltre, come l’IA ridurrà certamente e progressivamente i compiti più routinari e basilari della professione. Una cosa ci sembra però chiara: siamo innanzi ad una rivoluzione che non può essere fermata, deve essere invece regolamentata o, meglio, governata, affinché “rimanga” uno strumento di supporto – magari sempre più importante – per la nostra attività. Detto in altri termini e con riferimento alla nostra professione: un’intelligenza artificiale che non offra consulenza, bensì che fornisca informazioni e soluzioni per offrirne (noi) di migliori; un’intelligenza artificiale che non scelga, ma offra dati per farci scegliere; un’intelligenza artificiale che rappresenti un valido, instancabile ed economico collaboratore, come un copilota in grado di migliorare le nostre vite (professionali) e liberare tempo per la nostra creatività”.