Nucleare, Immobiliare, Infrastrutture e le Professioni Stem

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Parla di rivoluzione copernicana Stefano Buono, Chief Executive Officer Newscleo Futurable Energy,  visto che anche la considerazione sull’uso del nucleare si sta modificando.

“Oggi il ruolo del nucleare è quello di far scoprire qualcosa che noi abbiamo sempre ignorato ossia che è una forma di energia sicura pulita, circolare e sostenibile. Devo dire che questo lo stanno scoprendo soprattutto i giovani perché noi siamo stati vittime della paura che ha origine dalla Seconda Guerra Mondiale quando chi aveva la bomba nucleare mostrava la propria potenza. Abbiamo vissuto anni un po’ oscuri. Poi è venuto il tema del cambiamento climatico e quindi un problema forse più impellente, reale e che noi sperimentiamo tutti i giorni e oggi, soprattutto le nuove generazioni, vedono il nucleare come una forma per combatterne gli effetti, analizzandolo più da un punto di vista scientifico”.

“Studiare i dati – ha detto Buono – ci ha fatto capire che il nucleare è stata la forma di produzione di energia più sicura, che ha creato meno morti e meno impatto sull’ambiente. E questo con una tecnologia più antica. Se invece ci proiettiamo verso il futuro e mettiamo a frutto gli 80 anni di ricerca, noi oggi possiamo costruire un nucleare che può togliere le ultime paure che sono rimaste. Il nuovo nucleare può addirittura eliminare il problema delle scorie, di quel materiale che abbiamo sempre pensato di essere costretti a metterlo sotto terra e del quale non ci liberemo mai. Un tema che trattato veramente in modo diverso praticamente si annulla. Viviamo quindi in un momento di transizione forte, ci vorrà un po’ di tempo come in tutte le transizioni, però è una grande opportunità per tutti noi”.

Nessun problema quindi?

“Ovviamente gli addetti ai lavori sanno il potenziale e le difficoltà. Fino ad oggi una delle difficoltà è che non è stato competitivo dal punto di vista economico rispetto ai combustibili fossili. In realtà è stato un fallimento tecnico perché non siamo stati capaci di creare un’industria che fosse competitiva. Da tutti gli altri punti di vista siamo stati sempre convinti che il nucleare fosse la soluzione perché l’energia prodotta è un milione di volte più concentrata di qualsiasi altra, e questa è la vera opportunità del nucleare. Un minimo impatto ambientale pur producendo l’energia di cui si ha sempre più bisogno”.

E dal nucleare alla transizione dell’Immobiliare. Per Manfredi Catella, Founder e Ceo di Coima Sgr, bisogna partire dai numeri.

“Oggi la popolazione che vive nelle città è di 4 miliardi e 7 – ha detto Catella –  nel 2030 sono previsti 5 miliardi e 2 e andiamo verso i 7 miliardi nel 2050. 700 milioni la popolazione europea. Quindi è come se tutta la popolazione europea, nel primo periodo andasse a vivere in una città, e, nel secondo periodo, quasi 4 volte la popolazione europea andasse a vivere in una città. Questo è un dato che classifichiamo “sociale”. Passiamo a quello ambientale. Le città pesano per il 70% dell’emissione del mondo. Se guardiamo quanti soldi ci vogliono per la transizione degli edifici solo in Italia servono 250 miliardi. Quindi è chiaro che le città sono l’infrastruttura più importante che abbiamo nel nostro pianeta e lo diventeranno sempre di più perché sono la sintesi di dove viviamo e quindi dei problemi, delle tensioni e anche delle opportunità”.

“E’ anche il momento storico dove smettere di parlare di immobiliare come un di cui del tema. In realtà stiamo parlando di una parte emergente di una rete di infrastrutture compresa quella ambientale e tecnologica. È un elemento strategico.
Dopodiché è chiaro che ci muoviamo in una normativa vecchia e obsoleta perché non abilita ad una strategia diversa. Inoltre se non abbiamo aziende italiane che siano straordinariamente capaci e dimensionalmente adeguate non riusciremo mai a fare la transizione. Ed infine ci vogliono i soldi”.

E qui dovrebbero entrare in campo le Casse perché, secondo il Founder e CEO di COIMA “se mettessero a sistema quello che stanno investendo vedremmo l’effetto che ha il moltiplicatore e troveremo delle rilevazioni interessanti. Forse tracciandolo iniziamo a capire cosa vuol dire unirci, cosa che in Italia non siamo capaci di fare. Dovremmo inoltre farlo su base di obiettivi strategici e su metodo meritocratico”.

Anche sul “Sistema previdenza” per Coima il quadro è chiaro “Da una parte deve pagare le pensioni e dall’altra deve prestare attenzione a non parlare di economia reale senza dimenticare che il capitale che viene investito deve avere un rendimento finanziario. Ho trovato nelle Casse di previdenza l’unico soggetto, e l’AdEPP ne è sicuramente la sintesi, capace di ragionare in modo sinergico nel senso virtuoso. Nel rispetto dell’autonomia di ciascuno”.

