Militi “Dare voce al pensiero degli avvocati”

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“Il Rapporto annuale sull’Avvocatura – commenta Valter Militi, Presidente di Cassa Forense – non è soltanto un’analisi di dati numerici ma anche uno strumento che dà voce al pensiero degli avvocati. La riflessione sule opinioni e le richieste dei colleghi ci aiuta a comprenderne le necessità e cercare di dare risposte e misure di sostegno efficaci e adeguate”.

I numeri dello studio realizzato in collaborazione con il Censis, ci dicono che nel 2023 c’è stata una lieve diminuzione degli avvocati che hanno familiarizzato con la tecnologia e non temono l’Intelligenza Artificiale, vista più come un’opportunità che come una minaccia.

Dal report emerge che gli avvocati: ritengono che lavorare insieme ai colleghi in studi aggregati sia utile per fare di più, e meglio; non vedono “nero” il proprio futuro professionale, ma sono stanchi di dover rincorrere le continue riforme legislative; sono scettici sulla capacità del Paese di rispettare i tempi di attuazione del PNRR e molto preoccupati dalle difficoltà che causano loro la burocrazia e il ritardo nei pagamenti dei compensi; conoscono e utilizzano gli strumenti di informazione previdenziale che Cassa Forense mette loro a disposizione con il sito web; apprezzano le misure di welfare a tutela della salute e le iniziative di conciliazione lavoro-famiglia.

Scendendo nel dettaglio, gli iscritti alla Cassa Forense alla data del 31 dicembre 2023 sono 236.946, uomini poco più di 125 mila e donne 111.500. Il numero scende rispetto all’anno precedente, confermando il trend (-1,3%). Permane il saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni: nel 2023 si registrano 8.043 avvocati in meno rispetto all’anno precedente. Le cancellazioni riguardano in particolare le donne con meno di 15 anni di anzianità di iscrizione (54,2%).

L’età media degli avvocati aumenta, è passata da 42,3 anni nel 2002 a 48,3 anni nel 2023. Il fenomeno rispecchia quello dell’invecchiamento generale della popolazione. Aumenta il numero delle giovani avvocate: tra le diverse fasce d’età, la maggior parte delle donne si trova infatti nelle fasce più giovani: il 57,5% degli avvocati sotto i 34 anni e il 55,3% tra i 35 e i 44 anni. Al contrario, più della metà degli iscritti tra i 55 e i 64 anni è composta da uomini (59,9%) come per la maggior parte degli over 65 anni (75,3%). Il più giovane iscritto alla Cassa è un praticante di 22 anni, il più anziano ha 101 anni.

Il 5,7% degli avvocati svolge la professione in monocommittenza, ossia in regime di collaborazione esclusiva. Le proposte di legge per fare decadere l’incompatibilità tra professione forense e lavoro parasubordinato, svolto in esclusiva presso uno studio legale trova il favore del 73,6% degli avvocati.

Tempestività, capacità di risolvere le questioni in tempi definiti e di contenere i costi del servizio sono i fattori che, secondo la maggior parte degli avvocati intervistati, influiscono nella scelta dei clienti dei servizi legali. Seguono, come importanza: reputazione, prestigio, padronanza della materia e comunicazione con i clienti.

Emerge uno stato d’animo più positivo rispetto alla propria situazione professionale: la percentuale di coloro che lamentava una situazione critica scende dal 28,4% del 2022 al 24,6% nel 2024. Sono più che altro gli uomini a percepire questo miglioramento e specie nelle regioni del Nord. Nel Meridione, quasi il doppio degli avvocati rispetto ai colleghi del Nord segnala una situazione molto critica, caratterizzata da scarsa attività lavorativa e incertezza professionale.

E rispetto al futuro? L’idea dominante è che la condizione lavorativa rimarrà stabile, diminuisce il numero di coloro che prevedono un peggioramento e anche di quelli che prevedono miglioramenti nel breve termine.

