Giornata delle libere professioni 2024 a favore del Blue Deal europeo

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Il 7 maggio 2024 la commissione libere professioni del Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha organizzato l’ottava giornata europea delle libere professioni. Il tema al centro dell’incontro “Il sostegno dei liberi professionisti al Blue Deal dell’UE”, con l’obiettivo di invididuare possibili soluzioni alle crescenti sfide legate all’acqua. Numerosi relatori provenienti da otto stati membri si sono riuniti per riflettere sull’indispensabile collaborazione delle libere professioni con le istituzioni governative per affrontare le opportunità e le sfide legate al Blue Deal dell’UE come iniziativa globale per affrontare l’urgenza sempre più evidente dei rischi di scarsità di questa risorsa limitata e proporre un “Patto Blu” come soluzione globale.

 

L’acqua è una risorsa vitale ma sempre più scarsa. Con la crescita della popolazione mondiale aumenta anche la domanda di acqua. Quasi due terzi dei cittadini europei considerano la qualità e/o la quantità dell’acqua nel loro paese un problema serio. I cambiamenti climatici influenzeranno ulteriormente la disponibilità, la qualità e la quantità di acqua. Senza una azione repentina e condivisa, la scarsità se non la povertà di risorse idriche potrebbero riguardare parti sempre più ampie della società civile di tutto il mondo, con implicazioni di vasta portata per la sicurezza alimentare, l’ambiente e la salute umana, nonché la stabilità economica, sociale e politica. La conferenza non avrebbe quindi potuto essere più tempestiva.

L’evento è stato aperto da Klaus Thürriedl, presidente del Consiglio europeo degli ordini degli ingegneri, che ha evidenziato il legame strategico tra le libere professioni e lo sviluppo di una società intelligente nell’uso dell’acqua, sottolineando l’impegno dei professionisti per “la libertà, la fornitura di servizi personalizzati, l’etica professionale e la responsabilità individuale“. Pietro Francesco De Lotto, presidente della Commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) del CESE, si è concentrato sulle tecnologie emergenti dell’ingegneria blu che potrebbero contribuire ad attenuare i rischi di carenza idrica determinati dal cambiamento climatico.

Questi interventi sono stati seguiti da tre tavole rotonde, incentrate sul valore aggiunto apportato dalle libere professioni alla gestione sostenibile dell’acqua. Le libere professioni, infatti, sono costantemente impegnate a dare il loro contributo alla gestione delle minacce idriche in tutta Europa e possono contribuire a creare un contesto di interventi adeguato all’acqua nell’UE.

 

Tornare ai principi fondamentali della salute pubblica e garantire la resilienza climatica delle infrastrutture idriche, oltre a cercare una rapida transizione dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili”, ha proposto di Jan Semenza, responsabile del programma sui determinanti della salute presso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Durante la giornata, la maggior parte dei partecipanti ha difeso una visione globale. È il caso di Josef Baumüller, professore alla facolta di economia dell’Università di Vienna, che ha raccomandato un approccio multidisciplinare verso un’economia blu sostenibile.

Un’adeguata pianificazione come base di una progettazione rispettosa della natura e della biodiversità, è stata la linea seguita nella sua presentazione da Sue Arundale, direttore generale della Federazione europea delle associazioni di consulenza ingegneristica, e da Enrico Rispoli , vicepresidente del Consiglio dei Geometri d’Europa, che ha illustrato la tendenza verso la topografia blu, sancita dalla Dichiarazione di Siviglia, nell’ambito del XII Congresso internazionale di topografia, tenutosi nell’ottobre 2022.

In merito alla gestione delle minacce, De Pauli, ha sottolineato l’importanza di integrare la questione dell’acqua in qualsiasi processo decisionale e di allinearla con altri interessi facendo acquisire alla governance dell’acqua una sufficiente indipendenza dalla politica. Hors Lenz , presidente dell’ordine degli ingegneri della Renania-Palatinato, ha sottolineato l’importanza di adottare una strategia intersettoriale che copra gli aspetti sociali, sanitari, di sicurezza, legali, finanziari, di pianificazione e di ingegneria in Europa.

Allo stesso modo, Elena Córdoba, direttrice delle relazioni Internazionali di Unión Profesional, ha insistito sulla necessità di investire in una formazione eccellente per i professionisti, i quali oltre ad essere altamente qualificati hanno un’indipendenza assoluta, che assieme al controllo esercitato dalle rispettive organizzazioni professionali, attraverso il rispetto dell’etica professionale, offre fiducia e sicurezza ai cittadini. Per Córdoba, “l’acqua, come diritto umano fondamentale ha in sé tutte le sue dimensioni, compresa quella relativa alla competenza professionale, una componente assolutamente essenziale dell’etica e della deontologia professionale”. Il suo richiamo all’inclusione della trasversalità nella formazione a partire dall’Università, che deve “essere preservata come centro di creazione del pensiero”, si è rivelato particolarmente stimolante per i partecipanti alla giornata.

Rudolf Kolbe, portavoce della categoria libere professioni del CESE, ha sottolineato nelle sue osservazioni conclusive quanto emerso chiaramente dalle tavole rotonde: le varie professioni possono svolgere un ruolo centrale nell’attuazione di un Blue Deal europeo  offrendo soluzioni innovative in tutti i settori e collaborando tecnicamente al conseguimento degli obiettivi del piano europeo per l’acqua. “Nel raggiungimento degli obiettivi del Blue Deal europeo, le libere professioni svolgono un ruolo fondamentale grazie alla loro versatilità e capacità di adattamento di fronte alle attuali sfide ambientali“.

Victoria Ortega, primo vicepresidente del Consiglio europeo delle professioni liberali (CEPLIS), ha partecipato a questo incontro per sostenere il Patto Blu (Blue Pact) proposto dai professionisti all’Unione europea, concentrandosi sulla necessità di considerare le competenze professionali come asse centrale delle politiche che verranno nel nuovo ciclo europeo. Nel suo intervento, Ortega ha evidenziato quattro punti chiave delle professioni in relazione alla sfida posta dalla gestione dell’acqua sul nostro pianeta: “conoscenza multidisciplinare, specializzazione, formazione basata sulla consapevolezza inclusiva e difesa dell’eccellenza professionale”.

In questo senso, ha voluto sottolineare la considerazione che devono avere le comunità più vulnerabili, poiché “l’acqua, come sottolinea l’Agenda 2030, è essenziale non solo per la salute, ma anche per ridurre la povertà, garantire la sicurezza alimentare, la pace, i diritti umani, gli ecosistemi e l’istruzione”.

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