“Abbiamo un fondo di investimento nell’economia reale nazionale al quale partecipano: Cassa Forense, Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti, Fondazione ENPAM, Inarcassa (soci AdEPP), Banca Credito Cooperativo, Fondazione Cariparo e Compagnia di San Paolo – conclude Manfredi Catella – Oggi il fondo di infrastrutture urbane ha raggiunto 1 miliardo, e un target di raccolta di 2 miliardi, già oggi attiva progetti di rigenerazione urbana per 2 milioni di m2. Lo stimolo che abbiamo ricevuto dal presidente Oliveti è di analizzare l’impatto potenziale di un fondo infrastrutturale con obiettivi di investimento sostenibile ambientale e sociale. Abbiamo avviato lo studio e a fine giugno presenteremo il report”.

“La transizione è un percorso che deve essere affrontato in maniera graduale, responsabile e sostenibile sia dal punto di vista finanziario che dal punto di vista tecnologico – fa eco Renato Ravanelli, Amministratore delegato di F2i, Fondi italiani per le infrastrutture –  Noi sappiamo accompagnare le imprese in un percorso di rafforzamento industriale e di miglioramento dei loro parametri ESG, e avendo successo in questo, attraiamo risorse di investitori italiani e esteri e che vengono convogliate nel sistema produttivo nazionale”.

“La Transizione energetica ha bisogno di risorse ingenti. Quelle pubbliche non sono sufficienti e vanno accompagnate in gran misura da quelle private. Tali risorse, per rendere effettiva la transizione, hanno necessità da un lato di un una ridefinizione del quadro normativo di riferimento (le note Riforme) e dall’altro, come condizione necessaria, di imprese che sappiano mettere a terra tali risorse. L’Italia da punto di vista infrastrutturale è un Paese che ha sofferto e ancora soffre di una forte frammentazione del sistema delle imprese. Il sistema infrastrutturale è però un sistema di scala, che richiede dimensioni adeguate per poter affrontare gli investimenti che non sono soltanto di costruzione di nuove infrastrutture ma anche di mantenimento e adeguamento dell’esistente”.

“Dobbiamo favorire i processi di aggregazione e sostenere il sistema economico nazionale affinché le nostre imprese possano giocare una partita ad armi pari con i competitor stranieri. Faccio un esempio. Nel settore solare abbiamo fatto nascere e sviluppato quello che oggi è il principale operatore nazionale, EF Solare, che ha assunto una posizione di rilievo anche in Spagna”.

Ma in Italia ci sono le competenze per poter governare le transizioni? Sappiamo ad esempio e lo sottolineano i dati contenuti nelle ultime ricerche che un problema sono proprio le competenze Stem.

Per Ersilia Vaudo Scarpetta, Chief Diversity Officer European Space Agency, “Sicuramente questo è un tema centrale come lo è il ruolo che la scienza sta giocando. Noi oggi abbiamo un paese in cui c’è la mancanza di ragazzi, di neuroni come li chiama Cingolani, che invece ci serviranno sempre di più non solo per motivi di innovazione e di competitività ma anche di sicurezza nazionale. Ragazzi e ragazze che si appassionano e poi scelgono di studiare all’Università le materie Stem non ci sono, è un problema dell’Italia ma anche Europeo. I ragazzi che formiamo molto speso ce li perdiamo e vanno via. E’ alle elementari che si forma l’identità Stem dove si alza o meno un muro d’ansia rispetto alla questione della matematica. L’idea della matematica come abilitatore di futuro e quindi della possibilità un giorno di poter scegliere se essere un poeta o un ingegnere è un tema che ad esempio in Francia è molto sentito. Macron ha definito il calo delle adesioni degli studenti francesi alla matematica un’emergenza nazionale su cui ha attivato una riflessione interessantissima. Un Paese debole in matematica lo sarà poi in economia. Inoltre chi si sente inadeguato nella matematica sarà incline a non affrontare ragionamenti più complessi, sarà incline a irridere e non fidarsi della scienza. Quindi è la stessa tenuta democratica di un Paese ad essere in pericolo”.

“Sappiamo inoltre – denuncia Ersila Vaudo – come è facile manipolare se si usa la matematica in un certo modo, e in Italia le disuguaglianze in matematica riflettono le disuguaglianze nel Paese. Quindi nord/sud, di genere ossia le ragazze adolescenti sono largamente fuori dal poter studiare la matematica, fisica ad esempio, e poi socio economico. Chi viene da un disagio sociale sarà definitivamente escluso dalla possibilità di diventare ingegnere”.

E se a Singapore c’è addirittura una facoltà di materie stem dedicata esclusivamente alle donne, che cosa è che funziona nel nostro Paese?

“Devono essere usati metodi innovativi che utilizzino e valorizzino l’errore come tappa fondamentale per l’apprendimento. Oggi si dice “sbaglia presto e sbagli bene”. Lo scorso anno un rapporto dell’Ocse ha sottolineato che oggi fare scienza è sempre più difficile e che non ci sono idee”.

E sull’Intelligenza Artificiale,  Ersialia Vaudo “La verità credo che sia al centro della questione e quindi delle competenze di senso critico. Questa idea che l’ascesa della macchina si rifletta su una diminuzio della mente umana non è completamente vera. Dobbiamo tenere conto che possiamo avere una macchina che individua delle variabili impossibili per noi e che quindi si avvicina alla realtà più di noi”.