Il reddito complessivo Irpef aumenta del 5,1%, quello medio annuo per avvocato è di 44.654 euro. Tra il reddito medio degli uomini e quello delle donne ci sono più di 30 mila euro di differenza (e sono le donne a guadagnare di meno). E’ tra le avvocate che si registra il maggior tasso di crescita, 7,1% contro il 4,2% degli uomini. Sono le professioniste tra i 35 e 39 anni di età a incrementare di più i guadagni (11,6%), seguite da quelle della fascia 40-44 anni di età (9,1%). Restano sotto la media i redditi delle donne appartenenti alle classi di età maggiore, a partire dalle professioniste con un’età fra i 45 e i 49 anni (6,2%).

Circa il 70% dei professionisti dichiara un reddito professionale complessivo inferiore a 35 mila euro. Ampia è la distanza che separa in media i redditi di chi esercita la professione nel Nord rispetto al Sud del Paese.

Dal punto di vista economico, la graduatoria per livello di reddito medio acquisito nel 2023 pone al primo posto la Lombardia, con 77.598 euro annui, dato questo che si ottiene dalla media di 45.406 euro dichiarati dalle donne avvocato lombarde e dei 112.408 euro dichiarati dai colleghi uomini.

Le controversie giudiziali rappresentano il 59,3% del fatturato complessivo. Il restante 40,8% proviene dall’attività stragiudiziale.

Gli avvocati non temono l’Intelligenza Artificiale, indicata solo dal 6% come fattore di rischio professionale ma l’eccesso di adempimenti burocratici, amministrativi e fiscali (37% tra gli uomini e 38,5% tra le donne), il ritardo dei pagamenti da parte degli assistiti (31,5% tra gli uomini e 40,4% tra le donne) e l’eccesso di offerta di servizi legali a causa dell’alto numero di avvocati che esercitano la professione (35,3% tra gli uomini e 28,3% tra le donne).

Il “pensionato tipo” di Cassa Forense è titolare di assegno di vecchiaia (47% del totale mentre i titolari di pensione di anzianità sono il 4,5%) di importo medio pari a 42.574 euro annui. Il 38% dei pensionati (di vecchiaia, anzianità, reversibilità ecc.) vive nel Mezzogiorno. Le avvocate hanno, in media, una pensione più modesta rispetto all’importo dei colleghi maschi.

Gli avvocati under 40 apprezzano, più delle altre, le misure di welfare di Cassa Forense che influenzano l’aspetto economico della professione, come le convenzioni e le iniziative di conciliazione famiglia-lavoro. I senior (over 40), invece, ritengono più importante l’assistenza nei casi di bisogno individuale.

Decisamente apprezzata, tra le misure a sostegno della salute, è la polizza sanitaria. Ben due terzi degli avvocati (63,2%), alla domanda su quale siano le prestazioni più importante, risponde le erogazioni in caso di familiari non autosufficienti con gravi disabilità e l’indennità di maternità.

Meglio fare l’avvocato da solo o aggregato con i colleghi? Nel Rapporto leggiamo le parole di uno degli intervistati che ben sintetizza il sentiment più comune sul punto: “…Essere da soli è davvero difficile (…) lavorare in uno studio con altre persone ti serve anche a crescere da un punto di vista professionale, perché c’è anche questa possibilità di confronto quotidiano, per cui il poter parlare e poter discutere sui casi complessi è una cosa che aiuta molto.”

Un buon numero di legali ritiene importante valorizzare la qualità e la posizione competitiva dell’avvocatura rispetto ad altre professioni concorrenti, piuttosto che concentrare gli sforzi sulla promozione di misure e normative di tutela. Riguardo agli impatti delle recenti riforme sull’attività professionale, gli intervistati tendono a esprimere giudizi poco positivi. Si sottolinea soprattutto l’effetto prevalentemente destabilizzante e di complicazione che il susseguirsi di riforme e cambiamenti procedurali hanno generato sull’attività dei professionisti.

Sul gender gap, gli uomini ritengono che sia già in atto un processo che porterà anche a un maggiore equilibrio di genere nelle posizioni apicali della professione. Per le donne, invece, il cammino da percorrere non è del tutto delineato e destinato a risolversi in breve tempo perché permangono ancora fattori prevalentemente di carattere culturale.